Tra immagini e parole: per conoscere la Maremma, la sua storia, i luoghi e la natura.

Come fare la pappa al pomodoro, la ricetta Toscana

Come fare la pappa al pomodoro? Ce lo insegna il blog  “Ricette al volo”, che ci offre sempre tanti  spunti per  proporvi qualche ricetta tipicamente Toscana, come questa. La pappa al…

Come fare la pappa al pomodoro?

Ce lo insegna il blog  “Ricette al volo”, che ci offre sempre tanti  spunti per  proporvi qualche ricetta tipicamente Toscana, come questa.

La pappa al pomodoro è una ricetta tipica Toscana, preparata con pane toscano raffermo, pomodori maturi  olio extravergine d’oliva.

E’ un piatto povero di origini contadine, quando il pane secco non si buttava per nessun motivo ma si riciclava in ricette semplici  sane e genuine,  e si presta ad essere consumata in estate perché da il meglio di se a temperatura ambiente, o fresca.

Ingredienti:

  • 4 fette di pane toscano raffermo
  • mezza cipolla rossa
  • uno spicchio d’aglio
  • mezza carota
  • mezza costa di sedano
  • 4-5 foglie di basilico
  • qualche fogliolina di timo fresco
  • 4-5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • un barattolo di pomodori pelati
  • un cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • sale, pepe

Preparazione:

Preparate un trito con la cipolla, la carota, il sedano ed timo.

  1. Fate soffriggere tutti gli aromi, incluso aglio intero e foglie di basilico, in circa 4 cucchiai di olio. Quando tutto sarà imbiondito, unite i pomodori pelati e un mestolo di acqua con dentro un cucchiaio raso di concentrato di pomodoro.
  2. Aggiustate di sale e pepe e fate bollire e restringere con il coperchio per circa 20-25  minuti.
  3. Mentre il pomodoro cuoce, tagliate a cubetti il pane raffermo. (Per due persone dovrebbero bastare circa 4 mezze fette di pane)
  4. A cottura ultimata del pomodoro, eliminate l’aglio e le foglie di basilico intere.
  5. Utilizzate un frullatore a immersione per passare tutto il pomodoro.
  6. Procedete aggiungendo il pane raffermo a cubetti mescolandolo per farlo bagnare bene, coprite con il coperchio e lasciate riposare.
  7. Dopo circa 5-6 minuti il pane sarà molle, schiacciatelo bene con una forchetta e mescolate.
  8. Aggiungete alla pappa al pomodoro altro basilico fresco spezzettato a mano, un giro d’olio a crudo, un pizzico di pepe e servite. Buon appetito!

 

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L’isola del Giglio, cosa vedere

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque…

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata

Giglio porto

Giglio porto

Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque tirreniche con la sua modesta dimensione e il suo immenso splendore. Salpando da Porto Santo Stefano e man mano che il traghetto si avvicina alla costa, il mare passa dal blu intenso delle profondità all’azzurro cristallino delle calette, che invitano a tuffarsi per un bagno ancor prima di essere arrivati.

Si scorgono poi le enormi lastre di granito che lisce e sinuose si incuneano nelle acque e si nota la dimensione marittima del pittoresco porto, composto da vecchie case colorate con le tonalità mediterranee; alzando lo sguardo, l’antico castello domina l’isola da uno dei suoi poggi più alti, e merita assolutamente una passeggiata fra le sue viuzze simili a un labirinto. Edificato intorno al secolo XI e successivamente fortificato, ha resistito a circa mille anni di incursioni piratesche, anche a quelle del temibile corsaro Barbarossa.

Tramonto all'isola del Giglio

Tramonto all’isola del Giglio

All’Isola del Giglio sulle spiagge c’erano e ci sono pescatori e contadini, c’è vita marina e di montagna: il Poggio della Pagana è il più alto con i suoi 496 m. di altezza; fra i borghi ci sono Giglio Porto e Giglio Castello a ricordare le due anime della popolazione e sulla costa occidentale la frazione di Campese, nato a scopi principalmente turistici. Tra costa ed entroterra è possibile godere di paesaggi unici, dove uomo e natura hanno collaborato in armonia. Gran parte dell’isola è stata inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano  a tutela della flora e della fauna, marina e terrestre.

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

L’isola esplode di vita si anima di tonalità pastello e profumi soprattutto in primavera, con le tipiche essenze della macchia mediterranea e grazie anche alla presenza di boschetti di leccio, una particolarità rara nelle altre isole dell’arcipelago. Questi habitat ospitano specie animali poco diffuse e da salvaguardare come le berte e il falco pellegrino, tra le specie avi faunistiche, e i mufloni tra  i mammiferi. Sono luoghi da scoprire al ritmo dei propri piedi, attraverso la rete sentieristica ben diramata dell’isola.

Le escursioni nell’Isola del Giglio sono numerose, ve ne proponiamo qui alcune:

  • Ascesa a Giglio Castello

Partendo dal porto, si prende la stradella asfaltata in salita che lo congiunge al castello; all’innesto con la strada principale, si attraversa e poco dopo la curva si incontra il bivio sulla sinistra, dal quale diparte l’antica mulattiera che univa i due centri abitati. Tutto in salita e anche abbastanza ripida, ma all’ombra di una piacevole leccetta, il percorso si snoda quasi interamente sul lastricato dei tempi che furono di questa via di comunicazione; salendo ulteriormente, il bosco di lecci lascia spazio a magnifici panorami sulla baia dell’Arenella e la Caletta. In circa 45 minuti si sbuca alla cinta muraria del castello.

  • Punta del Faraglione

All’estremità sinistra (guardando il mare) della spiaggia del Campese parte il sentiero che conduce alla punta del Punta del Faraglione; attraverso una bella macchia di leccio e bellissime vedute panoramiche sulle scogliere e sulla baia del Campese, il percorso termina di fronte a un pinnacolo di roccia calcarea che sembra essere il gemello del faraglione che si erge dal mare. Una facilissima e panoramica escursione di circa 20 minuti all’andata e altrettanti per il ritorno, con un solo tratto dove prestare un po’ d’attenzione, organizzato con corde corrimano d’aiuto. Perfetto per l’ora del tramonto per paesaggi indimenticabili.

  • Faro di Capel Rosso

Dalla piazza principale di Giglio Castello, si prosegue verso sud; poco dopo, sulla sinistra, ha inizio una stradella asfaltata in salita ma all’ombra di una bella pineta. La strada poi si fa sentiero, che puntando sempre verso sud, conduce al faro di Capel Rosso in circa 2 ore e mezzo di cammino. L’itinerario è segnalato e offre bellissimi scorci, procedendo a mezza costa tra la ricca vegetazione mediterranea. Arrivati alla punta di Capel Rosso sarete sul lembo di terra più meridionale dell’isola, dove si staglia il bellissimo faro e, ai suoi lati, si ammirano le spettacolari scogliere erose dall’azione del mare.

Cala Schizzatoio

Cala Schizzatoio

Itinerario A/R Giglio Porto – Giglio Castello

Lunghezza percorso: circa 4.0 km

Dislivello in salita: 350 mt

Grado di difficoltà: medio (per la salita)

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R punta del Faraglione

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R Faro di Capel Rosso

Lunghezza percorso: circa 13.0 km

Dislivello in salita: 550 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino

Siti utili:

http://www.islepark.it/

https://www.giglioinfo.it/

http://isoladelgiglio.it/it/

Come arrivare

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Un tuffo ai Bagni San Filippo, le terme libere

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco. Nella Val d’Orcia, le terme di…

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco.

Nella Val d’Orcia, le terme di san Filippo sono una vera chicca per gli appassionati di  natura e trekking nel bosco. Infatti, nel corso degli anni, flussi di acqua sulfurea hanno creato uno scenario unico: cascate e vasche spiccano tra la rigogliosa vegetazione, abbracciate da formazioni calcaree così bianche e suggestive da sembrare un nevaio caldo.

La famosa balena bianca

La famosa balena bianca

Questa località, chiamata Fosso Bianco, è abbastanza estesa ma di facile accesso: si parcheggia nel borgo lungo l’omonima via e ci si inoltra nel bosco seguendo un sentiero segnalato, che conduce in breve tempo alle prime vasche. L’acqua non è molto profonda, né calda; le vasche migliori si trovano più avanti, dove la temperatura è più alta: è qui che la Balena Bianca sorveglia e protegge le vasche, vegliando sui bagnanti. Si tratta di un’imponente formazione calcarea che per la sua forma ricorda, appunto, una balena. Piccole cascate scendono dalle sue balze direttamente nelle piscine naturali, creando un’atmosfera magica.

L’area e le vasche di Fosso Bianco sono ad accesso libero, mentre un albergo termale presente nel bel borgo offre innumerevoli servizi dove l’acqua è protagonista.

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Oltre alla citata balena bianca e alle terme, nei paraggi di questo luogo magico troverete la Grotta di San Filippo, una piccola cappella interamente scavata nella pietra dove il santo si nascose dopo aver rifiutato la prestigiosa elezione a Papa. Alcuni testi risalenti alla fine del ‘400 raccontano che Filippo, dopo essersi nascosto, usò un bastone per colpire una roccia: l’acqua sulfurea cominciò a sgorgare, dando origine alla prima fonte dei Bagni. Un segno di riconoscenza del santo verso le comunità del luogo, che lo avevano accolto e sostenuto.

La grotta di San Filippo

La grotta di San Filippo

Al di là della leggenda, Bagni San Filippo e le terme libere sono un luogo di riposo e armonia. Insieme a Bagno Vignoni  è uno dei tesori termali della Toscana che nascono alle pendici di un antico vulcano, il Monte Amiata. In pochi chilometri il paesaggio cambia e inoltrandosi in boschi freschi e rigogliosi si ha la sensazione di trovarsi a passeggiare in un altro tempo e in un’altra Toscana.

Info utili:

Non è necessaria una particolare attrezzatura, ma delle scarpe adeguate (da ginnastica o da trekking) sono consigliate per far fronte al sentiero a tratti sconnesso.

Sito web:  www.bagnisanfilippoterme.it

Come arrivare:

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Bagno Vignoni: cosa vedere

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni. Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe. Se ancora vi…

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe.

Se ancora vi state chiedendo se merita una visita, dovete sapere che questo piccolo borgo medievale  è uno dei simboli della Val d’Orcia, una tappa quasi obbligata per il turismo termale e naturalistico lungo l’antica via Francigena.

I cipressi della Val d'Orcia

I cipressi della Val d’Orcia

Il minuscolo borgo prende vita intorno alla suggestiva Piazza delle Sorgenti  occupata interamente dalla piscina termale di BagnoVignoni, una grande vasca di acqua sulfurea, che negli anni è diventata un simbolo di questa zona e in diverse occasioni set cinematografico. Le caratteristiche stradine che circondano la piazza le regalano scorci e angolazioni da fotografare, di cui ovviamente la vasca è assoluta protagonista.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Non lontano dal centro abitato, ci si può avventurare lungo un breve sentiero che segue il corso delle acque che fuoriescono dalla vasca e si dirigono verso antichi bacini. I torrenti che scivolando lungo le pareti e i terreni rocciosi creano solchi e piccole cascate, delineando naturalmente un percorso che conduce verso il Parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

I quattro mulini di epoca medievale si caratterizzano per due aspetti unici: non solo, infatti, non furono costruiti, bensì scavati interamente nella roccia, ma soprattutto erano gli unici in grado di lavorare anche in estate, quando i fiumi in secca impedivano il funzionamento delle altre costruzioni. Il Parco dei mulini di Bagno Vignoni vantava una posizione strategica: i suoi mulini erano infatti raggiunti e alimentati da una corrente termale costante, che non risentiva dell’avvento dell’estate. Unico inconveniente, la temperatura di circa 50° alla sorgente, con cui i lavoratori erano obbligati fare i conti.

Il Parco dei Mulini.

Il Parco dei Mulini.

Il sentiero di ritorno, più uniforme e meno impegnativo, riporta il visitatore nei pressi della piazza, lasciandolo libero di rilassarsi e godersi un bagno in una delle strutture termali attrezzate di Bagno Vignoni. Oltre il Parco dei Mulini ci sono anche delle vasche ad accesso libero, basti tener presente che le loro acque sono meno calde rispetto a quelle degli stabilimenti, a causa della maggiore distanza dalla sorgente. In entrambi i casi, è affascinante sapere che si sta beneficiando delle stesse acque scelte secoli fa anche da Lorenzo De’ Medici.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Perennemente avvolto dalla leggera nebbia che si alza dalla piscina termale di bagno Vignoni, il piccolo centro abitato è un luogo magico all’interno di un territorio già patrimonio UNESCO. Un borgo unico nel suo genere, che insieme a Bagni San Filippo si può definire un gioiello della Val d’Orcia terme

Una visita a Vignoni Alto completa il tour: il borgo dista pochi minuti in auto dall’area termale ed è raggiungibile anche a piedi percorrendo la Via Francigena. Il castello e la torre dominano la valle e regalano una vista impareggiabile sulla campagna, un panorama mozzafiato a cui la bellissima e iconica porta medievale fa da cornice.

Bagno Vignoni, cosa vedere, info utili:

L’ingresso al Parco dei Mulini di bagno Vignoni è gratuito.

Come arrivare

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Cosa visitare a Grosseto in un giorno

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana. Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore…

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana.

Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore della Maremma

Se vi state chiedendo cosa visitare a Grosseto, leggete le prossime righe con attenzione!

Il corso di Grosseto

Il corso di Grosseto

Raccolta all’interno di antiche mura medievali, Grosseto è il capoluogo e il più importante centrodella Maremma per attività di interesse culturale e per lo shopping. La città si trova a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia e dalla costa, e un tour del centro storico permette di visitarla in giornata.

Si parte da Porta Nuova, punto d’inizio di Corso Carducci: è la via principale del centro, strada dello shopping cittadino che tra negozi e attività storiche conduce fino a Piazza Dante, meglio nota col suggestivo nome di Piazza delle Catene.

Un loggiato di portici delimita con eleganza una metà della piazza, e volge lo sguardo verso Palazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia, e verso la navata del Duomo di San Lorenzo. L’edificio è il monumento più importante della città, la cui facciata in marmo bianco e rosa si impone con delicatezza allo sguardo. Al centro della piazza, la statua del granduca Leopoldo II di Lorena commemora la bonifica dell’area e la sconfitta della malaria avvenute nel 1846.

Ad eccezione di Corso Carducci, qualsiasi via si imbocchi dalla piazza conduce nel quadrilatero della night-life grossetana:  qui se vi chiedete cosa mangiare a Grosseto,  numerosi ristoranti e pizzerie popolano Via Ricasoli e Via San Martino, mentre caffè, pub e lounge bar si trovano in Piazza Mensini e Piazza del Sale. Quest’ultima è una tappa obbligata per chiunque voglia salire sulle mura antiche a passeggiare lungo i bastioni, un’ottima attività se state pensando a cosa fare a Grosseto con i bambini, oppure scendere sottoterra e attraversare un sotterraneo che sbuca nei celebri giardini di via Ximenes, tragicamente legati al bombardamento avvenuto il Lunedì di Pasqua del ’43 durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Cassero Senese

Il Cassero Senese

Se il tempo lo permette, Grosseto e dintorni offrono numerose esperienze outdoor; l’area archeologica di Roselle è un percorso nella storia più antica della zona, mentre il Parco Naturale della Maremma si estende per ettari lungo la costa e suscita uguale meraviglia in chi cerca il relax e chi l’avventura.

E se la giornata è grigia e piovosa,  i centri commerciali Maremà e Aurelia Antica offrono riparo e passatempi per grandi e piccini.

Cosa visitare a Grosseto: cultura, intrattenimento e appuntamenti

  • Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Piazza Beccarini, 3
  • Museo di Storia Naturale della Maremma – Strada Corsini, 5
  • Chiesa di S. Francesco + Giardino dell’Archeologia – Piazza San Francesco, 2
  • Teatro degli Industri – Via G. Mazzini, 89
  • Teatro Moderno – Via Tripoli, 33
  • FAQ – live club, musica dal vivo
  • Mercato locale – tutti i giovedì nelle vie del centro storico
  • Fiera del Madonnino – fine aprile, Loc. Madonnino (Braccagni)
  • Locanda de’ Medici – ristorante tipico, Piazza del Popolo, 5

Come arrivare

 

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La nuova Pumptrack del PuntAla

La nuova pumptrack, fatta di materiali innovativi, con le sue gobbe e curve siamo sicuri vi farà divertire. Se ancora non vi siete mai cimentati in una pumptrack, questo è…

La nuova pumptrack, fatta di materiali innovativi, con le sue gobbe e curve siamo sicuri vi farà divertire.

la pumptrack è per tutti

la pumptrack è per tutti

Se ancora non vi siete mai cimentati in una pumptrack, questo è il momento giusto di iniziare!

I materiali con cui è stata costruita sono innovativi: le superfici di guida sono tutte realizzate in materiale composito in fibra di vetro intrecciato a cui viene applicato uno strato di materiale antiurto e antiscivolo.

I moduli che abbiamo scelto sono stati appositamente assemblati per farvi divertire con curve e gobbe che alleneranno equilibro e resistenza, migliorando inoltre la vostra tecnica di guida.

La trovate all’interno del PuntAla Camp & Resort a disposizione di tutti gli ospiti.

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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Il Giardino dei Tarocchi: una meraviglia tra sogno e realtà

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio Chi ha visitato e…

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio

Chi ha visitato e apprezzato il Parque Guell di Gaudì a Barcellona o il più vicino Parco dei Mostri di Bomarzo sarà lieto di sapere che esiste un altro parco, e si trova in Toscana: sperduto nell’infinito orizzonte della Maremma Toscana, Il Giardino dei Tarocchi riluce di statue, specchi e mosaici.

Nato da un sogno impossibile di Niki de Saint Phalle, il Giardino è una meta turistica di grande successo, adatto a grandi e piccini. Ma attenzione: è aperto solo mezza giornata, da aprile a ottobre.

Alcune delle sculture al suo interno

Alcune delle sculture al suo interno

Sono ventidue le grandi statue che si nascondono nella fitta vegetazione del parco, tutte ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Alcune, come la Papessa e il Mago, si ergono senza timidezza già dalla piazza centrale, altre devono essere scoperte addentrandosi nei due suggestivi ettari di terreno che fanno da cornice al tutto. Altre ancora hanno avuto la funzione di vere e proprie abitazioni per i costruttori che si sono susseguiti – Niki compresa, ovviamente.

Sono composte da acciaio e cemento e ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate. Il senso che pervade durante la visita è di assoluto incantesimo, mistero, esoterismo

Le sculture

Le sculture

Niki ha dedicato al Giardino tutte le energie possibili. La costruzione ha avuto inizio nel 1977, proseguendo per più di diciassette anni. In moltissimi hanno reso possibile la sua realizzazione tra addetti ai lavori, un’equipe di nomi famosi dell’arte e cittadini entusiasti del progetto.

La forza

La forza

Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi con lo scopo di preservare e mantenere l’opera da lei realizzata. Il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico; tuttavia visitando il parco si nota che non sono stati terminati alcuni interventi e che una statua è incompiuta: ciò a causa della scomparsa dell’artista nel 2002.

Una sua curiosa volontà è l’assoluto divieto di vistare il parco accompagnati da una guida, così da lasciare libera interpretazione a ciascun visitatore.

Il modo migliore per riflettere sulle sculture e i loro misteri è senz’altro davanti ad un buon bicchiere di vino toscano bevuto in una terrazza di Capalbio, ammirando il tramonto, le case colorate e l’orizzonte, e portando ancora con sé un po’ della magia del Giardino

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Orari di apertura

Dal 1 aprile al 15 ottobre ,Lun-Dom dalle 14:30 alle 19:30

Ingresso

Biglietto intero € 12,00, ridotto € 7,00

Ingresso gratuito per bambini con età inferiore a 7 anni e persone disabili

Mappa interattiva del parco

Come arrivare

qualche foto

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Fagioli all’Uccelletto, la vera ricetta Toscana

Vi proponiamo un secondo piatto o contorno tipico Maremmano, i fagioli all’Uccelletto. La preparazione che vi proponiamo è stata curata dagli amici di Ricette al volo. INGREDIENTI PER 4 PERSONE…

Vi proponiamo un secondo piatto o contorno tipico Maremmano, i fagioli all’Uccelletto. La preparazione che vi proponiamo è stata curata dagli amici di Ricette al volo.

fagioli uccelleto ricetta Toscana

Fagioli all’Uccelletto ricetta Toscana

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

  • 400 gr di fagioli cannellini secchi
  • 200 gr di polpa di pomodoro
  • 5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 rametti di salvia
  • sale e pepe qb
  • peperoncino
  • qualche cucchiaio di acqua di cottura dei fagioli

PREPARAZIONE:

Importante: mettete a bagno i fagioli cannellini la sera prima di cucinarli lasciandoli in ammollo per tutta una notte.

  1. Scolateli e riempite una pentola capiente con dell’acqua fredda versandoci i legumi.
  2. Aggiungete un rametto di salvia, un cucchiaio di olio e uno spicchio d’aglio. Alzate il fuoco e portate velocemente a ebollizione.
  3. Una volta a bollore, abbassate al minimo e fate cuocere a fuoco lento per almeno 40-45 minuti.

Per la salsa

  1. Fate soffriggere l’aglio intero con un rametto di salvia e 4 cucchiai di olio. Aggiungete la polpa di pomodoro, un cucchiaio di acqua di cottura dei fagioli, sale e pepe nero e fate cuocere. Aggiungete del peperoncino, se vi piace.
  2. Dopo circa 10 minuti aggiungete i fagioli scolati e se occorre anche un altro mestolo di acqua di cottura, aggiustate di sale e pepe e fate cuocere ancora fino a che tutti gli ingredienti si saranno ben amalgamati e i fagioli saranno cotti alla perfezione.

Serviteli accompagnandoli con delle fette di pane toscano leggermente tostato, pensando alle colline Toscane!

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Baratti: la Buca delle Fate, trekking e bagno nella leggenda

Sui sentieri trekking che conducono ad una delle baie più belle della Toscana, tra macchia mediterranea, falesie e canti ammalianti. Tanto intima quanto suggestiva, Buca delle Fate è una piccola…

Sui sentieri trekking che conducono ad una delle baie più belle della Toscana, tra macchia mediterranea, falesie e canti ammalianti.

Tanto intima quanto suggestiva, Buca delle Fate è una piccola insenatura della Maremma litoranea. La baia ritma la splendida Costa degli Etruschi, con pareti rocciose a picco sul mare incuneate nelle sue acque cristalline, disegnate dalla salsedine e dal vento e addolcite dal canto soave delle sirene.

Questo piccolo paradiso nascosto, intriso d’incanto e storia, si trova nei pressi dell’antico borgo di Populonia a Piombino, a poco meno di un’ora di macchina da Punta Ala.

Sul sentiero verso Buca delle Fate.

Sul sentiero verso Buca delle Fate.

Si narra che questi luoghi fossero abitati da strane creature e sirene, che con il loro fascino e canto melodioso ammaliavano i pescatori che solcavano le acque della baia, per catturarli e non fargli fare più ritorno sulla terraferma. Simili leggende e altre storie fantastiche hanno dato origine a un nome suggestivo quanto il luogo stesso, Buca delle Fate.

Un’insenatura così affascinante che potrebbe sembrare difficile raggiungere. Niente di più sbagliato, anzi: niente di più piacevole.

Immersi in una bella lecceta e nella tipica macchia mediterranea, che in primavera sprigiona profumi e colori, si può giungere a Buca delle Fate con un facile trekking che prevede circa 20 minuti di percorrenza a piedi.

Cala San Quirico

Cala San Quirico

Il percorso trekking per arrivare a Buca delle Fate

Percorrendo la strada che porta a Populonia Alta e a poco meno di un chilometro da questa, si trova sulla sinistra un parcheggio sterrato dove poter lasciare l’auto, in località “Il Reciso”. All’inizio della strada sterrata accanto all’area di sosta c’è la cartellonistica che segnala i vari sentieri, fra cui quello di Buca delle Fate. Costeggiando il parcheggio, piegare a destra al primo bivio e a quello successivo. Il sentiero da seguire è il numero 301 CAI e porta inequivocabilmente alla bellissima baia, magica soprattutto al tramonto.

Prima, però, si incrocia un pezzo di storia che porta la firma etrusca: lungo il percorso si trovano tombe a camera sotterranea di una necropoli costruita a cavallo tra il III e il II secolo a.C. Proseguendo, il bosco lascia spazio alla vegetazione arbustiva e subito a panorami mozzafiato sul mare e sulla costa.

Lo spettacolo di Buca delle Fate è servito, con relax e paesaggi sublimi, accompagnato dal sussurrare delle onde del mare o, forse, delle sue sirene.

In prima fila per il tramonto su Buca delle Fate.

In prima fila per il tramonto su Buca delle Fate.

Al percorso di ritorno si possono aggiungere una decina di minuti in più ai tempi di percorrenza stimati per l’andata, a ragione della salita poco impegnativa. In alternativa è possibile fare un anello per tornare al parcheggio, allungando un po’ il trekking e aumentando un po’ il dislivello in salita, ma di pochissimo; così facendo si raggiungerà anche un’altra splendida baia, l’adiacente Cala San Quirico.

Da Buca delle Fate si prende il sentiero 302 che scende lungo la costa e che coincide per un tratto con la Via dei Cavalleggeri. In pochi minuti si è a Cala San Quirico, dove magari si può godere di un bel bagno.

Per rientrare si imbocca il sentiero all’inizio della baia che si addentra nella vegetazione: salendo e seguendo dritto il percorso, riporta al punto di partenza. Una cena tipica è il giusto coronamento della giornata, prima di tornare a dormire sotto le stelle.

Scarica qui l’itinerario su google maps di Buca delle Fate

Itinerario A/R Buca delle Fate

  • Lunghezza percorso: 2.0 km
  • Dislivello in salita: 108 mt
  • Grado di difficoltà: facile

Itinerario anello Buca delle Fate – Cala San Quirico

  • Lunghezza percorso: 2.4 km
  • Dislivello in salita: 115 mt
  • Grado di difficoltà: facile

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking o da ginnastica, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino di circa 20 litri di volume, costume da bagno.

Parcheggio Il Reciso, punto di partenza del trekking

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