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Sovana in Toscana: cosa vedere

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia. Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area…

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia.

Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area tufacea della Maremma grossetana. È conosciuta come la città aldobrandesca che diete i natali a papa Gregorio VII, ma soprattutto come centro etrusco di grande rilevanza archeologica; insieme a Sorano, di cui è frazione, e Pitigliano, fa parte delle affascinanti Città del Tufo.

Una delle vie del borgo di Sovana

Una delle vie del borgo di Sovana

Appena si accede al paese si è accolti dai monumentali ruderi della Rocca aldobrandesca; fu realizzata intorno all’anno 1000 d.C. su impianti precedenti di età etrusca, a testimonianza della potenza della famiglia Aldobrandeschi che all’epoca dominava tutta l’area.

La visita del borgo prosegue spontaneamente sul corso principale, tra casette caratteristiche adornate con piante e fiori, per giungere in piazza del Pretorio. Questa è il cuore del centro storico, con bar e ristoranti dai sapori più autentici, ottimi per una sosta enogastronomica e una degustazione del vino rosso della zona di produzione della DOC Sovana.

La piazza è inoltre circondata da edifici storici quali il Palazzo dell’Archivio, il Palazzo Pretorio e la chiesa tardo-romanica di Santa Maria; vi ha sede anche il Museo di San Mamiliano che, oltre a reperti significativi rinvenuti nell’area, ospita un tesoro monetale scoperto nel 2004 e inquadrabile nel V secolo d.C., eccezionale per la quantità di monete recuperate e degli imperatori sopra rappresentati. Il duomo, peculiarmente, sorge al margine del paese: la Cattedrale di Sovana è uno dei più importanti esempi di stile romanico gotico della Toscana.

La Rocca aldobrandesca di Sovana

La Rocca aldobrandesca di Sovana

Ma è uscendo dal borgo che la storia più remota si svela nelle testimonianze degli Etruschi e pervade il territorio di un’atmosfera unica. A circa un chilometro si trova infatti la necropoli etrusca, sede di numerosi monumenti sepolcrali come la tomba di Ildebranda, del Tifone, dei Demoni Alati e della Sirena.

Immersa nella natura, la necropoli si compone anche di spettacolari vie cave. Strade scavate nel tufo con pareti laterali molto alte, che facevano parte dell’antico assetto viario e che a Sovana trovano la loro massima espressione, come dimostrano la via cava di Poggio Prisca, di San Sebastiano e il Cavone.

Cava di Poggio Prisco.

Cava di Poggio Prisco.

Queste tracce della civiltà etrusca ricoprono una grande importanza da un punto di vista archeologico, storico e naturalistico. Sono riunite sotto la tutela e organizzazione del Parco archeologico Città del Tufo, di cui fanno parte anche le aree di Sorano e San Quirico, che comprende anche la “città perduta” di Vitozza.

Per accedere alla necropoli di Sovana è previsto un biglietto d’entrata dal costo irrisorio; è possibile anche chiedere un biglietto unico di €8,00 che consente l’ingresso a tutti i beni culturali dell’area interessata dal parco, fra cui:

  • la necropoli di Sovana;
  • il museo di San Mamiliano;
  • la Fortezza Orsini di Sorano;
  • l’area archeologica di San Rocco e quella di Vitozza, sebbene quest’ultime due siano sempre aperte e a ingresso libero.

Sovana in Toscana, cosa vedere:

  • La Rocca aldobrandesca.
  • Piazza del Pretorio con il Palazzo dell’Archivio, Palazzo Pretorio e la chiesa di Santa Maria.
  • Le caratteristiche strade del borgo costellate di ristoranti e ornamenti floreali che colorano gli ingressi delle case.
  • Il museo di San Mamiliano e il suo prezioso tesoretto.
  • Il Duomo di Sovana.
  • Le tombe e le vie cave della necropoli etrusca del Parco archeologico Città del Tufo.

Parco Archeologico Città del Tufo

Come arrivare:

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I Butteri della Maremma, custodi di antichi mestieri

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame. Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è…

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame.

Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è da secoli mandriani dediti al lavoro. Cappelli e stivali richiamano subito alla mente l’immagine del cowboy toscano; quella del Buttero è una figura che risale a tempi antichissimi, un mestiere già noto ai tempi degli Etruschi la cui origine si perde nella notte dei tempi.
L’immagine che oggi si conserva è legata ai latifondisti che governavano su vasti territori, possedendo mandrie di vacche maremmane che andavano preservate da paludi e predatori; i Butteri seguivano instancabili le bestie a loro affidate, cavalcando per lunghi chilometri, vegliando nelle fredde notti, recuperando gli animali che si smarrivano.

Le vacche Maremmane

Le vacche Maremmane

Anche se il lavoro del mandriano è quasi scomparso, ancora oggi i Butteri della Maremma sono considerati tra i migliori domatori di cavalli bradi in Italia.

Ogni anno alcune associazioni mettono in scena i riti, le usanze e i costumi che hanno sempre caratterizzato queste figure. Tra le manifestazioni, ad esempio, il 15 di agosto si svolge ad Alberese – frazione della provincia di Grosseto adiacente al Parco Regionale della Maremma [link articolo sul parco della Maremma] – il Rodeo della Rosa: due squadre di Butteri a cavallo, dotati dell’immancabile cappello e di una rosa sulla spalla, si sfidano nel tentativo di collezionare quante più rose possibili strappate all’avversario.

Una curiosità: nel 1890, dei cowboys americani arrivati in Italia con il circo Wild West Show (ispirato dalla figura di Buffalo Bill) sfidarono i Butteri della Maremma nelle comuni abilità a cavallo: i mandriani toscani vinsero la sfida, imprimendo con le loro gesta l’idea di una Toscana selvaggia, caparbia e impareggiabile.

Buttero

Buttero

Se pensare a cowboys a cavallo e sterminate lande naturali fa crescere lo spirito di avventura, allora una visita alle Bandite di Scarlino è l’ideale: si tratta di una riserva naturale, un’area protetta dove la macchia mediterranea si estende per 9000 ettari tra la campagna e la costa, con panorami mozzafiato su spiagge e scogliere.

Le Scarline sono perfette per lunghe passeggiate a cavallo, assaporando la libertà di cavalcare nella natura e scendere fino al mare, immaginandosi, almeno per un po’, Butteri in cerca della mandria.

Per info sugli spettacoli:

Associazione Butteri d’Alta Maremma:  postmaster@butteri-altamaremma.com

Come arrivare:

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Bagno Vignoni: cosa vedere

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni. Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe. Se ancora vi…

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe.

Se ancora vi state chiedendo se merita una visita, dovete sapere che questo piccolo borgo medievale  è uno dei simboli della Val d’Orcia, una tappa quasi obbligata per il turismo termale e naturalistico lungo l’antica via Francigena.

I cipressi della Val d'Orcia

I cipressi della Val d’Orcia

Il minuscolo borgo prende vita intorno alla suggestiva Piazza delle Sorgenti  occupata interamente dalla piscina termale di BagnoVignoni, una grande vasca di acqua sulfurea, che negli anni è diventata un simbolo di questa zona e in diverse occasioni set cinematografico. Le caratteristiche stradine che circondano la piazza le regalano scorci e angolazioni da fotografare, di cui ovviamente la vasca è assoluta protagonista.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Non lontano dal centro abitato, ci si può avventurare lungo un breve sentiero che segue il corso delle acque che fuoriescono dalla vasca e si dirigono verso antichi bacini. I torrenti che scivolando lungo le pareti e i terreni rocciosi creano solchi e piccole cascate, delineando naturalmente un percorso che conduce verso il Parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

I quattro mulini di epoca medievale si caratterizzano per due aspetti unici: non solo, infatti, non furono costruiti, bensì scavati interamente nella roccia, ma soprattutto erano gli unici in grado di lavorare anche in estate, quando i fiumi in secca impedivano il funzionamento delle altre costruzioni. Il Parco dei mulini di Bagno Vignoni vantava una posizione strategica: i suoi mulini erano infatti raggiunti e alimentati da una corrente termale costante, che non risentiva dell’avvento dell’estate. Unico inconveniente, la temperatura di circa 50° alla sorgente, con cui i lavoratori erano obbligati fare i conti.

Il Parco dei Mulini.

Il Parco dei Mulini.

Il sentiero di ritorno, più uniforme e meno impegnativo, riporta il visitatore nei pressi della piazza, lasciandolo libero di rilassarsi e godersi un bagno in una delle strutture termali attrezzate di Bagno Vignoni. Oltre il Parco dei Mulini ci sono anche delle vasche ad accesso libero, basti tener presente che le loro acque sono meno calde rispetto a quelle degli stabilimenti, a causa della maggiore distanza dalla sorgente. In entrambi i casi, è affascinante sapere che si sta beneficiando delle stesse acque scelte secoli fa anche da Lorenzo De’ Medici.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Perennemente avvolto dalla leggera nebbia che si alza dalla piscina termale di bagno Vignoni, il piccolo centro abitato è un luogo magico all’interno di un territorio già patrimonio UNESCO. Un borgo unico nel suo genere, che insieme a Bagni San Filippo si può definire un gioiello della Val d’Orcia terme

Una visita a Vignoni Alto completa il tour: il borgo dista pochi minuti in auto dall’area termale ed è raggiungibile anche a piedi percorrendo la Via Francigena. Il castello e la torre dominano la valle e regalano una vista impareggiabile sulla campagna, un panorama mozzafiato a cui la bellissima e iconica porta medievale fa da cornice.

Bagno Vignoni, cosa vedere, info utili:

L’ingresso al Parco dei Mulini di bagno Vignoni è gratuito.

Come arrivare

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Cosa visitare a Grosseto in un giorno

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana. Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore…

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana.

Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore della Maremma

Se vi state chiedendo cosa visitare a Grosseto, leggete le prossime righe con attenzione!

Il corso di Grosseto

Il corso di Grosseto

Raccolta all’interno di antiche mura medievali, Grosseto è il capoluogo e il più importante centrodella Maremma per attività di interesse culturale e per lo shopping. La città si trova a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia e dalla costa, e un tour del centro storico permette di visitarla in giornata.

Si parte da Porta Nuova, punto d’inizio di Corso Carducci: è la via principale del centro, strada dello shopping cittadino che tra negozi e attività storiche conduce fino a Piazza Dante, meglio nota col suggestivo nome di Piazza delle Catene.

Un loggiato di portici delimita con eleganza una metà della piazza, e volge lo sguardo verso Palazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia, e verso la navata del Duomo di San Lorenzo. L’edificio è il monumento più importante della città, la cui facciata in marmo bianco e rosa si impone con delicatezza allo sguardo. Al centro della piazza, la statua del granduca Leopoldo II di Lorena commemora la bonifica dell’area e la sconfitta della malaria avvenute nel 1846.

Ad eccezione di Corso Carducci, qualsiasi via si imbocchi dalla piazza conduce nel quadrilatero della night-life grossetana:  qui se vi chiedete cosa mangiare a Grosseto,  numerosi ristoranti e pizzerie popolano Via Ricasoli e Via San Martino, mentre caffè, pub e lounge bar si trovano in Piazza Mensini e Piazza del Sale. Quest’ultima è una tappa obbligata per chiunque voglia salire sulle mura antiche a passeggiare lungo i bastioni, un’ottima attività se state pensando a cosa fare a Grosseto con i bambini, oppure scendere sottoterra e attraversare un sotterraneo che sbuca nei celebri giardini di via Ximenes, tragicamente legati al bombardamento avvenuto il Lunedì di Pasqua del ’43 durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Cassero Senese

Il Cassero Senese

Se il tempo lo permette, Grosseto e dintorni offrono numerose esperienze outdoor; l’area archeologica di Roselle è un percorso nella storia più antica della zona, mentre il Parco Naturale della Maremma si estende per ettari lungo la costa e suscita uguale meraviglia in chi cerca il relax e chi l’avventura.

E se la giornata è grigia e piovosa,  i centri commerciali Maremà e Aurelia Antica offrono riparo e passatempi per grandi e piccini.

Cosa visitare a Grosseto: cultura, intrattenimento e appuntamenti

  • Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Piazza Beccarini, 3
  • Museo di Storia Naturale della Maremma – Strada Corsini, 5
  • Chiesa di S. Francesco + Giardino dell’Archeologia – Piazza San Francesco, 2
  • Teatro degli Industri – Via G. Mazzini, 89
  • Teatro Moderno – Via Tripoli, 33
  • FAQ – live club, musica dal vivo
  • Mercato locale – tutti i giovedì nelle vie del centro storico
  • Fiera del Madonnino – fine aprile, Loc. Madonnino (Braccagni)
  • Locanda de’ Medici – ristorante tipico, Piazza del Popolo, 5

Come arrivare

 

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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