Vacanze in Maremma

Fatti rapire dalla bellezza di una vacanza in Maremma, dalle spiagge ai parchi, dai borghi agli eventi più caratteristici. Avventurati con noi in Toscana.

Pitigliano e i suoi dintorni, un’escursione di un giorno nella storia

Cosa vedere a Pitigliano: la più famosa delle Città del Tufo si racconta tra un bicchiere di bianco, un dolce ebraico e un salto alle terme. Arroccato su uno sperone…

Cosa vedere a Pitigliano: la più famosa delle Città del Tufo si racconta tra un bicchiere di bianco, un dolce ebraico e un salto alle terme.

Arroccato su uno sperone di roccia tufacea, Pitigliano, la città del tufo, è uno dei borghi più suggestivi della Toscana, dall’atmosfera medievale intatta che ancora ne pervade i vicoli e le strade. Il territorio fu dimora di civiltà antiche come gli Etruschi, testimoniata dai numerosi ritrovamenti archeologici nei dintorni.

Al confine con il Lazio, Pitigliano si trova nella splendida e selvaggia Maremma grossetana, più precisamente nell’Area del Tufo, così definita proprio per l’alta presenza di questa roccia piroclastica largamente utilizzata come materiale da costruzione. Fa parte insieme a Sorano delle famose Città del Tufo.

Il borgo di Pitigliano

Il borgo di Pitigliano

Inserito fra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione, Pitigliano fu antico possedimento della famiglia Aldobrandeschi e successivamente passò ai Conti Orsini: potenti famiglie la cui eredità medievale e rinascimentale è apprezzabile con una piacevole passeggiata tra i vicoletti del borgo. A raccontarne la storia ci sono le possenti mura che cingono il centro storico e le porte d’ingresso, costruite ad opera della famiglia aldobrandesca; realizzati per volere degli Orsini furono Invece la Fontana delle Sette Cannelle, l’acquedotto mediceo e Palazzo Orsini, che ospita il Museo diocesano d’arte sacra e il Museo civico archeologico.

Numerosi sono anche gli edifici religiosi e di rilevanza artistica, come il Duomo di Pitigliano la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, la Chiesa di San Rocco – la più antica del borgo – e il Santuario della Madonna delle Grazie, che appena fuori dal paese offre una bellissima visuale panoramica su Pitigliano.

Fontana delle Sette Cannelle

Fontana delle Sette Cannelle

Varcata una delle antiche porte di accesso al borgo, si è pervasi da un’atmosfera unica che si alimenta anche della presenza dei graziosi risto,ranti dai sapori genuini e tradizionali che si alternano a boutique, negozi di artigianato e prodotti tipici; fra questi spiccano l’apprezzatissimo vino Bianco di Pitigliano, il Migliaccio e il dolce ebraico Sfratto dei Goym.

La cultura ebraica è parte integrante del patrimonio di Pitigliano, caratteristica che insieme al suo aspetto medievale gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “La piccola Gerusalemme”. La comunità ebraica si insediò a partire dal XVI secolo con la protezione della famiglia Orsini e oggi la sua influenza culturale e sociale si ritrova nel ghetto che ospita la Sinagoga, il forno delle azzime, il bagno rituale, la macelleria kasher, la cantina (dove viene prodotto il vino secondo le regole Kasher) e, appena fuori dal borgo, il cimitero.

Negozietti dai sapori tradizionali.

Negozietti dai sapori tradizionali.

Subito fuori dal centro storico si trova anche il Museo archeologico all’aperto Alberto Manzi, un percorso didattico istituito con lo scopo di valorizzare il patrimonio storico, archeologico e ambientale di Pitigliano: ospita in due aree distinte l’antica città etrusca, la necropoli e le vie cave.

Il ghetto ebraico.

Il ghetto ebraico.

Vale la pena dare un’occhiata, oltre a Pitigliano, ai suoi dintorni: Dopo essersi immersi nella storia e degustato i sapori più tipici, è giunto il momento di dedicarsi ad un altro tipo di benessere. Già famosa per le Terme di Saturnia, in quest’area si trovano le sorgenti benefiche delle Terme di Pitigliano, l’occasione perfetta per concludere una bella giornata nel più totale relax.

Cosa vedere a Pitigliano:

  • Il centro storico medievale con le sue viuzze, botteghe e ristorantini.
  • Palazzo Orsini, il Museo diocesano d’arte sacra e il Museo civico archeologico.
  • La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.
  • Il ghetto ebraico e il cimitero.
  • Il Museo archeologico all’aperto Alberto Manzi.
  • Le Terme di Pitigliano.

Pitigliano

La piccola Gerusalemme

Terme di Pitigliano

Come arrivare

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L’isola del Giglio, cosa vedere

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque…

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata

Giglio porto

Giglio porto

Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque tirreniche con la sua modesta dimensione e il suo immenso splendore. Salpando da Porto Santo Stefano e man mano che il traghetto si avvicina alla costa, il mare passa dal blu intenso delle profondità all’azzurro cristallino delle calette, che invitano a tuffarsi per un bagno ancor prima di essere arrivati.

Si scorgono poi le enormi lastre di granito che lisce e sinuose si incuneano nelle acque e si nota la dimensione marittima del pittoresco porto, composto da vecchie case colorate con le tonalità mediterranee; alzando lo sguardo, l’antico castello domina l’isola da uno dei suoi poggi più alti, e merita assolutamente una passeggiata fra le sue viuzze simili a un labirinto. Edificato intorno al secolo XI e successivamente fortificato, ha resistito a circa mille anni di incursioni piratesche, anche a quelle del temibile corsaro Barbarossa.

Tramonto all'isola del Giglio

Tramonto all’isola del Giglio

All’Isola del Giglio sulle spiagge c’erano e ci sono pescatori e contadini, c’è vita marina e di montagna: il Poggio della Pagana è il più alto con i suoi 496 m. di altezza; fra i borghi ci sono Giglio Porto e Giglio Castello a ricordare le due anime della popolazione e sulla costa occidentale la frazione di Campese, nato a scopi principalmente turistici. Tra costa ed entroterra è possibile godere di paesaggi unici, dove uomo e natura hanno collaborato in armonia. Gran parte dell’isola è stata inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano  a tutela della flora e della fauna, marina e terrestre.

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

L’isola esplode di vita si anima di tonalità pastello e profumi soprattutto in primavera, con le tipiche essenze della macchia mediterranea e grazie anche alla presenza di boschetti di leccio, una particolarità rara nelle altre isole dell’arcipelago. Questi habitat ospitano specie animali poco diffuse e da salvaguardare come le berte e il falco pellegrino, tra le specie avi faunistiche, e i mufloni tra  i mammiferi. Sono luoghi da scoprire al ritmo dei propri piedi, attraverso la rete sentieristica ben diramata dell’isola.

Le escursioni nell’Isola del Giglio sono numerose, ve ne proponiamo qui alcune:

  • Ascesa a Giglio Castello

Partendo dal porto, si prende la stradella asfaltata in salita che lo congiunge al castello; all’innesto con la strada principale, si attraversa e poco dopo la curva si incontra il bivio sulla sinistra, dal quale diparte l’antica mulattiera che univa i due centri abitati. Tutto in salita e anche abbastanza ripida, ma all’ombra di una piacevole leccetta, il percorso si snoda quasi interamente sul lastricato dei tempi che furono di questa via di comunicazione; salendo ulteriormente, il bosco di lecci lascia spazio a magnifici panorami sulla baia dell’Arenella e la Caletta. In circa 45 minuti si sbuca alla cinta muraria del castello.

  • Punta del Faraglione

All’estremità sinistra (guardando il mare) della spiaggia del Campese parte il sentiero che conduce alla punta del Punta del Faraglione; attraverso una bella macchia di leccio e bellissime vedute panoramiche sulle scogliere e sulla baia del Campese, il percorso termina di fronte a un pinnacolo di roccia calcarea che sembra essere il gemello del faraglione che si erge dal mare. Una facilissima e panoramica escursione di circa 20 minuti all’andata e altrettanti per il ritorno, con un solo tratto dove prestare un po’ d’attenzione, organizzato con corde corrimano d’aiuto. Perfetto per l’ora del tramonto per paesaggi indimenticabili.

  • Faro di Capel Rosso

Dalla piazza principale di Giglio Castello, si prosegue verso sud; poco dopo, sulla sinistra, ha inizio una stradella asfaltata in salita ma all’ombra di una bella pineta. La strada poi si fa sentiero, che puntando sempre verso sud, conduce al faro di Capel Rosso in circa 2 ore e mezzo di cammino. L’itinerario è segnalato e offre bellissimi scorci, procedendo a mezza costa tra la ricca vegetazione mediterranea. Arrivati alla punta di Capel Rosso sarete sul lembo di terra più meridionale dell’isola, dove si staglia il bellissimo faro e, ai suoi lati, si ammirano le spettacolari scogliere erose dall’azione del mare.

Cala Schizzatoio

Cala Schizzatoio

Itinerario A/R Giglio Porto – Giglio Castello

Lunghezza percorso: circa 4.0 km

Dislivello in salita: 350 mt

Grado di difficoltà: medio (per la salita)

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R punta del Faraglione

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R Faro di Capel Rosso

Lunghezza percorso: circa 13.0 km

Dislivello in salita: 550 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino

Siti utili:

http://www.islepark.it/

https://www.giglioinfo.it/

http://isoladelgiglio.it/it/

Come arrivare

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Un tuffo ai Bagni San Filippo, le terme libere

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco. Nella Val d’Orcia, le terme di…

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco.

Nella Val d’Orcia, le terme di san Filippo sono una vera chicca per gli appassionati di  natura e trekking nel bosco. Infatti, nel corso degli anni, flussi di acqua sulfurea hanno creato uno scenario unico: cascate e vasche spiccano tra la rigogliosa vegetazione, abbracciate da formazioni calcaree così bianche e suggestive da sembrare un nevaio caldo.

La famosa balena bianca

La famosa balena bianca

Questa località, chiamata Fosso Bianco, è abbastanza estesa ma di facile accesso: si parcheggia nel borgo lungo l’omonima via e ci si inoltra nel bosco seguendo un sentiero segnalato, che conduce in breve tempo alle prime vasche. L’acqua non è molto profonda, né calda; le vasche migliori si trovano più avanti, dove la temperatura è più alta: è qui che la Balena Bianca sorveglia e protegge le vasche, vegliando sui bagnanti. Si tratta di un’imponente formazione calcarea che per la sua forma ricorda, appunto, una balena. Piccole cascate scendono dalle sue balze direttamente nelle piscine naturali, creando un’atmosfera magica.

L’area e le vasche di Fosso Bianco sono ad accesso libero, mentre un albergo termale presente nel bel borgo offre innumerevoli servizi dove l’acqua è protagonista.

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Oltre alla citata balena bianca e alle terme, nei paraggi di questo luogo magico troverete la Grotta di San Filippo, una piccola cappella interamente scavata nella pietra dove il santo si nascose dopo aver rifiutato la prestigiosa elezione a Papa. Alcuni testi risalenti alla fine del ‘400 raccontano che Filippo, dopo essersi nascosto, usò un bastone per colpire una roccia: l’acqua sulfurea cominciò a sgorgare, dando origine alla prima fonte dei Bagni. Un segno di riconoscenza del santo verso le comunità del luogo, che lo avevano accolto e sostenuto.

La grotta di San Filippo

La grotta di San Filippo

Al di là della leggenda, Bagni San Filippo e le terme libere sono un luogo di riposo e armonia. Insieme a Bagno Vignoni  è uno dei tesori termali della Toscana che nascono alle pendici di un antico vulcano, il Monte Amiata. In pochi chilometri il paesaggio cambia e inoltrandosi in boschi freschi e rigogliosi si ha la sensazione di trovarsi a passeggiare in un altro tempo e in un’altra Toscana.

Info utili:

Non è necessaria una particolare attrezzatura, ma delle scarpe adeguate (da ginnastica o da trekking) sono consigliate per far fronte al sentiero a tratti sconnesso.

Sito web:  www.bagnisanfilippoterme.it

Come arrivare:

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Bagno Vignoni: cosa vedere

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni. Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe. Se ancora vi…

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe.

Se ancora vi state chiedendo se merita una visita, dovete sapere che questo piccolo borgo medievale  è uno dei simboli della Val d’Orcia, una tappa quasi obbligata per il turismo termale e naturalistico lungo l’antica via Francigena.

I cipressi della Val d'Orcia

I cipressi della Val d’Orcia

Il minuscolo borgo prende vita intorno alla suggestiva Piazza delle Sorgenti  occupata interamente dalla piscina termale di BagnoVignoni, una grande vasca di acqua sulfurea, che negli anni è diventata un simbolo di questa zona e in diverse occasioni set cinematografico. Le caratteristiche stradine che circondano la piazza le regalano scorci e angolazioni da fotografare, di cui ovviamente la vasca è assoluta protagonista.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Non lontano dal centro abitato, ci si può avventurare lungo un breve sentiero che segue il corso delle acque che fuoriescono dalla vasca e si dirigono verso antichi bacini. I torrenti che scivolando lungo le pareti e i terreni rocciosi creano solchi e piccole cascate, delineando naturalmente un percorso che conduce verso il Parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

I quattro mulini di epoca medievale si caratterizzano per due aspetti unici: non solo, infatti, non furono costruiti, bensì scavati interamente nella roccia, ma soprattutto erano gli unici in grado di lavorare anche in estate, quando i fiumi in secca impedivano il funzionamento delle altre costruzioni. Il Parco dei mulini di Bagno Vignoni vantava una posizione strategica: i suoi mulini erano infatti raggiunti e alimentati da una corrente termale costante, che non risentiva dell’avvento dell’estate. Unico inconveniente, la temperatura di circa 50° alla sorgente, con cui i lavoratori erano obbligati fare i conti.

Il Parco dei Mulini.

Il Parco dei Mulini.

Il sentiero di ritorno, più uniforme e meno impegnativo, riporta il visitatore nei pressi della piazza, lasciandolo libero di rilassarsi e godersi un bagno in una delle strutture termali attrezzate di Bagno Vignoni. Oltre il Parco dei Mulini ci sono anche delle vasche ad accesso libero, basti tener presente che le loro acque sono meno calde rispetto a quelle degli stabilimenti, a causa della maggiore distanza dalla sorgente. In entrambi i casi, è affascinante sapere che si sta beneficiando delle stesse acque scelte secoli fa anche da Lorenzo De’ Medici.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Perennemente avvolto dalla leggera nebbia che si alza dalla piscina termale di bagno Vignoni, il piccolo centro abitato è un luogo magico all’interno di un territorio già patrimonio UNESCO. Un borgo unico nel suo genere, che insieme a Bagni San Filippo si può definire un gioiello della Val d’Orcia terme

Una visita a Vignoni Alto completa il tour: il borgo dista pochi minuti in auto dall’area termale ed è raggiungibile anche a piedi percorrendo la Via Francigena. Il castello e la torre dominano la valle e regalano una vista impareggiabile sulla campagna, un panorama mozzafiato a cui la bellissima e iconica porta medievale fa da cornice.

Bagno Vignoni, cosa vedere, info utili:

L’ingresso al Parco dei Mulini di bagno Vignoni è gratuito.

Come arrivare

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Cosa visitare a Grosseto in un giorno

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana. Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore…

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana.

Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore della Maremma

Se vi state chiedendo cosa visitare a Grosseto, leggete le prossime righe con attenzione!

Il corso di Grosseto

Il corso di Grosseto

Raccolta all’interno di antiche mura medievali, Grosseto è il capoluogo e il più importante centrodella Maremma per attività di interesse culturale e per lo shopping. La città si trova a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia e dalla costa, e un tour del centro storico permette di visitarla in giornata.

Si parte da Porta Nuova, punto d’inizio di Corso Carducci: è la via principale del centro, strada dello shopping cittadino che tra negozi e attività storiche conduce fino a Piazza Dante, meglio nota col suggestivo nome di Piazza delle Catene.

Un loggiato di portici delimita con eleganza una metà della piazza, e volge lo sguardo verso Palazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia, e verso la navata del Duomo di San Lorenzo. L’edificio è il monumento più importante della città, la cui facciata in marmo bianco e rosa si impone con delicatezza allo sguardo. Al centro della piazza, la statua del granduca Leopoldo II di Lorena commemora la bonifica dell’area e la sconfitta della malaria avvenute nel 1846.

Ad eccezione di Corso Carducci, qualsiasi via si imbocchi dalla piazza conduce nel quadrilatero della night-life grossetana:  qui se vi chiedete cosa mangiare a Grosseto,  numerosi ristoranti e pizzerie popolano Via Ricasoli e Via San Martino, mentre caffè, pub e lounge bar si trovano in Piazza Mensini e Piazza del Sale. Quest’ultima è una tappa obbligata per chiunque voglia salire sulle mura antiche a passeggiare lungo i bastioni, un’ottima attività se state pensando a cosa fare a Grosseto con i bambini, oppure scendere sottoterra e attraversare un sotterraneo che sbuca nei celebri giardini di via Ximenes, tragicamente legati al bombardamento avvenuto il Lunedì di Pasqua del ’43 durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Cassero Senese

Il Cassero Senese

Se il tempo lo permette, Grosseto e dintorni offrono numerose esperienze outdoor; l’area archeologica di Roselle è un percorso nella storia più antica della zona, mentre il Parco Naturale della Maremma si estende per ettari lungo la costa e suscita uguale meraviglia in chi cerca il relax e chi l’avventura.

E se la giornata è grigia e piovosa,  i centri commerciali Maremà e Aurelia Antica offrono riparo e passatempi per grandi e piccini.

Cosa visitare a Grosseto: cultura, intrattenimento e appuntamenti

  • Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Piazza Beccarini, 3
  • Museo di Storia Naturale della Maremma – Strada Corsini, 5
  • Chiesa di S. Francesco + Giardino dell’Archeologia – Piazza San Francesco, 2
  • Teatro degli Industri – Via G. Mazzini, 89
  • Teatro Moderno – Via Tripoli, 33
  • FAQ – live club, musica dal vivo
  • Mercato locale – tutti i giovedì nelle vie del centro storico
  • Fiera del Madonnino – fine aprile, Loc. Madonnino (Braccagni)
  • Locanda de’ Medici – ristorante tipico, Piazza del Popolo, 5

Come arrivare

 

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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Il Giardino dei Tarocchi: una meraviglia tra sogno e realtà

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio Chi ha visitato e…

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio

Chi ha visitato e apprezzato il Parque Guell di Gaudì a Barcellona o il più vicino Parco dei Mostri di Bomarzo sarà lieto di sapere che esiste un altro parco, e si trova in Toscana: sperduto nell’infinito orizzonte della Maremma Toscana, Il Giardino dei Tarocchi riluce di statue, specchi e mosaici.

Nato da un sogno impossibile di Niki de Saint Phalle, il Giardino è una meta turistica di grande successo, adatto a grandi e piccini. Ma attenzione: è aperto solo mezza giornata, da aprile a ottobre.

Alcune delle sculture al suo interno

Alcune delle sculture al suo interno

Sono ventidue le grandi statue che si nascondono nella fitta vegetazione del parco, tutte ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Alcune, come la Papessa e il Mago, si ergono senza timidezza già dalla piazza centrale, altre devono essere scoperte addentrandosi nei due suggestivi ettari di terreno che fanno da cornice al tutto. Altre ancora hanno avuto la funzione di vere e proprie abitazioni per i costruttori che si sono susseguiti – Niki compresa, ovviamente.

Sono composte da acciaio e cemento e ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate. Il senso che pervade durante la visita è di assoluto incantesimo, mistero, esoterismo

Le sculture

Le sculture

Niki ha dedicato al Giardino tutte le energie possibili. La costruzione ha avuto inizio nel 1977, proseguendo per più di diciassette anni. In moltissimi hanno reso possibile la sua realizzazione tra addetti ai lavori, un’equipe di nomi famosi dell’arte e cittadini entusiasti del progetto.

La forza

La forza

Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi con lo scopo di preservare e mantenere l’opera da lei realizzata. Il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico; tuttavia visitando il parco si nota che non sono stati terminati alcuni interventi e che una statua è incompiuta: ciò a causa della scomparsa dell’artista nel 2002.

Una sua curiosa volontà è l’assoluto divieto di vistare il parco accompagnati da una guida, così da lasciare libera interpretazione a ciascun visitatore.

Il modo migliore per riflettere sulle sculture e i loro misteri è senz’altro davanti ad un buon bicchiere di vino toscano bevuto in una terrazza di Capalbio, ammirando il tramonto, le case colorate e l’orizzonte, e portando ancora con sé un po’ della magia del Giardino

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Orari di apertura

Dal 1 aprile al 15 ottobre ,Lun-Dom dalle 14:30 alle 19:30

Ingresso

Biglietto intero € 12,00, ridotto € 7,00

Ingresso gratuito per bambini con età inferiore a 7 anni e persone disabili

Mappa interattiva del parco

Come arrivare

qualche foto

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Roselle, il fascino archeologico di una passeggiata nel tempo

Roselle: percorsi di un sito archeologico sconosciuto ai più. Un tuffo nel passato a soli 20 minuti dal mare di Castiglione della Pescaia “Una solitudine selvaggia di pietre e di cespugli spinose – tana della volpe e del cinghiale, del serpe e della lucertola – visitata solo dal mandriano e dal pastore…” così George Dennis, diplomatico ed erudito inglese del XIX secolo, descrisse la cittadina di Roselle in occasione di una visita in Maremma. Roselle conserva ancora un fascino selvaggio e d’altri tempi, a cui si…

Roselle: percorsi di un sito archeologico sconosciuto ai più. Un tuffo nel passato a soli 20 minuti dal mare di Castiglione della Pescaia

“Una solitudine selvaggia di pietre e di cespugli spinose – tana della volpe e del cinghiale, del serpe e della lucertola – visitata solo dal mandriano e dal pastore…” così George Dennis, diplomatico ed erudito inglese del XIX secolo, descrisse la cittadina di Roselle in occasione di una visita in Maremma.

Roselle conserva ancora un fascino selvaggio e d’altri tempi, a cui si aggiunge l’interesse storico della vicina Area archeologica (MiBAC). Sotto la gestione del Polo Museale della Toscana, il sito è semplice da raggiungere, distante solo una decina di chilometri da Grosseto lungo la statale per Siena. Il percorso all’interno è di circa 2 km e svela i resti delle civiltà che fin dalla Preistoria hanno frequentato queste terre: le visite guidate con esperti del territorio e le escursioni che vi si possono fare rappresentano un must do per gli amanti di archeologia.

Roselle, area archeologica

Roselle, area archeologica

È a partire dal VII secolo a.C. che si riscontrano tracce di civiltà stabili: i colli di Roselle e Vetulonia dominavano la valle da una posizione strategica, dove la presenza del fiume Ombrone rappresentò un’opportunità di commercio con la Val d’Orcia e la parte più interna dell’Etruria.

Roselle, area archeologica

Roselle, area archeologica

Dalla sua altura, Roselle è stata testimone di importanti cambiamenti. Dove ora si estende la valle, un tempo vi erano acqua e lagune: il lago Prile è oggi solo un ricordo; soggetto a opere di bonifica, dello specchio d’acqua resta un riflesso nella memoria di Roselle. 

L'area archeologica vista dall'alto

L’area archeologica vista dall’alto

Ma di un passato ancora più remoto rimangono invece numerose tracce: il principale complesso museale e le mura di terrazzamento percorribili raccontano di quando la zona era una delle più importanti città etrusche. Passeggiando in cima a queste antiche costruzioni, lo sguardo domina la campagna e il panorama: è un regalo al visitatore, che si trova improvvisamente trasportato indietro nel tempo e nella storia, lontano da un presente frenetico e sotto un cielo che sembra ancora appartenere ad altri tempi.

Roselle, area archeologica

Roselle, area archeologica

Colonizzata in età imperiale, a Roselle i romani hanno lasciato in eredità un importante primato: qui, infatti, sorge il più antico stabilimento termale della Maremma.  Ma nel Medioevo, l’abbandono. La diocesi fu spostata a Grosseto, e Roselle si trasformò, giorno dopo giorno, nel sito archeologico che è oggi.

Particolare di una pavimentazione

Particolare di una pavimentazione

Al termine della passeggiata nel tempo e nella natura è possibile trascorrere una piacevole serata nella vicina Cava di Roselle; si tratta di una cava dismessa che ospita un bellissimo giardino sede di feste ed eventi, dalla cui terrazza si può godere di un panorama mozzafiato sulla Maremma.

Area archeologica 

Aperto tutti i giorni secondo l’orario stagionale. Per informazioni: 0564-402403 / +39 335-1450361

Cava di Roselle

Per informazioni: +39 348-4800409 / info@cavaroselle.net

Dove dormire

Puntala Camp & Resort

Come arrivare 

 

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Sassetta: natura, terme e relax

Sassetta è una storia di pietre e acque termali nel cuore della Val di Cornia, una meta da scoprire tra una passeggiata nel borgo e un bagno di benessere. Lasciandosi…

Sassetta è una storia di pietre e acque termali nel cuore della Val di Cornia, una meta da scoprire tra una passeggiata nel borgo e un bagno di benessere.

Lasciandosi alle spalle gli orizzonti di mare che sfiorano San Vincenzo, lo sguardo si perde oltre le colline verdi che racchiudono lo spirito autentico della Maremma. Sassetta è posta là, dove si domina la vallata, immersa nel silenzio di una Toscana che ha conservato i ritmi di una volta, quelli lenti e selvaggi che raccontano un rapporto schietto e armonico tra uomo e natura.

Sassetta: vista panoramica del borgo

Sassetta: vista panoramica del borgo

Una volta arrivati a Sassetta il mare è ormai lontano, distante una ventina di minuti in auto dalla costa di San Vincenzo e da Marina di Castagneto Carducci, e un’aria diversa inonda il visitatore. È un’atmosfera fresca, fatta di genuinità e bellezza.

Tanto affascinante e rilassante in superficie quanto ricca e attiva sotto terra: a Sassetta si estrae il marmo rosso, pietra che scultori e scalpellini da sempre modellano per arricchire chiese, dimore ed edifici, così come le stesse strade del borgo. Questa opere, che dal rosso sfumano verso il rosa, si lasciano ammirare passeggiando tra le case in pietra, suggestive abitazioni di una volta.

Uno dei primi scorci appena entrati nel borgo di Sassetta.

Uno dei primi scorci appena entrati nel borgo di Sassetta.

Le colline marmoree di Sassetta custodiscono una storia antichissima, rintracciata grazie alla presenza delle numerose ammoniti, conchiglie fossili di animali invertebrati che risalgono al Cretaceo.

Ma le viscere di questa terra non hanno dato origine soltanto al pregiato marmo rosso: il sottosuolo ribolle e porta in superficie il suo calore tramite sorgenti di acqua termale. Dopo un’interessante visita del centro storico, non c’è niente di meglio che immergersi nelle acque rigeneranti, note da sempre per la loro azione sul relax e sul benessere

Relax e natura alle terme

Relax e natura alle terme

Non lontano dal borgo, appena una decina di minuti in macchina, incastonato nella natura incontaminata del parco di Poggio Neri, si trova lo stabilimento termale e l’azienda agricola “La Cerreta”, riunite in un unico organismo biodinamico. Un podere lontano dai ritmi frenetici della quotidianità, dove soddisfare tutti e cinque i sensi: abbandonandosi alla calma nelle terme e gustando prodotti genuini, rigenerandosi a contatto con la natura e i suoi placidi paesaggi, facendo esperienza diretta della vita da fattoria e dei suoi animali.

Cosa fare a Sassetta in breve:

  • Passeggiare tra le strade del borgo e godersi i suoi panorami;
  • Visitare la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo e la rassegna permanente d’arte sacra;
  • Visitare il Museo del Bosco e intraprendere il percorso botanico e la via del carbone, che corrisponde al sentiero 102 intorno al vicino Monte Bufalaio;
  • Conoscere l’arte di Sassetta attraverso i percorsi allestiti nel centro storico e nel bosco, con le opere delle diverse edizioni del Simposio di Scultura;

Fare escursioni nel parco forestale di Poggio Neri: la rigogliosa area naturale che lambisce Sassetta, caratterizzata dalla presenza del castagno, è attraversata da sentieri trekking e per passeggiate a cavallo.

Percorso botanico Sassetta, scarica la traccia gpx

Informazioni utili:

Terme di Sassetta

Comune di Sassetta

Dover dormire: Puntala Camp & resort

Come arrivare:

Qualche foto
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Il Parco delle Biancane o la Valle del Diavolo?

Soffioni! Bulicami! Putizze! Mofete! Sembra l’incipit di un incantesimo stregato, e forse le streghe hanno davvero il loro bel da fare nella Valle del Diavolo! Ci troviamo vicino a Monterotondo…

Soffioni! Bulicami! Putizze! Mofete!

Sembra l’incipit di un incantesimo stregato, e forse le streghe hanno davvero il loro bel da fare nella Valle del Diavolo!

Ci troviamo vicino a Monterotondo Marittimo, nel Parco delle Biancane, un luogo dai contorni sinistri, dove i muri fumano e il bianco del terreno si confonde con vapori di zolfo e segreti. Un luogo dove l’acqua ribolle, i vapori caldi ti scottano il viso e ti sussurrano all’orecchio sibili strani, quasi richiami infernali, e il terreno è adesso bianco come la neve, o rosso intenso a ricordare il fuoco dell’inferno.

Vi consigliamo di visitarlo nel pieno giorno, all’imbrunire diventa un luogo spettrale.

Ma andiamo con ordine.

Per trovare il Parco delle Biancane dovrete dirigervi verso Monterotondo, un piccolo paesino dell’entroterra della Maremma Toscana, e prendere come riferimento la strada che conduce al villaggio dei Lagoni: all’incrocio troverete le indicazioni per il parco.

Le indicazioni per arrivare all’entrata del sito geologico

Ed ecco che passata la prima curva i muri inizieranno a fumare e alla vista apparirà il Lagone Cerchiaio con i suoi affluenti infernali che portano acqua calda.

Canalette di acqua calda

Se vi addentrate nel percorso, arrivati al piazzale, accedete alle scalette e troverete la sorgente di Chiorba, dove l’acqua ha una temperatura di “solo” 50 gradi. Proseguite in salita ed ecco le putizze e le fumarole che si presentano ai vostri occhi.

A proposito, ancora non vi abbiamo chiarito il significato della formula magica “stregata”:

  • Putizze: emanazioni di vapore ricche di idrogeno solforato
  • Soffioni: getti di vapore dal terreno asciutto
  • Bulicami: raccolte fangose in continuo ribollimento dovuto ai gas endogeni
  • Mofete: emanazioni di anidride carbonica gorgoglianti in acqua

La laguna naturale

Proseguite nel tragitto fra le putizze e vedrete il terreno cambiare colore dal rosso intenso, al giallo ocra per finire con un bianco luminoso.

La vegetazione? Piccole piante che si sono adattate al clima stravolgendo misteriosamente la loro natura originaria. Da qui in 10 minuti potrete raggiungere la parte alta del Parco delle Biancane, da dove nelle giornate terse, potrete vedere la costa da Piombino a Punta Ala.

La costa vista dal Parco

La vista sul paesino di Monterotondo

A questo punto non vi resta che perdervi nei boschi intorno al Parco, i percorsi trekking sono numerosi e con diversi livelli di difficoltà. E se mentre camminate sentite rumori sinistri, sibili e sbuffi caldi– attenti che le streghe non vi stiano facendo uno dei loro scherzetti!

Qui trovate la mappa del percorso, ma potete reperire maggiori informazioni nel sito ufficiale del turismo del comune di Monterotondo Marittimo.

Il percorso delle biancane

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Galleria fotografica

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