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Vitozza: la città perduta da esplorare

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte. Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo…

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte.

Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo caratterizzano un’area densa di fascino, storia e bellezza, dove si trovano piccoli gioielli di edilizia tufacea e boschi rigogliosi. Oltre ai centri abitati, racchiusa nel Parco Archeologico si trova anche una città fantasma, così antica da essere ormai perfettamente integrata nel paesaggio naturale. Si tratta dell’insediamento rupestre di Vitozza.

L'insediamento rupestre di Vitozza

L’insediamento rupestre di Vitozza

Visitare Vitozza significa entrare un luogo dove la mano dell’uomo non si stende più da molto tempo: ci si muove come ospiti in un’antica dimora fatta di stradine, grotte e resti di antichi castelli sospesi nel tempo.
Quest’area è stata un insediamento umano abitato fin dalla preistoria. Circa 200 grotte testimoniano il successivo passaggio degli etruschi, che destinarono queste aperture nella pietra agli usi più svariati: da stalle per il bestiame, a necropoli, ad abitazioni vere e proprie; addentrarsi nelle grotte è come avventurarsi in cunicoli antichi e affascinanti, veri esploratori alla ricerca di un tesoro.
Dell’epoca romana rimangono invece tracce di antiche strade e vie di comunicazione, mentre ciò che resta della chiesa e le mura dei due castelli richiamano i secoli medievali, fatti di fortezze e dimore signorili.

Ruderi della chiesa medievale.

Ruderi della chiesa medievale.

Come Vitozza sia diventata la “città di pietra” silenziosa e spopolata lo si deve alle invasioni barbariche prima e alla contesa del territorio poi, quando nel Quattrocento i senesi abbatterono gran parte degli edifici affinché non cadessero in mano alla famiglia Orsini.

Da quel momento Vitozza rimase un covo di briganti spogliato dell’antica importanza, vittima di un lento abbandono destinato a sfociare nel totale spopolamento. La natura, infine, ne ha preso possesso, e ancora oggi domina la città di pietra.

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

Seguendo i sentieri e i percorsi che guidano alla scoperta di Vitozza ci si imbatte in un raggruppamento di grotte dall’aspetto alquanto inusuale: piccole nicchie riempiono le loro mura, regalando un effetto di stile decorativo che mal si concilia con l’uso a cui probabilmente erano destinate. Forse nate come “scaffali” per riporre le ceneri dei defunti, queste rientranze sono note con il nome di colombari e venivano usate in epoca medievale per l’allevamento dei volatili.

Le grotte vicino al colombaio

Le grotte vicino al colombaio

Dopo la visita a Vitozza si può proseguire andando verso le Città del Tufo e scoprire la vicina e suggestiva Sorano, con il suo centro abitato arroccato in posizione rialzata a dominio del territorio circostante.

Se invece ci si vuole immergere ancora di più nella macchia mediterranea si possono percorrere le Vie Cave; si tratta di strade nascoste dalla vegetazione e strette tra alte pareti rocciose, che un tempo facevano parte dell’ampia rete viaria degli Etruschi e che sono la degna conclusione di un itinerario alla scoperta della Maremma più antica.

Parco Archeologico Città del Tufo

Tel. 0564-614074, 0564-633023

E-mail: info@leviecave.it

Le aree del Parco sono sempre aperte e ad ingresso libero.
A partire dal mese di aprile e fino al mese di settembre l’ingresso è di €2,00 nei giorni di sabato e domenica, nei festivi e nei ponti.

Come arrivare

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Una passeggiata nella Riserva naturale della Diaccia Botrona, verso la Casa Rossa

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia. Basta…

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia.

Basta una passeggiata dal centro storico di Castiglione della Pescaia per trovarsi di fronte a due importanti icone del territorio: Casa Rossa Ximenes, porta d’ingresso della riserva naturale della Diaccia Botrona, della quale è anche il centro visite. L’area paludosa attorno si estende per più di mille ettari tra la spiaggia di Castiglione della Pescaia e Grosseto.

E’ considerata tra le più importanti zone umide d’Italia, ed è l’habitat di numerose specie faunistiche.
Prima di essere bonificata per le sue condizioni malsane, sulla palude si narravano numerose leggende: la più famosa racconta di una terribile strega che abitava la Diaccia Botrona, i cui occhi ardenti erano in grado di bruciare le persone con un solo sguardo.

La Diaccia Botrona

La Diaccia Botrona

La Casa Ximenes o Casa Rossa, a Castiglione della Pescaia, cattura l’attenzione fin da lontano, ergendosi tra i canali e la bassa vegetazione. Fu costruita nella seconda metà del ‘700 dall’ingegnere e monaco gesuita Leonardo Ximenes, il cui progetto di risanamento della palude si basava sulla convinzione che la malaria era causata dal mescolarsi delle acque dolci e salate; la Casa Rossa, per la sua posizione, era destinata ad essere il principale strumento per la bonifica delle acque, separando all’ingresso l’acqua dal mare da quella lacustre. La soluzione di Ximenes ovviamente non funzionò.

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

Oggi Casa Ximenes ospita il Museo Multimediale interattivo, che guida i visitatori alla scoperta della Diaccia Botrona con video, proiezioni e simulazioni immersive per osservare il volo degli uccelli.
L’intera riserva è meta di numerosi uccelli migratori, cosa che ne fa un paradiso per gli appassionati di birdwatching: oltre 200 specie si susseguono nel corso dell’anno, alcune delle quali nidificano nella zona; tra questi si possono scorgere il falco di palude, l’airone bianco, l’albanella reale e il falco pescatore

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

L’eccezionale biodiversità che si trova nella Riserva naturale della Diaccia Botrona ne fa un ambiente unico, meta ideale del turismo sostenibile, una tappa da non dimenticare se si visita la Maremma o si è appassionati di fotografia naturalistica. La riserva può essere visitata seguendo i percorsi di trekking o in bicicletta, con le visite guidate, oppure con un suggestivo tour della palude in barca.

Per info e prenotazioni:  0564.484581 – 0564.20298

Come arrivare

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Un’avventura nel Parco della Maremma, alla scoperta di San Rabano

Un suggestivo trekking alla ricerca di San Rabano, l’antica Abbazia protetta dalla natura all’interno del parco della Maremma Se si nomina la Maremma, la mente richiama subito panorami selvaggi, paesaggi…

Un suggestivo trekking alla ricerca di San Rabano, l’antica Abbazia protetta dalla natura all’interno del parco della Maremma

Se si nomina la Maremma, la mente richiama subito panorami selvaggi, paesaggi costieri e una macchia incontaminata, scenario di avventure outdoor alla ricerca della fauna selvatica che sovente si rivela all’uomo, o alla scoperta delle perle storiche custodite gelosamente dalla vegetazione.
Una terra autentica che il Parco naturale della Maremma protegge dal 1975, primo parco della regione Toscana.

San Rabano

San Rabano

Il parco si estende nella provincia di Grosseto per quasi 10.000 ettari da Principina a Mare a Talamone e nella sua parte più meridionale viene ritmato dai monti dell’Uccellina, rilievi di altitudine collinare ricoperti da ombrose leccete e macchia mediterranea, dai quali si gode di vedute incredibili sulla costa.
È una terra genuina, custode di tradizioni e mestieri di una volta; nelle vaste pianure alle pendici dei monti i butteri [link articolo Butteri maremmani in consegna], alter ego italiani dei cowboy, portano avanti la loro antica attività legata alla gestione del bestiame a cavallo.
Ad Alberese e a Talamone si trovano i centri visite del parco; una volta acquistato il biglietto, un servizio navetta vi condurrà ai punti di inizio dei numerosi itinerari di trekking.

La natura prosperosa del Parco naturale della Maremma è arricchita da molte testimonianze storiche. Numerose torri risalenti al XV secolo sono disseminate lungo il litorale; furono edificate a controllo della costa per far fronte alla minaccia sempre più pericolosa delle incursioni corsare.

Le acque che bagnano la costa toscana erano infestate dai pirati che sconvolsero la quiete delle popolazioni locali per circa tre secoli. Numerosi anche i siti archeologici di epoca etrusca e romana, ma il più spettacolare risale al periodo medievale: l’abbazia di San Rabano. 

Uno dei meravigliosi panorami che si possono godere tra i sentieri del parco

Uno dei meravigliosi panorami che si possono godere tra i sentieri del parco

Restaurato recentemente, il complesso nacque come monastero benedettino intorno al 1100 d.C. e ad oggi sono visitabili i ruderi circondati dal bosco rigoglioso, dal quale in lontananza emergono imponenti il campanile e la torre. Da Alberese si diparte l’itinerario trekking che tra bellissime leccete e paesaggi conduce in questo luogo senza tempo e senza eguali.

Dopo aver acquistato il biglietto presso il centro visite di Alberese, dalla chiesa del paese si seguono le indicazioni per l’inizio dell’itinerario.
Giunti al cancello, una distesa erbosa costeggiata da colline ricoperte di verde dà inizio all’escursione, per poi inoltrarsi leggermente in salita nel bosco e nella macchia.
Dopo poco meno di 5 chilometri, e 300 metri di dislivello in salita, si scorgono i ruderi dell’abbazia che ricoprono quasi interamente la radura che si fa spazio in mezzo al bosco.

Il parco è pieno di sentieri da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo

Il parco è pieno di sentieri da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo

Da San Rabano si può proseguire lungo il sentiero che conduce a due punti d’osservazione in cui la vegetazione fa spazio a spettacolari panorami sulla costa, a circa 600 e 800 metri dall’abbazia.

L’occhio si perde sul mare blu intenso che bagna il litorale alto e roccioso, che si interrompe per accogliere la suggestiva cala di Forno: una spiaggia di sabbia finissima e mare cristallino ad oggi ambiente protetto, che fu set del film “Non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi.

Itinerario A/R Abbazia di San Rabano:
Lunghezza percorso: 9.4 km
Dislivello in salita: 290 mt
Grado di difficoltà: media
Tipologia di progressione: a piedi

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking o da ginnastica, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino.

Sito web Parco regionale della Maremma

Come arrivare:

 

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