Vacanze in Maremma

Tra gli ulivi e le rovine della Città di Cosa

Una passeggiata tra mura ciclopiche e ruderi di un’antica città, risalendo la collina che domina il golfo della Feniglia e regala un panorama ricco di secoli di storia. Nascosti nel…

Una passeggiata tra mura ciclopiche e ruderi di un’antica città, risalendo la collina che domina il golfo della Feniglia e regala un panorama ricco di secoli di storia.

Nascosti nel territorio della Maremma toscana si trovano luoghi ammantati di fascino e di mistero, che raccontano storie di secoli passati. Uno di questi è l’antica Città di Cosa, complesso archeologico che dal promontorio di Ansedonia guarda verso le spiagge bianche del Golfo della Feniglia.

Basta, infatti, una breve passeggiata per tuffarsi in una delle più belle viste di tutta la costa toscana. Il panorama che regala la Città di Cosa permette di immaginare le epoche in cui gli antichi Romani dominavano il mare da questa dolce altura cinta da mura imponenti.

Le rovine

Le rovine

Il nome, apparentemente bizzarro, deriva dal precedente Cusia o Cusi, un antico abitato etrusco posto più in basso sul versante della collina, che oggi probabilmente corrisponde all’odierna Orbetello. Le rovine che costituiscono la Città di Cosa sono invece di età romanica; sorgono immobili nella natura delineando un percorso che si snoda tra gli ulivi e i sentieri sterrati, e che costeggiando secolari e imponenti mura ciclopiche entra dentro antiche dimore.

L'interno delle rovine

L’interno delle rovine

Risalendo il fianco della collina una delle prime case importanti che si incontra è quella di Quintus Flavius, dalla quale si accede al Museo Archeologico Nazionale, che conserva e mette in mostra i reperti ritrovati nella zona. A cura del museo sono anche le iniziative culturali che si svolgono nell’area e tra le rovine di Cosa, grazie alle quali il complesso sembra svegliarsi dal torpore secolare che lo avvolge.

L'ingresso

L’ingresso

Proseguendo nella passeggiata si arriva alla suggestiva Casa dello Scheletro, dimora che deve il nome allo scheletro ritrovato al suo interno: non è certo a quale periodo appartenga, ma è possibile che le ossa risalgano addirittura al I secolo a.C., che vide la distruzione della Città di Cosa.

La vista che si gode dalla sommità dell’altura è il perfetto punto di arrivo dell’itinerario in salita: ai piedi della collina si distende il golfo della Feniglia con il suo sottile tombolo di sabbia bianca e il blu intenso del mare, a cui gli ulivi secolari fanno da cornice.

La vista sulla spiaggia della Feniglia

La vista sulla spiaggia della Feniglia

Per concludere l’itinerario si può scendere fino alla costa e scoprire i resti di un antico porto, con lo Spacco della Regina e la suggestiva Tagliata: si tratta di un canale artificiale costruito dai romani per impedire l’insabbiamento dell’area portuale, costituito da alte pareti rocciose transitabili solo nel tratto iniziale, ma assolutamente da non perdere per terminare la passeggiata con un pizzico d’avventura.

Museo Archeologico Nazionale  

Lunedì-Sabato e 1a Domenica del mese 8.15-16.30 da ottobre a marzo;.

Lunedì-Domenica 10.15-18.30 da aprile a ottebre.

L’ingresso all’area archeologica dell’Antica Città di Cosa è gratuito.

L’ingresso al Museo Archeologico Nazionale: biglietto 2 €

Come arrivare:

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Massa Marittima, un gioiello tra le Colline Metallifere

Tra storia, arte e natura nella più bella cornice maremmana, il borgo medievale di Massa Marittima, è una tappa da non perdere. Nel cuore delle Colline Metallifere grossetane, un’antica perla…

Tra storia, arte e natura nella più bella cornice maremmana, il borgo medievale di Massa Marittima, è una tappa da non perdere.

Nel cuore delle Colline Metallifere grossetane, un’antica perla si fa spazio tra i rilievi dell’Antiappennino toscano. Le radici di Massa Marittima sono legate all’epoca etrusca, ma fu nel Medioevo che le vicine miniere di rame, pirite e argento fecero la fortuna della città, e allo stesso periodo si deve il nome: Massa Metallorum, la città dei metalli.

Arte, architettura e storia a Massa Marittima

Arte, architettura e storia a Massa Marittima

L’area delle Colline Metallifere è un territorio dove il verde della vegetazione si alterna a zone brulle e a grigie collinette di metalli che creano un’affascinante mescolanza di forme e colori. Già gli Etruschi avevano compreso e utilizzato le risorse della zona, così come fecero anche le popolazioni successive fino al secondo dopoguerra, di cui Massa Marittima conserva la storia: qui si può visitare il Museo della Miniera, una delle Porte del Parco Nazionale delle Colline Metallifere.

Si tratta di un coinvolgente itinerario di interesse geominerario all’interno di gallerie che riproducono realisticamente l’ambiente e la vita dei minatori, in un percorso che trova continuità e arricchimento nella visita al museo della vicina Gavorrano, dove è possibile scendere nelle profondità della miniera.

La miniera di Gavorrano

La miniera di Gavorrano

Tra le bellezze artistiche della città, la Cattedrale di San Cerbone si innalza imponente nella piazza principale del borgo: è uno splendido esempio di stile romanico, così bianca da abbagliare lo spazio circostante, dove spiccano anche altri edifici storici del potere politico ed economico. Da visitare sono il Palazzo del Podestà, il Palazzo del Comune, la Loggia del Mercato, la Zecca, il Palazzo dell’Abbondanza.

Nel Palazzo del Podestà si trova il Museo Archeologico, che propone un viaggio nella storia dal paleolitico all’età etrusca e dove è custodita la preziosa statua-stele di Vado all’Arancio, esempio unico di questo tipo in tutta la Maremma, proveniente dagli scavi effettuati presso il villaggio del lago dell’Accesa. Questo specchio d’acqua limpida immerso nel verde fa parte del Parco Archeologico e si trova a pochi chilometri da Massa Marittima, in un ambiente dall’alto pregio naturalistico.

Il Palazzo del Podestà, che ospita il Museo Archeologico

Il Palazzo del Podestà, che ospita il Museo Archeologico

Una linea immaginaria divide Massa Marittima nella parte bassa o Città Vecchia, dove spiccano il duomo e i palazzi del potere, e la parte alta o Città Nuova che risale alla fine del ‘300. Quest’ultima sorge sopra il colle che sovrasta gli intricati vicoli del borgo antico, circondata da un’altra cinta di mura ben conservata, che trova il simbolo della sua potenza nella Torre del Candeliere.

Salire le sue scalinate è d’obbligo per avere un panorama mozzafiato su Massa Marittima e i suoi dintorni; l’accesso si trova nel quattrocentesco Palazzetto delle Armi, che ospita anche il Museo di Arte e Storia delle Miniere.

Per gli amanti dell’arte una tappa è da riservare al Museo di Arte Sacra, ubicato nella parte nuova della città e custode di tesori provenienti dal convento agostiniano di San Pietro all’Orto, con opere del Lorenzetti, del Sassetta e di Giovanni e Andrea Pisano.

Il borgo antico è inoltre costellato da graziosi negozietti di artigianato e ristoranti dove gustare i prodotti genuini tipici della Maremma, accompagnati da un ottimo bicchiere di vino: una combinazione perfetta per soddisfare tutti e cinque i sensi e passare un weekend indimenticabile.

Massa Marittima, cosa vedere:

  • Il Museo delle Miniera del Parco Nazionale delle Colline Metallifere.
  • La Cattedrale di San Cerbone e i palazzi di Piazza Garibaldi.
  • Il Museo Archeologico.
  • Il lago dell’Accesa.
  • La Torre del Candeliere.
  • Il Palazzetto delle Armi e il Museo di Arte e Storia delle Miniere.
  • Il Museo di Arte Sacra.
  • Le tipiche viuzze e pausa del gusto nei ristoranti del borgo antico.

Come arrivare:

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Vitozza: la città perduta da esplorare

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte. Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo…

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte.

Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo caratterizzano un’area densa di fascino, storia e bellezza, dove si trovano piccoli gioielli di edilizia tufacea e boschi rigogliosi. Oltre ai centri abitati, racchiusa nel Parco Archeologico si trova anche una città fantasma, così antica da essere ormai perfettamente integrata nel paesaggio naturale. Si tratta dell’insediamento rupestre di Vitozza.

L'insediamento rupestre di Vitozza

L’insediamento rupestre di Vitozza

Visitare Vitozza significa entrare un luogo dove la mano dell’uomo non si stende più da molto tempo: ci si muove come ospiti in un’antica dimora fatta di stradine, grotte e resti di antichi castelli sospesi nel tempo.
Quest’area è stata un insediamento umano abitato fin dalla preistoria. Circa 200 grotte testimoniano il successivo passaggio degli etruschi, che destinarono queste aperture nella pietra agli usi più svariati: da stalle per il bestiame, a necropoli, ad abitazioni vere e proprie; addentrarsi nelle grotte è come avventurarsi in cunicoli antichi e affascinanti, veri esploratori alla ricerca di un tesoro.
Dell’epoca romana rimangono invece tracce di antiche strade e vie di comunicazione, mentre ciò che resta della chiesa e le mura dei due castelli richiamano i secoli medievali, fatti di fortezze e dimore signorili.

Ruderi della chiesa medievale.

Ruderi della chiesa medievale.

Come Vitozza sia diventata la “città di pietra” silenziosa e spopolata lo si deve alle invasioni barbariche prima e alla contesa del territorio poi, quando nel Quattrocento i senesi abbatterono gran parte degli edifici affinché non cadessero in mano alla famiglia Orsini.

Da quel momento Vitozza rimase un covo di briganti spogliato dell’antica importanza, vittima di un lento abbandono destinato a sfociare nel totale spopolamento. La natura, infine, ne ha preso possesso, e ancora oggi domina la città di pietra.

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

Seguendo i sentieri e i percorsi che guidano alla scoperta di Vitozza ci si imbatte in un raggruppamento di grotte dall’aspetto alquanto inusuale: piccole nicchie riempiono le loro mura, regalando un effetto di stile decorativo che mal si concilia con l’uso a cui probabilmente erano destinate. Forse nate come “scaffali” per riporre le ceneri dei defunti, queste rientranze sono note con il nome di colombari e venivano usate in epoca medievale per l’allevamento dei volatili.

Le grotte vicino al colombaio

Le grotte vicino al colombaio

Dopo la visita a Vitozza si può proseguire andando verso le Città del Tufo e scoprire la vicina e suggestiva Sorano, con il suo centro abitato arroccato in posizione rialzata a dominio del territorio circostante.

Se invece ci si vuole immergere ancora di più nella macchia mediterranea si possono percorrere le Vie Cave; si tratta di strade nascoste dalla vegetazione e strette tra alte pareti rocciose, che un tempo facevano parte dell’ampia rete viaria degli Etruschi e che sono la degna conclusione di un itinerario alla scoperta della Maremma più antica.

Parco Archeologico Città del Tufo

Tel. 0564-614074, 0564-633023

E-mail: info@leviecave.it

Le aree del Parco sono sempre aperte e ad ingresso libero.
A partire dal mese di aprile e fino al mese di settembre l’ingresso è di €2,00 nei giorni di sabato e domenica, nei festivi e nei ponti.

Come arrivare

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I Butteri della Maremma, custodi di antichi mestieri

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame. Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è…

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame.

Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è da secoli mandriani dediti al lavoro. Cappelli e stivali richiamano subito alla mente l’immagine del cowboy toscano; quella del Buttero è una figura che risale a tempi antichissimi, un mestiere già noto ai tempi degli Etruschi la cui origine si perde nella notte dei tempi.
L’immagine che oggi si conserva è legata ai latifondisti che governavano su vasti territori, possedendo mandrie di vacche maremmane che andavano preservate da paludi e predatori; i Butteri seguivano instancabili le bestie a loro affidate, cavalcando per lunghi chilometri, vegliando nelle fredde notti, recuperando gli animali che si smarrivano.

Le vacche Maremmane

Le vacche Maremmane

Anche se il lavoro del mandriano è quasi scomparso, ancora oggi i Butteri della Maremma sono considerati tra i migliori domatori di cavalli bradi in Italia.

Ogni anno alcune associazioni mettono in scena i riti, le usanze e i costumi che hanno sempre caratterizzato queste figure. Tra le manifestazioni, ad esempio, il 15 di agosto si svolge ad Alberese – frazione della provincia di Grosseto adiacente al Parco Regionale della Maremma [link articolo sul parco della Maremma] – il Rodeo della Rosa: due squadre di Butteri a cavallo, dotati dell’immancabile cappello e di una rosa sulla spalla, si sfidano nel tentativo di collezionare quante più rose possibili strappate all’avversario.

Una curiosità: nel 1890, dei cowboys americani arrivati in Italia con il circo Wild West Show (ispirato dalla figura di Buffalo Bill) sfidarono i Butteri della Maremma nelle comuni abilità a cavallo: i mandriani toscani vinsero la sfida, imprimendo con le loro gesta l’idea di una Toscana selvaggia, caparbia e impareggiabile.

Buttero

Buttero

Se pensare a cowboys a cavallo e sterminate lande naturali fa crescere lo spirito di avventura, allora una visita alle Bandite di Scarlino è l’ideale: si tratta di una riserva naturale, un’area protetta dove la macchia mediterranea si estende per 9000 ettari tra la campagna e la costa, con panorami mozzafiato su spiagge e scogliere.

Le Scarline sono perfette per lunghe passeggiate a cavallo, assaporando la libertà di cavalcare nella natura e scendere fino al mare, immaginandosi, almeno per un po’, Butteri in cerca della mandria.

Per info sugli spettacoli:

Associazione Butteri d’Alta Maremma:  postmaster@butteri-altamaremma.com

Come arrivare:

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Follonica, cosa vedere: MAGMA, il Museo delle Arti in Ghisa della Maremma

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica. Follonica, cosa vedere? A 20 minuti…

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica.

Follonica, cosa vedere?
A 20 minuti da Punta Ala, questa cittadina è nota principalmente come stazione balneare, per le spiagge, i ristorantini e le offerte a misura di bambino. Ma questa località non è solo mare e tintarella: nel cuore del suo centro abitato è custodita una storia fatta di passione e arte, quella legata all’industria siderurgica. Il MAGMA, l’innovativo Museo delle Arti in Ghisa della Maremma, tutt’oggi fa pulsare questo cuore.

Il museo racconta con un viaggio interattivo la storia tecnologica, la creatività e lo sforzo umano che che hanno sostenuto e alimentato l’attività siderurgica di Follonica, una narrazione che prende vita attraverso fotografie, sculture e proiezioni video che lo rendono adatto a grandi e piccini.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Il MAGMA è ospitato nello spazio ripristinato del Forno San Ferdinando, l’edificio più antico di Follonica, una vera e propria città nella città: è uno spazio dove storia e tradizioni centenarie si fondono con le nuove tecnologie e danno vita a un itinerario immersivo alla scoperta dei segreti dell’industria italiana del ferro, e degli antichi mestieri che vi ruotavano intorno.

In questo edificio di archeologia industriale è racchiusa, e riassunta, la storia della città di Follonica: dalla fonderia tra le paludi della Maremma al centro culturale di una comunità che è cresciuta intorno alle strutture e al lavoro dello stabilimento che oggi rappresenta l’area ex-ILVA. Il forno è il fulcro della storia, con i numerosi racconti di uomini che vi hanno lavorato e i manufatti che nel XIX secolo hanno reso famosa la produzione di ghisa di Follonica

Il cancello dell'ex-Ilva

Il cancello dell’ex-Ilva

Il MAGMA è una delle Porte di accesso al Parco Nazionale delle Colline Metallifere. Per entrare al museo e fondersi con la sua storia attraverso canali multimediali coinvolgenti si paga un biglietto di 5 euro, mentre i bambini sotto i 12 anni entrano gratuitamente.

Dopo la visita è impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle strade costellate di negozi e ristoranti sul mare di Follonica, senza farsi mancare un po’ di relax in una delle sue spiagge di sabbia fine e mare trasparente.

Oltre a quelle del centro di Follonica, tra le più rinomate si annoverano la spiaggia di Carbonifera, che prende il nome dalla torre ottocentesca che svetta sul panorama e punto finale della ferrovia del carbone che un tempo percorreva tutta l’area delle Colline Metallifere, la spiaggia di Torre Mozza, ideale per lo snorkeling e la ancor più rilassante spiaggia di Pratoranieri.

Il museo MAGMA 

Follonica 

Come arrivare

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Il Parco Archeominerario di San Silvestro

Il parco minerario di San Silvestro: un viaggio nelle viscere della montagna e nella vita dei minatori, alla scoperta della Val di Cornia. Il Parco archeominerario di San Silvestro sorge…

Il parco minerario di San Silvestro: un viaggio nelle viscere della montagna e nella vita dei minatori, alla scoperta della Val di Cornia.

Il Parco archeominerario di San Silvestro sorge nel cuore della Maremma livornese, accanto al grazioso borgo medievale di Campiglia Marittima. Con circa 450 ettari di estensione, è un’area naturale protetta che rientra nei parchi della Val di Cornia, volta a conservare e promuovere il castello medievale di Rocca San Silvestro, le miniere e la memoria del duro lavoro dei minatori, il tutto inserito in una cornice naturale con ampi panorami che giungono fino alla costa.

Il centro visite del Parco archeominerario di San Silvestro.

Il centro visite del Parco archeominerario di San Silvestro.

L’esperienza del parco inizia con la visita al Museo dell’Archeologia e dei Minerali, per proseguire accompagnati dalla guida nella Miniera del Temperino e giungere al Pozzo Earle dove si trovano i Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori.
Da qui ha inizio un vero e proprio viaggio sotterraneo al centro della terra; sempre accompagnati dalla guida e comodamente seduti su un trenino giallo, molto apprezzato dai bambini, si entra nella Galleria Lanzi-Temperino, scavata in tempi remoti dai minatori. Durante il tragitto, di circa 20 minuti, ci si addentra nella storia geologica e mineraria di questo luogo, immergendosi anche nelle storie di chi ha passato la vita a lavorare nel buio di queste gallerie.

All’interno della galleria.

All’interno della galleria.

Uscendo dalla montagna si raggiunge la valle dove spiccano i resti della Rocca di San Silvestro, raggiungibile a piedi dalla stazione del treno.
La rocca è una fortificazione costruita intorno all’anno 1000 d.C. sfruttando i giacimenti minerari di cui la zona disponeva largamente e per i quali era nota fin dai tempi degli Etruschi. Sorge a circa 330 metri di altezza sul monte Rombolo ed è un punto panoramico da cui si scorgono le vallate circostanti, la Torre di San Vincenzo e la Rocca di Campiglia. Posizionate strategicamente, le tre torri facevano parte della più ampia rete di comunicazione a scopi difensivi della Val di Cornia

La Rocca di San Silvestro.

La Rocca di San Silvestro.

La visita può proseguire a Campiglia Marittima, dove il Museo della Rocca, all’interno del complesso stesso della Rocca di Campiglia, racconta la storia del borgo e narra le leggende di cavalieri e aristocratici medievali.
La visita si arricchisce passeggiando tra gli affascinanti vicoli del centro storico, fermandosi a gustare piatti genuini in uno dei ristorantini di piazza della Repubblica, oppure si può scegliere di percorrere la Strada del Vino della Costa degli Etruschi: è il territorio che dà vita alla pregiata DOC Val di Cornia, una splendida campagna dove regnano vigne e uliveti costellati di fattorie ed aziende agricole produttrici di prodotti tipici e dell’olio EVO locale.

Cosa visitare e fare in breve al Parco archeominerario di San Silvestro e dintorni:

  • Rocca di San Silvestro.
  • Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori.
  • Museo dell’Archeologia e dei Minerali.
  • Miniera del Temperino.
  • Galleria Lanzi-Temperino.
  • Borgo di Campiglia Marittima e la rocca.
  • Strada del Vino della Costa degli Etruschi.

Parco archeominerario di San Silvestro

Gli orari variano secondo il periodo dell’anno e sono consultabili qui,

Come arrivare

 

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Cosa vedere a Sorano

Conosciuta come la Matera di Toscana, la città del tufo di Sorano è uno scrigno di storia e natura. Sorto su una rupe di tufo a dominio delle strette vallate…

Conosciuta come la Matera di Toscana, la città del tufo di Sorano è uno scrigno di storia e natura.

Sorto su una rupe di tufo a dominio delle strette vallate circostanti il borgo di Sorano, in Toscana, nacque in epoca medievale come feudo della nobile famiglia degli Aldobrandeschi, ma il suo territorio racconta una storia che affonda le radici in epoche ben più lontane. Fu abitato fin dai tempi degli Etruschi, come dimostrano i numerosi insediamenti, le vie cave e le necropoli rinvenuti nella zona.

Sorano si trova nella cosiddetta Area del Tufo, lo splendido lembo di Maremma grossetana sud orientale delimitata a nord dal Monte Amiata e a sud dal confine con il Lazio, caratterizzata dalla presenza di rocce tufacee di grande lavorabilità e leggerezza. Insieme a Sovana  e Pitigliano  costituisce le tre famose Città del Tufo.

Il borgo di Sorano

Il borgo di Sorano

Il borgo arroccato si snoda tra vicoli pittoreschi, abitazioni e negozietti d’artigianato, sui quali si staglia imponente il Masso Leopoldino; antica struttura fortificata dalla cui terrazza si gode di una bella vista sul centro abitato e la natura circostante, che, insieme alla trecentesca Fortezza Orsini, costituiva il principale sistema difensivo di Sorano.

Straordinario esempio di architettura militare, visitabile e da non perdere, la Fortezza Orsini accoglie l’interessante Palazzo Orsini di Sorano, il Museo del Medioevo e del Rinascimento e una serie di camminamenti ipogei alla scoperta del labirinto sotterraneo.

Il Ponte della Fortezza Orsini

Il Ponte della Fortezza Orsini

I dintorni di Sorano sono interessati da siti di notevole valore archeologico, storico e naturalistico; sono stati resi fruibili dal Parco archeologico Città del Tufo, che li comprende e che si estende anche nelle zone attigue di Sovana e San Quirico, dove si trova la “città perduta” di Vitozza.

Giusto a qualche minuto di macchina dal centro storico di Sorano, si trova l’insediamento rupestre di San Rocco, per il quale è previsto libero accesso.

Così chiamato per la presenza di una piccola cappella dedicata al santo, l’area ospita una terrazza naturale con una splendida vista panoramica sul borgo di Sorano. È immersa nel verde ed è il punto di partenza degli itinerari escursionistici: da qui si va alla scoperta della natura rigogliosa, delle grotte primitive, delle tombe seminascoste dal verde e delle suggestive vie cave; queste sono parte dell’antica rete viaria di epoca etrusca scavata nel tufo, caratterizzata da ripide pareti ai lati della strada, alte fino a una ventina di metri.

Il percorso che conduce alla via cava di San Rocco, trova il suo punto d’inizio dietro la chiesetta di San Rocco e, scendendo nella valle del fiume Lente, in circa 20 minuti conduce fino all’antico ingresso del borgo di Sorano, la Porta dei Merli, ai piedi del Masso Leopoldino.

Via cava di San Rocco

Via cava di San Rocco

Tra camminate nella storia più affascinante e ottime pause del gusto nei ristoranti del centro storico, Sorano offre anche momenti caratterizzati da puro relax: a circa quattro chilometri a sud del borgo sgorgano sorgenti già note e sfruttate nei tempi antichi: le Terme di Sorano sono fruibili presso un piacevole stabilimento e sono inserite nel più ampio contesto termale noto soprattutto per la presenza delle vicine terme di Saturnia

Cosa vedere a Sorano:

  • Il centro storico medievale e i suoi affascinanti vicoli.
  • Il Masso Leopoldino.
  • La Fortezza Orsini.
  • Il Museo del Medioevo e del Rinascimento.
  • Il belvedere e gli insediamenti rupestri di San Rocco.
  • La via cava di San Rocco e la valle del Lente.
  • Le Terme di Sorano.

Link utili

Parco Archeologico Città del Tufo

Sorano

Come arrivare

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Il Castello di Montemassi, che domina la Maremma

La Rocca di Montemassi e un castello millenario che racconta storie di battaglie e condottieri, borghi nella roccia e vini toscani. Un itinerario tra le Colline Metallifere Da quasi mille…

La Rocca di Montemassi e un castello millenario che racconta storie di battaglie e condottieri, borghi nella roccia e vini toscani. Un itinerario tra le Colline Metallifere

Da quasi mille anni il Castello di Montemassi osserva la sua terra, quella porzione di Maremma che lo circonda e si distende ai piedi delle Colline Metallifere.

Visitare la costruzione significa non solo avventurarsi tra le rovine, ma soprattutto salire fin sulla torre e ammirare l’incredibile distesa collinare che si presenta, una valle che circonda interamente la fortezza, ammirabile a 360°.

Montemassi

Montemassi

Facilmente raggiungibile dalla costa e da Grosseto, il primo documento che attesta l’esistenza del castello risale al 1076, ma la sua fama è indissolubilmente legata a un’opera d’arte che narra vicende successive: il celebre Guidoriccio da Fogliano attribuito al maestro Simone Martini; oggi conservato nel Palazzo Pubblico di Siena, il grande affresco racconta la conquista del Castello, con la figura del Guidoriccio in posizione centrale.

Alla sinistra del condottiero, Montemassi si staglia in lontananza, la sua torre ancora integra e quasi viva, circondata dalle mura e pronta a respingere i nemici; sulla destra, l’accampamento senese, fronte dell’offensiva, con le tende e i filari delle vigne. Potrebbe suonare bizzarro, e in effetti lo è: un probabile errore di traduzione delle cronache di guerra ha portato l’artista a dipingere delle vigne laddove le “vinae” erano delle macchine da guerra. Dopotutto, anche dipinte, le vigne in Toscana non stanno mai male.

Gli stretti vicoli nascondono piccole sorprese

Gli stretti vicoli nascondono piccole sorprese

Camminare tra i camminamenti di pietra del castello ed ergersi sulla torre permette di immergersi nel paesaggio del dipinto e di poter percepire gli echi delle molte battaglie che sono susseguite. La passeggiata può continuare tra le vie del borgo, fermandosi magari in un ristorante.

Ma la natura circostante richiama alla tranquillità, invitando a godersi il panorama e a cercare il relax delle vacanze. Allontanandosi dal Castello di Montemassi in direzione nord, si raggiunge in pochi minuti Roccatederighi, un borgo incastonato nella roccia vulcanica delle Colline Metallifere, dove la mano dell’uomo ha saputo integrare case, vicoli e scalinate con i grandi massi circostanti.

L’ora del tramonto tinge questo piccolo abitato di rosa e arancione, rendendo ancor più suggestivo il borgo e il boschetto adiacente.

La torre del castello

La torre del castello

Se invece si cercano i sapori del territorio e le degustazioni di vini toscani, dal Castello si va a sud, fino alla tenuta e azienda vinicola la Rocca di Montemassi, tra le terre della Maremma che già gli antichi Etruschi coltivavano a vigna.

Il Castello di Montemassi è sempre aperto ed è visitabile anche di notte.

Tenuta Rocca di Montemassi

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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Il Giardino dei Tarocchi: una meraviglia tra sogno e realtà

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio Chi ha visitato e…

Il Giardino dei Tarocchi, un parco popolato da statue esoteriche dai colori sgargianti, immerso nell’incanto della maremma grossetana a soli 10 minuti dal mare di Capalbio

Chi ha visitato e apprezzato il Parque Guell di Gaudì a Barcellona o il più vicino Parco dei Mostri di Bomarzo sarà lieto di sapere che esiste un altro parco, e si trova in Toscana: sperduto nell’infinito orizzonte della Maremma Toscana, Il Giardino dei Tarocchi riluce di statue, specchi e mosaici.

Nato da un sogno impossibile di Niki de Saint Phalle, il Giardino è una meta turistica di grande successo, adatto a grandi e piccini. Ma attenzione: è aperto solo mezza giornata, da aprile a ottobre.

Alcune delle sculture al suo interno

Alcune delle sculture al suo interno

Sono ventidue le grandi statue che si nascondono nella fitta vegetazione del parco, tutte ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi. Alcune, come la Papessa e il Mago, si ergono senza timidezza già dalla piazza centrale, altre devono essere scoperte addentrandosi nei due suggestivi ettari di terreno che fanno da cornice al tutto. Altre ancora hanno avuto la funzione di vere e proprie abitazioni per i costruttori che si sono susseguiti – Niki compresa, ovviamente.

Sono composte da acciaio e cemento e ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate. Il senso che pervade durante la visita è di assoluto incantesimo, mistero, esoterismo

Le sculture

Le sculture

Niki ha dedicato al Giardino tutte le energie possibili. La costruzione ha avuto inizio nel 1977, proseguendo per più di diciassette anni. In moltissimi hanno reso possibile la sua realizzazione tra addetti ai lavori, un’equipe di nomi famosi dell’arte e cittadini entusiasti del progetto.

La forza

La forza

Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi con lo scopo di preservare e mantenere l’opera da lei realizzata. Il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico; tuttavia visitando il parco si nota che non sono stati terminati alcuni interventi e che una statua è incompiuta: ciò a causa della scomparsa dell’artista nel 2002.

Una sua curiosa volontà è l’assoluto divieto di vistare il parco accompagnati da una guida, così da lasciare libera interpretazione a ciascun visitatore.

Il modo migliore per riflettere sulle sculture e i loro misteri è senz’altro davanti ad un buon bicchiere di vino toscano bevuto in una terrazza di Capalbio, ammirando il tramonto, le case colorate e l’orizzonte, e portando ancora con sé un po’ della magia del Giardino

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Una vista panoramica dal paese di Capalbio

Orari di apertura

Dal 1 aprile al 15 ottobre ,Lun-Dom dalle 14:30 alle 19:30

Ingresso

Biglietto intero € 12,00, ridotto € 7,00

Ingresso gratuito per bambini con età inferiore a 7 anni e persone disabili

Mappa interattiva del parco

Come arrivare

qualche foto

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