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Esplora la natura selvaggia e incontaminata della Maremma Toscana, scopri le escursioni,le camminate e le arrampicate che questa terra propone.

Vitozza: la città perduta da esplorare

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte. Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo…

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte.

Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo caratterizzano un’area densa di fascino, storia e bellezza, dove si trovano piccoli gioielli di edilizia tufacea e boschi rigogliosi. Oltre ai centri abitati, racchiusa nel Parco Archeologico si trova anche una città fantasma, così antica da essere ormai perfettamente integrata nel paesaggio naturale. Si tratta dell’insediamento rupestre di Vitozza.

L'insediamento rupestre di Vitozza

L’insediamento rupestre di Vitozza

Visitare Vitozza significa entrare un luogo dove la mano dell’uomo non si stende più da molto tempo: ci si muove come ospiti in un’antica dimora fatta di stradine, grotte e resti di antichi castelli sospesi nel tempo.
Quest’area è stata un insediamento umano abitato fin dalla preistoria. Circa 200 grotte testimoniano il successivo passaggio degli etruschi, che destinarono queste aperture nella pietra agli usi più svariati: da stalle per il bestiame, a necropoli, ad abitazioni vere e proprie; addentrarsi nelle grotte è come avventurarsi in cunicoli antichi e affascinanti, veri esploratori alla ricerca di un tesoro.
Dell’epoca romana rimangono invece tracce di antiche strade e vie di comunicazione, mentre ciò che resta della chiesa e le mura dei due castelli richiamano i secoli medievali, fatti di fortezze e dimore signorili.

Ruderi della chiesa medievale.

Ruderi della chiesa medievale.

Come Vitozza sia diventata la “città di pietra” silenziosa e spopolata lo si deve alle invasioni barbariche prima e alla contesa del territorio poi, quando nel Quattrocento i senesi abbatterono gran parte degli edifici affinché non cadessero in mano alla famiglia Orsini.

Da quel momento Vitozza rimase un covo di briganti spogliato dell’antica importanza, vittima di un lento abbandono destinato a sfociare nel totale spopolamento. La natura, infine, ne ha preso possesso, e ancora oggi domina la città di pietra.

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

Seguendo i sentieri e i percorsi che guidano alla scoperta di Vitozza ci si imbatte in un raggruppamento di grotte dall’aspetto alquanto inusuale: piccole nicchie riempiono le loro mura, regalando un effetto di stile decorativo che mal si concilia con l’uso a cui probabilmente erano destinate. Forse nate come “scaffali” per riporre le ceneri dei defunti, queste rientranze sono note con il nome di colombari e venivano usate in epoca medievale per l’allevamento dei volatili.

Le grotte vicino al colombaio

Le grotte vicino al colombaio

Dopo la visita a Vitozza si può proseguire andando verso le Città del Tufo e scoprire la vicina e suggestiva Sorano, con il suo centro abitato arroccato in posizione rialzata a dominio del territorio circostante.

Se invece ci si vuole immergere ancora di più nella macchia mediterranea si possono percorrere le Vie Cave; si tratta di strade nascoste dalla vegetazione e strette tra alte pareti rocciose, che un tempo facevano parte dell’ampia rete viaria degli Etruschi e che sono la degna conclusione di un itinerario alla scoperta della Maremma più antica.

Parco Archeologico Città del Tufo

Tel. 0564-614074, 0564-633023

E-mail: info@leviecave.it

Le aree del Parco sono sempre aperte e ad ingresso libero.
A partire dal mese di aprile e fino al mese di settembre l’ingresso è di €2,00 nei giorni di sabato e domenica, nei festivi e nei ponti.

Come arrivare

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Una passeggiata nella Riserva naturale della Diaccia Botrona, verso la Casa Rossa

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia. Basta…

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia.

Basta una passeggiata dal centro storico di Castiglione della Pescaia per trovarsi di fronte a due importanti icone del territorio: Casa Rossa Ximenes, porta d’ingresso della riserva naturale della Diaccia Botrona, della quale è anche il centro visite. L’area paludosa attorno si estende per più di mille ettari tra la spiaggia di Castiglione della Pescaia e Grosseto.

E’ considerata tra le più importanti zone umide d’Italia, ed è l’habitat di numerose specie faunistiche.
Prima di essere bonificata per le sue condizioni malsane, sulla palude si narravano numerose leggende: la più famosa racconta di una terribile strega che abitava la Diaccia Botrona, i cui occhi ardenti erano in grado di bruciare le persone con un solo sguardo.

La Diaccia Botrona

La Diaccia Botrona

La Casa Ximenes o Casa Rossa, a Castiglione della Pescaia, cattura l’attenzione fin da lontano, ergendosi tra i canali e la bassa vegetazione. Fu costruita nella seconda metà del ‘700 dall’ingegnere e monaco gesuita Leonardo Ximenes, il cui progetto di risanamento della palude si basava sulla convinzione che la malaria era causata dal mescolarsi delle acque dolci e salate; la Casa Rossa, per la sua posizione, era destinata ad essere il principale strumento per la bonifica delle acque, separando all’ingresso l’acqua dal mare da quella lacustre. La soluzione di Ximenes ovviamente non funzionò.

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

Oggi Casa Ximenes ospita il Museo Multimediale interattivo, che guida i visitatori alla scoperta della Diaccia Botrona con video, proiezioni e simulazioni immersive per osservare il volo degli uccelli.
L’intera riserva è meta di numerosi uccelli migratori, cosa che ne fa un paradiso per gli appassionati di birdwatching: oltre 200 specie si susseguono nel corso dell’anno, alcune delle quali nidificano nella zona; tra questi si possono scorgere il falco di palude, l’airone bianco, l’albanella reale e il falco pescatore

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

L’eccezionale biodiversità che si trova nella Riserva naturale della Diaccia Botrona ne fa un ambiente unico, meta ideale del turismo sostenibile, una tappa da non dimenticare se si visita la Maremma o si è appassionati di fotografia naturalistica. La riserva può essere visitata seguendo i percorsi di trekking o in bicicletta, con le visite guidate, oppure con un suggestivo tour della palude in barca.

Per info e prenotazioni:  0564.484581 – 0564.20298

Come arrivare

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L’isola di Capraia: cosa vedere nella perla dell’Arcipelago Toscano

Capraia e le spiagge: vi suggeriamo itinerari di trekking ed escursioni in barca per scoprire la natura incontaminata di questa meravigliosa isola. Delle sette perle del Tirreno tutelate dal Parco…

Capraia e le spiagge: vi suggeriamo itinerari di trekking ed escursioni in barca per scoprire la natura incontaminata di questa meravigliosa isola.

Delle sette perle del Tirreno tutelate dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, Capraia senz’altro ne è la più selvaggia e primo nucleo del parco stesso: dominata dalla macchia mediterranea, la sua scogliera vergine è interrotta solo da un piccolo paese con poche case e un porticciolo. La natura regna sovrana, ricchissima di una rara flora e fauna.

Capraia è stata a lungo e fino a poco tempo fa un’isola carceraria, fatto che ha limitato l’influenza umana e le speculazioni edilizie, e aumentando di conseguenza il fascino del luogo. Gli edifici dell’ex Colonia Penale oggi sono un patrimonio edilizio riconosciuto come “proprietà collettiva”, reso accessibile ai locali e ai turisti. La strada panoramica che parte dal porto permette di visitarla, costeggiando le acque cristalline del mare.

Edifici abbandonati dell’ex Colonia Penale.

Edifici abbandonati dell’ex Colonia Penale.

Agli amanti delle meraviglie marine, l’isola offre numerose esperienze: nei pressi del paese, quattro accessi al mare permettono le immersioni, e giornalmente partono dal porto escursioni in barca. Navigando intorno alla costa si visitano le falesie: si tratta di spettacolari grotte all’interno delle scogliere, che ospitano una ricca e varia fauna ittica, senza tralasciare, ovviamente, le soste per un bagno nelle cale più belle.

Ad un avventuriero che ama camminare, l’isola di Capraia e i trekking da fare in loco daranno molte soddisfazioni. Il suo lato più selvaggio si può esplorare percorrendo gli itinerari che partono dal paese, ognuno alla scoperta di un angolo di paradiso, sublimato da panorami dove lo sguardo può arrivare a scorgere nitidamente l’Isola d’Elba o la Corsica.

Corsica all’orizzonte.

Corsica all’orizzonte.

L’isola di Capraia, i trekking che si possono fare:

  • Cala dello Zurletto

Della durata di circa venti minuti di cammino, si tratta di una facilissima escursione che attraversa le essenze tipiche della macchia mediterranea. Dal centro del paese ci si dirige verso il Forte di San Giorgio, uno spettacolare castello a picco sul mare costruito nel 1540 dalla Repubblica di Genova. Proseguendo si costeggia l’elipista fino ad arrivare alla biforcazione del sentiero: svoltando a sinistra si arriva al Bellavista, un balcone naturale affacciato sulla scogliera, andando a destra ci si inerpica un po’ e si scende poi nella cala, dove fare anche un rigenerante bagno nelle acque verde-blu.

  • Ex Colonia Penale

Il percorso, di difficoltà intermedia, parte dal porto: passando accanto alla chiesa dell’Assunta, si lascia il centro abitato per salire lungo una strada prima asfaltata, poi sterrata ma ben visibile e larga. Salendo, le molte curve del sentiero riveleranno uno dopo l’altro magnifici scorci e panorami. In breve si raggiunge l’arco che dava l’accesso alla casa di pena e si incrociano gli edifici abbandonati della colonia; la tranquillità e i profumi del mare si contrappongono alle rovine del complesso e all’eco delle condanne. Sensazioni di libertà e reclusione si fondono in un’atmosfera unica e particolarissima. Lungo il percorso si possono avvistare varie specie avifaunistiche, ideale per gli amanti del birdwatching.

  • Punta dello Zenobito

Dal piazza del paese si costeggia la chiesa di San Nicola lasciandola sulla destra e si prende così l’antica mulattiera del 1545 che collegava il centro abitato con la Torre dello Zenobito. Si tratta di un itinerario impegnativo per la lunghezza, il dislivello in salita, la pressoché assente copertura arborea e il disconnesso tratto finale. Dopo circa tre ore di cammino si giunge alla Torre dello Zenobito, una torretta di avvistamento costruita nel 1545 sul camino di uno dei due antichi vulcani dell’isola. Ci si affaccia così sulla Cala Rossa, che deve il nome al colore della roccia vulcanica di cui è composta. Uno scenario mozzafiato sul mare e sui tempi che furono, racchiuso in una natura selvaggia e incredibile.

Itinerario A/R Cala dello Zurletto

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

 

Itinerario A/R Ex Colonia Penale

Lunghezza percorso: circa 10.00 km

Dislivello in salita: 300 mt

Grado di difficoltà: medio

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

 

Itinerario A/R Punta dello Zenobito

Lunghezza percorso: circa 16 km

Dislivello in salita: 800 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino di circa 20 litri di volume.

Siti utili:

http://www.islepark.it/

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Un’avventura nel Parco della Maremma, alla scoperta di San Rabano

Un suggestivo trekking alla ricerca di San Rabano, l’antica Abbazia protetta dalla natura all’interno del parco della Maremma Se si nomina la Maremma, la mente richiama subito panorami selvaggi, paesaggi…

Un suggestivo trekking alla ricerca di San Rabano, l’antica Abbazia protetta dalla natura all’interno del parco della Maremma

Se si nomina la Maremma, la mente richiama subito panorami selvaggi, paesaggi costieri e una macchia incontaminata, scenario di avventure outdoor alla ricerca della fauna selvatica che sovente si rivela all’uomo, o alla scoperta delle perle storiche custodite gelosamente dalla vegetazione.
Una terra autentica che il Parco naturale della Maremma protegge dal 1975, primo parco della regione Toscana.

San Rabano

San Rabano

Il parco si estende nella provincia di Grosseto per quasi 10.000 ettari da Principina a Mare a Talamone e nella sua parte più meridionale viene ritmato dai monti dell’Uccellina, rilievi di altitudine collinare ricoperti da ombrose leccete e macchia mediterranea, dai quali si gode di vedute incredibili sulla costa.
È una terra genuina, custode di tradizioni e mestieri di una volta; nelle vaste pianure alle pendici dei monti i butteri [link articolo Butteri maremmani in consegna], alter ego italiani dei cowboy, portano avanti la loro antica attività legata alla gestione del bestiame a cavallo.
Ad Alberese e a Talamone si trovano i centri visite del parco; una volta acquistato il biglietto, un servizio navetta vi condurrà ai punti di inizio dei numerosi itinerari di trekking.

La natura prosperosa del Parco naturale della Maremma è arricchita da molte testimonianze storiche. Numerose torri risalenti al XV secolo sono disseminate lungo il litorale; furono edificate a controllo della costa per far fronte alla minaccia sempre più pericolosa delle incursioni corsare.

Le acque che bagnano la costa toscana erano infestate dai pirati che sconvolsero la quiete delle popolazioni locali per circa tre secoli. Numerosi anche i siti archeologici di epoca etrusca e romana, ma il più spettacolare risale al periodo medievale: l’abbazia di San Rabano. 

Uno dei meravigliosi panorami che si possono godere tra i sentieri del parco

Uno dei meravigliosi panorami che si possono godere tra i sentieri del parco

Restaurato recentemente, il complesso nacque come monastero benedettino intorno al 1100 d.C. e ad oggi sono visitabili i ruderi circondati dal bosco rigoglioso, dal quale in lontananza emergono imponenti il campanile e la torre. Da Alberese si diparte l’itinerario trekking che tra bellissime leccete e paesaggi conduce in questo luogo senza tempo e senza eguali.

Dopo aver acquistato il biglietto presso il centro visite di Alberese, dalla chiesa del paese si seguono le indicazioni per l’inizio dell’itinerario.
Giunti al cancello, una distesa erbosa costeggiata da colline ricoperte di verde dà inizio all’escursione, per poi inoltrarsi leggermente in salita nel bosco e nella macchia.
Dopo poco meno di 5 chilometri, e 300 metri di dislivello in salita, si scorgono i ruderi dell’abbazia che ricoprono quasi interamente la radura che si fa spazio in mezzo al bosco.

Il parco è pieno di sentieri da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo

Il parco è pieno di sentieri da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo

Da San Rabano si può proseguire lungo il sentiero che conduce a due punti d’osservazione in cui la vegetazione fa spazio a spettacolari panorami sulla costa, a circa 600 e 800 metri dall’abbazia.

L’occhio si perde sul mare blu intenso che bagna il litorale alto e roccioso, che si interrompe per accogliere la suggestiva cala di Forno: una spiaggia di sabbia finissima e mare cristallino ad oggi ambiente protetto, che fu set del film “Non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi.

Itinerario A/R Abbazia di San Rabano:
Lunghezza percorso: 9.4 km
Dislivello in salita: 290 mt
Grado di difficoltà: media
Tipologia di progressione: a piedi

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking o da ginnastica, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino.

Sito web Parco regionale della Maremma

Come arrivare:

 

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L’isola del Giglio, cosa vedere

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque…

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata

Giglio porto

Giglio porto

Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque tirreniche con la sua modesta dimensione e il suo immenso splendore. Salpando da Porto Santo Stefano e man mano che il traghetto si avvicina alla costa, il mare passa dal blu intenso delle profondità all’azzurro cristallino delle calette, che invitano a tuffarsi per un bagno ancor prima di essere arrivati.

Si scorgono poi le enormi lastre di granito che lisce e sinuose si incuneano nelle acque e si nota la dimensione marittima del pittoresco porto, composto da vecchie case colorate con le tonalità mediterranee; alzando lo sguardo, l’antico castello domina l’isola da uno dei suoi poggi più alti, e merita assolutamente una passeggiata fra le sue viuzze simili a un labirinto. Edificato intorno al secolo XI e successivamente fortificato, ha resistito a circa mille anni di incursioni piratesche, anche a quelle del temibile corsaro Barbarossa.

Tramonto all'isola del Giglio

Tramonto all’isola del Giglio

All’Isola del Giglio sulle spiagge c’erano e ci sono pescatori e contadini, c’è vita marina e di montagna: il Poggio della Pagana è il più alto con i suoi 496 m. di altezza; fra i borghi ci sono Giglio Porto e Giglio Castello a ricordare le due anime della popolazione e sulla costa occidentale la frazione di Campese, nato a scopi principalmente turistici. Tra costa ed entroterra è possibile godere di paesaggi unici, dove uomo e natura hanno collaborato in armonia. Gran parte dell’isola è stata inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano  a tutela della flora e della fauna, marina e terrestre.

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

L’isola esplode di vita si anima di tonalità pastello e profumi soprattutto in primavera, con le tipiche essenze della macchia mediterranea e grazie anche alla presenza di boschetti di leccio, una particolarità rara nelle altre isole dell’arcipelago. Questi habitat ospitano specie animali poco diffuse e da salvaguardare come le berte e il falco pellegrino, tra le specie avi faunistiche, e i mufloni tra  i mammiferi. Sono luoghi da scoprire al ritmo dei propri piedi, attraverso la rete sentieristica ben diramata dell’isola.

Le escursioni nell’Isola del Giglio sono numerose, ve ne proponiamo qui alcune:

  • Ascesa a Giglio Castello

Partendo dal porto, si prende la stradella asfaltata in salita che lo congiunge al castello; all’innesto con la strada principale, si attraversa e poco dopo la curva si incontra il bivio sulla sinistra, dal quale diparte l’antica mulattiera che univa i due centri abitati. Tutto in salita e anche abbastanza ripida, ma all’ombra di una piacevole leccetta, il percorso si snoda quasi interamente sul lastricato dei tempi che furono di questa via di comunicazione; salendo ulteriormente, il bosco di lecci lascia spazio a magnifici panorami sulla baia dell’Arenella e la Caletta. In circa 45 minuti si sbuca alla cinta muraria del castello.

  • Punta del Faraglione

All’estremità sinistra (guardando il mare) della spiaggia del Campese parte il sentiero che conduce alla punta del Punta del Faraglione; attraverso una bella macchia di leccio e bellissime vedute panoramiche sulle scogliere e sulla baia del Campese, il percorso termina di fronte a un pinnacolo di roccia calcarea che sembra essere il gemello del faraglione che si erge dal mare. Una facilissima e panoramica escursione di circa 20 minuti all’andata e altrettanti per il ritorno, con un solo tratto dove prestare un po’ d’attenzione, organizzato con corde corrimano d’aiuto. Perfetto per l’ora del tramonto per paesaggi indimenticabili.

  • Faro di Capel Rosso

Dalla piazza principale di Giglio Castello, si prosegue verso sud; poco dopo, sulla sinistra, ha inizio una stradella asfaltata in salita ma all’ombra di una bella pineta. La strada poi si fa sentiero, che puntando sempre verso sud, conduce al faro di Capel Rosso in circa 2 ore e mezzo di cammino. L’itinerario è segnalato e offre bellissimi scorci, procedendo a mezza costa tra la ricca vegetazione mediterranea. Arrivati alla punta di Capel Rosso sarete sul lembo di terra più meridionale dell’isola, dove si staglia il bellissimo faro e, ai suoi lati, si ammirano le spettacolari scogliere erose dall’azione del mare.

Cala Schizzatoio

Cala Schizzatoio

Itinerario A/R Giglio Porto – Giglio Castello

Lunghezza percorso: circa 4.0 km

Dislivello in salita: 350 mt

Grado di difficoltà: medio (per la salita)

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R punta del Faraglione

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R Faro di Capel Rosso

Lunghezza percorso: circa 13.0 km

Dislivello in salita: 550 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino

Siti utili:

http://www.islepark.it/

https://www.giglioinfo.it/

http://isoladelgiglio.it/it/

Come arrivare

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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Baratti: la Buca delle Fate, trekking e bagno nella leggenda

Sui sentieri trekking che conducono ad una delle baie più belle della Toscana, tra macchia mediterranea, falesie e canti ammalianti. Tanto intima quanto suggestiva, Buca delle Fate è una piccola…

Sui sentieri trekking che conducono ad una delle baie più belle della Toscana, tra macchia mediterranea, falesie e canti ammalianti.

Tanto intima quanto suggestiva, Buca delle Fate è una piccola insenatura della Maremma litoranea. La baia ritma la splendida Costa degli Etruschi, con pareti rocciose a picco sul mare incuneate nelle sue acque cristalline, disegnate dalla salsedine e dal vento e addolcite dal canto soave delle sirene.

Questo piccolo paradiso nascosto, intriso d’incanto e storia, si trova nei pressi dell’antico borgo di Populonia a Piombino, a poco meno di un’ora di macchina da Punta Ala.

Sul sentiero verso Buca delle Fate.

Sul sentiero verso Buca delle Fate.

Si narra che questi luoghi fossero abitati da strane creature e sirene, che con il loro fascino e canto melodioso ammaliavano i pescatori che solcavano le acque della baia, per catturarli e non fargli fare più ritorno sulla terraferma. Simili leggende e altre storie fantastiche hanno dato origine a un nome suggestivo quanto il luogo stesso, Buca delle Fate.

Un’insenatura così affascinante che potrebbe sembrare difficile raggiungere. Niente di più sbagliato, anzi: niente di più piacevole.

Immersi in una bella lecceta e nella tipica macchia mediterranea, che in primavera sprigiona profumi e colori, si può giungere a Buca delle Fate con un facile trekking che prevede circa 20 minuti di percorrenza a piedi.

Cala San Quirico

Cala San Quirico

Il percorso trekking per arrivare a Buca delle Fate

Percorrendo la strada che porta a Populonia Alta e a poco meno di un chilometro da questa, si trova sulla sinistra un parcheggio sterrato dove poter lasciare l’auto, in località “Il Reciso”. All’inizio della strada sterrata accanto all’area di sosta c’è la cartellonistica che segnala i vari sentieri, fra cui quello di Buca delle Fate. Costeggiando il parcheggio, piegare a destra al primo bivio e a quello successivo. Il sentiero da seguire è il numero 301 CAI e porta inequivocabilmente alla bellissima baia, magica soprattutto al tramonto.

Prima, però, si incrocia un pezzo di storia che porta la firma etrusca: lungo il percorso si trovano tombe a camera sotterranea di una necropoli costruita a cavallo tra il III e il II secolo a.C. Proseguendo, il bosco lascia spazio alla vegetazione arbustiva e subito a panorami mozzafiato sul mare e sulla costa.

Lo spettacolo di Buca delle Fate è servito, con relax e paesaggi sublimi, accompagnato dal sussurrare delle onde del mare o, forse, delle sue sirene.

In prima fila per il tramonto su Buca delle Fate.

In prima fila per il tramonto su Buca delle Fate.

Al percorso di ritorno si possono aggiungere una decina di minuti in più ai tempi di percorrenza stimati per l’andata, a ragione della salita poco impegnativa. In alternativa è possibile fare un anello per tornare al parcheggio, allungando un po’ il trekking e aumentando un po’ il dislivello in salita, ma di pochissimo; così facendo si raggiungerà anche un’altra splendida baia, l’adiacente Cala San Quirico.

Da Buca delle Fate si prende il sentiero 302 che scende lungo la costa e che coincide per un tratto con la Via dei Cavalleggeri. In pochi minuti si è a Cala San Quirico, dove magari si può godere di un bel bagno.

Per rientrare si imbocca il sentiero all’inizio della baia che si addentra nella vegetazione: salendo e seguendo dritto il percorso, riporta al punto di partenza. Una cena tipica è il giusto coronamento della giornata, prima di tornare a dormire sotto le stelle.

Scarica qui l’itinerario su google maps di Buca delle Fate

Itinerario A/R Buca delle Fate

  • Lunghezza percorso: 2.0 km
  • Dislivello in salita: 108 mt
  • Grado di difficoltà: facile

Itinerario anello Buca delle Fate – Cala San Quirico

  • Lunghezza percorso: 2.4 km
  • Dislivello in salita: 115 mt
  • Grado di difficoltà: facile

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking o da ginnastica, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino di circa 20 litri di volume, costume da bagno.

Parcheggio Il Reciso, punto di partenza del trekking

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Populonia e Baratti: acque azzurre e spiagge rosse

Splendidi orizzonti e tracce di storia per un week end outdoor sulla Costa degli Etruschi. Un magico borgo che si affaccia sul mare e sulla storia più remota. E’ Populonia,…

Splendidi orizzonti e tracce di storia per un week end outdoor sulla Costa degli Etruschi.

Un magico borgo che si affaccia sul mare e sulla storia più remota. E’ Populonia, città influente dell’antica Etruria, focolaio decisivo della civiltà Italiana. Oltre le possenti mura di cinta risalenti al XV secolo, soffia un vento che sa di salsedine e spira da lontano: Populonia è la sola città etrusca insediata sul mare, unica come l’atmosfera che potete rivivere visitando i suoi vicoli e guardando l’orizzonte dai suoi antichi merletti.

Panorami che sconfinano oltre l’orizzonte del mare.

Panorami che sconfinano oltre l’orizzonte del mare.

Sulla punta nord del promontorio di Piombino, Populonia domina il golfo di Baratti e la sua splendida spiaggia, luogo ideale per tuffarsi durante la stagione estiva ma anche ricco di vegetazione che ospita fauna selvatica: infatti è un punto di sosta per la migrazione di una specie rarissima e protetta. Passeggiando fra le pinete e boschetti di leccio si possono scorgere uccelli dal lungo becco, aspetto bizzarro e un piumaggio cangiante, sono ibis eremita che sorvolano l’area e talvolta vi fanno tappa, tanto che non è raro avvistarli sul bel prato accanto alla spiaggia.

I colori del golfo di Baratti all’imbrunire.

I colori del golfo di Baratti all’imbrunire.

Natura e storia remota si fondono a Populonia e nei suoi dintorni ed è possibile immergersi in entrambe completamente. Dalla spiaggia si arriva alle aree archeologiche con una breve passeggiata.

L’acropoli si trova nel borgo Populonia Alta, raggiungibile in auto o a piedi, le necropoli invece sono dislocate in diversi siti del promontorio e del golfo. Queste tracce della civiltà etrusca fanno parte del Parco Archeologico di Baratti e Populonia che da la possibilità di camminare tra testimonianze ben conservate di città e porti che un tempo contavano migliaia di abitanti.

Dalla torre la vista spazia sulla costa del golfo di Baratti

Dalla torre la vista spazia sulla costa del golfo di Baratti

Passeggiando nella storia a picco sul mare di Populonia può venir voglia d’immergersi nel blu intenso delle acque che bagnano questo tratto di costa toscana. La spiaggia di Baratti è una lunga lingua di sabbia rossa situata nell’omonimo golfo, sulla quale si infrangono dolci onde di mare azzurro e limpido.

I fondali sono ricchi di flora e fauna ittica, ideale per lo snorkeling e per i bambini, con profondità che aumentano gradualmente verso il largo. Il suggestivo e caratteristico colore della sabbia è dovuto ai residui dell’attività metallurgica degli etruschi che all’epoca monopolizzarono il commercio del ferro: è in quest’area che sorgevano le fornaci in cui si lavorava il metallo.

La rigogliosa vegetazione mediterranea abbraccia la spiaggia, e con le sue pinete offre una piacevole pausa dal sole; è confinante con il parco archeologico ed è dotata anche di servizi di ristorazione, tratti di spiaggia attrezzata e parcheggio.

La spiaggia del golfo di Baratti.

La spiaggia del golfo di Baratti.

Per chi vuole immergersi in acque circondate da un ambiente incontaminato, scoprendo scogliere a picco sul mare e panorami mozzafiato, la destinazione è Buca delle Fate. Con un facile e breve trekking, in cui ci si imbatte anche in alcuni esempi di tombe ipogee etrusche, si raggiunge la splendida e intima baia.Sia Baratti che Buca delle Fate sono raggiungibili con pochi minuti di auto da Populonia, per completare in bellezza una o più giornate nel mondo etrusco.

Cosa vedere in breve a Populonia:

  • La torre di Populonia; si può salire sulle sue mura e ammirare dall’alto il Golfo di Baratti e la Val di Cornia.
  • Il Museo Etrusco e la collezione privata della famiglia Gasparri.
  • L’Acropoli di Populonia.
  • La Necropoli di San Cerbone e la necropoli delle Grotte.
  • Il Monastero di San Quirico; si trova nei pressi di Buca delle Fate ed è immerso nella vegetazione.
  • Il Centro di archeologia sperimentale “Davide Mancini” che accoglie la ricostruzione di una capanna dell’età del bronzo.

Parco Archeologico di Baratti e Populonia

Dove dormire: Puntala Camp & Resort

Come arrivare:

QUALCHE FOTO

 

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Arrampicata, dove praticarla nella Maremma Toscana: Ravi

L’arrampicata, sia in bouldering o semplice, è un’attività sportiva efficace e divertente, che permette di godere di prospettive insolite e di paesaggi mozzafiato.  Se amate la ricerca del brivido che può…

L’arrampicata, sia in bouldering o semplice, è un’attività sportiva efficace e divertente, che permette di godere di prospettive insolite e di paesaggi mozzafiato.  Se amate la ricerca del brivido che può dare l’esplorazione di un bosco e il trovarsi davanti ad una parete naturale di roccia da scalare, il Monte Calvo è il posto giusto per voi. E mentre voi arrampicate, la famiglia nel frattempo può trascorrere qualche ora visitando il museo minerario di Gavorrano e i resti della vecchia miniera.

La veduta in lontananza della parete di roccia del Monte Calvo, nella parte che guarda il piccolo paesino di Ravi.

La veduta in lontananza della parete di roccia del Monte Calvo, nella parte che guarda il piccolo paesino di Ravi.

Le pareti di roccia: galleria fotografica e mappe

L'arrampicata qui è su placche verticali a cui si aggiunge qualche strapiombo.

L’arrampicata qui è su placche verticali a cui si aggiunge qualche strapiombo.

 Il muro più lontano dalla base con alcuni punti di ancoraggio fissi per funi di sicurezza, offre alcune salite abbastanza interessanti, con un facile accesso al punto di recupero della corda.

Il muro più lontano dalla base con alcuni punti di ancoraggio fissi per funi di sicurezza, offre alcune salite abbastanza interessanti, con un facile accesso al punto di recupero della corda.

Alcuni dei percorsi più complessi che potete trovare.

Alcuni dei percorsi più complessi che potete trovare.

Da vicino possiamo vedere che la roccia è caratterizzata da superfici lisce e piccole prese. Ottime arrampicate per coloro che ricercano adrenalina ad ogni costo.

Da vicino possiamo vedere che la roccia è caratterizzata da superfici lisce e piccole prese. Ottime arrampicate per coloro che ricercano adrenalina ad ogni costo.

Arrampicata per principianti: in alcuni punti la roccia calcarea crea dei percorsi piuttosto facili, adatti anche a chi sta imparando.

Arrampicata per principianti: in alcuni punti la roccia calcarea crea dei percorsi piuttosto facili, adatti anche a chi sta imparando.

Questi muri a strapiombo sono ottimi per praticare l'arrampicata freestyle.

Questi muri a strapiombo sono ottimi per praticare l’arrampicata freestyle.

Le vedute mozzafiato che rendono questo sport unico.

Le vedute mozzafiato che rendono questo sport unico.

Queste rocce offrono molteplici possibilità tecniche per arrampicare.

Queste rocce offrono molteplici possibilità tecniche per arrampicare.

Guida

Questa cartina, disegnata dalla guida alpina Eraldo Meraldi, mostra le vie della falesia calcarea di ravi, e i loro livelli di difficoltà che vanno da 4 a 7.

La guida disegnata da Eraldo meraldi, g.a.

La guida disegnata da Eraldo meraldi, g.a.

Ogni muro ha un nome, e ha almeno quattro percorsi di arrampicata di difficoltà diversa.

Ogni muro ha un nome e almeno quattro percorsi di arrampicata di difficoltà diversa.

Come arrivare

I luoghi dove arrampicare sono spesso sorvegliati e nascosti, anche per assicurarsi che i muri non siano “trafficati”. Il Monte Calvo è vicino a Ravi e ci si arriva in macchina per poi proseguire sulla falesia a piedi. E’ necessario risalire lungo la strada della Serra e posteggiare nello spiazzo che si vede a lato.

Per arrivare ai percorsi sono necessari circa 20 minuti di camminata nel bosco.

Per arrivare ai percorsi sono necessari circa 20 minuti di camminata nel bosco.

Il sentiero inizia vicino ad un cancello. Le rocce che vedete ne segnano la partenza.

Il sentiero inizia vicino ad un cancello. Le rocce che vedete ne segnano la partenza.

Il sentiero.

Il sentiero.

Il sentiero si snoda vicino alla torre elettrica.

Il sentiero si snoda vicino alla torre elettrica.

Nelle vicinanze troverete l'ex sito minerario di Ravi_Marchi.

Nelle vicinanze troverete l’ex sito minerario di Ravi Marchi.

E se alla fine di questo articolo vi è venuta voglia di provare emozioni forti, ma non siete ancora pronti per l’arrampicata, vi consigliamo visitare il nostro Parco Avventura. Qui grandi e piccini possono divertirsi su percorsi di varie difficoltà e provare l’emozione del tree climbing in totale sicurezza. Istruttori qualificati li assisteranno in ogni momento della loro visita.

Per informazioni sul Parco Avventura

Giorgia 338 883 5214

 

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