Tra immagini e parole: per conoscere la Maremma, la sua storia, i luoghi e la natura.

Sovana in Toscana: cosa vedere

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia. Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area…

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia.

Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area tufacea della Maremma grossetana. È conosciuta come la città aldobrandesca che diete i natali a papa Gregorio VII, ma soprattutto come centro etrusco di grande rilevanza archeologica; insieme a Sorano, di cui è frazione, e Pitigliano, fa parte delle affascinanti Città del Tufo.

Una delle vie del borgo di Sovana

Una delle vie del borgo di Sovana

Appena si accede al paese si è accolti dai monumentali ruderi della Rocca aldobrandesca; fu realizzata intorno all’anno 1000 d.C. su impianti precedenti di età etrusca, a testimonianza della potenza della famiglia Aldobrandeschi che all’epoca dominava tutta l’area.

La visita del borgo prosegue spontaneamente sul corso principale, tra casette caratteristiche adornate con piante e fiori, per giungere in piazza del Pretorio. Questa è il cuore del centro storico, con bar e ristoranti dai sapori più autentici, ottimi per una sosta enogastronomica e una degustazione del vino rosso della zona di produzione della DOC Sovana.

La piazza è inoltre circondata da edifici storici quali il Palazzo dell’Archivio, il Palazzo Pretorio e la chiesa tardo-romanica di Santa Maria; vi ha sede anche il Museo di San Mamiliano che, oltre a reperti significativi rinvenuti nell’area, ospita un tesoro monetale scoperto nel 2004 e inquadrabile nel V secolo d.C., eccezionale per la quantità di monete recuperate e degli imperatori sopra rappresentati. Il duomo, peculiarmente, sorge al margine del paese: la Cattedrale di Sovana è uno dei più importanti esempi di stile romanico gotico della Toscana.

La Rocca aldobrandesca di Sovana

La Rocca aldobrandesca di Sovana

Ma è uscendo dal borgo che la storia più remota si svela nelle testimonianze degli Etruschi e pervade il territorio di un’atmosfera unica. A circa un chilometro si trova infatti la necropoli etrusca, sede di numerosi monumenti sepolcrali come la tomba di Ildebranda, del Tifone, dei Demoni Alati e della Sirena.

Immersa nella natura, la necropoli si compone anche di spettacolari vie cave. Strade scavate nel tufo con pareti laterali molto alte, che facevano parte dell’antico assetto viario e che a Sovana trovano la loro massima espressione, come dimostrano la via cava di Poggio Prisca, di San Sebastiano e il Cavone.

Cava di Poggio Prisco.

Cava di Poggio Prisco.

Queste tracce della civiltà etrusca ricoprono una grande importanza da un punto di vista archeologico, storico e naturalistico. Sono riunite sotto la tutela e organizzazione del Parco archeologico Città del Tufo, di cui fanno parte anche le aree di Sorano e San Quirico, che comprende anche la “città perduta” di Vitozza.

Per accedere alla necropoli di Sovana è previsto un biglietto d’entrata dal costo irrisorio; è possibile anche chiedere un biglietto unico di €8,00 che consente l’ingresso a tutti i beni culturali dell’area interessata dal parco, fra cui:

  • la necropoli di Sovana;
  • il museo di San Mamiliano;
  • la Fortezza Orsini di Sorano;
  • l’area archeologica di San Rocco e quella di Vitozza, sebbene quest’ultime due siano sempre aperte e a ingresso libero.

Sovana in Toscana, cosa vedere:

  • La Rocca aldobrandesca.
  • Piazza del Pretorio con il Palazzo dell’Archivio, Palazzo Pretorio e la chiesa di Santa Maria.
  • Le caratteristiche strade del borgo costellate di ristoranti e ornamenti floreali che colorano gli ingressi delle case.
  • Il museo di San Mamiliano e il suo prezioso tesoretto.
  • Il Duomo di Sovana.
  • Le tombe e le vie cave della necropoli etrusca del Parco archeologico Città del Tufo.

Parco Archeologico Città del Tufo

Come arrivare:

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Vitozza: la città perduta da esplorare

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte. Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo…

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte.

Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo caratterizzano un’area densa di fascino, storia e bellezza, dove si trovano piccoli gioielli di edilizia tufacea e boschi rigogliosi. Oltre ai centri abitati, racchiusa nel Parco Archeologico si trova anche una città fantasma, così antica da essere ormai perfettamente integrata nel paesaggio naturale. Si tratta dell’insediamento rupestre di Vitozza.

L'insediamento rupestre di Vitozza

L’insediamento rupestre di Vitozza

Visitare Vitozza significa entrare un luogo dove la mano dell’uomo non si stende più da molto tempo: ci si muove come ospiti in un’antica dimora fatta di stradine, grotte e resti di antichi castelli sospesi nel tempo.
Quest’area è stata un insediamento umano abitato fin dalla preistoria. Circa 200 grotte testimoniano il successivo passaggio degli etruschi, che destinarono queste aperture nella pietra agli usi più svariati: da stalle per il bestiame, a necropoli, ad abitazioni vere e proprie; addentrarsi nelle grotte è come avventurarsi in cunicoli antichi e affascinanti, veri esploratori alla ricerca di un tesoro.
Dell’epoca romana rimangono invece tracce di antiche strade e vie di comunicazione, mentre ciò che resta della chiesa e le mura dei due castelli richiamano i secoli medievali, fatti di fortezze e dimore signorili.

Ruderi della chiesa medievale.

Ruderi della chiesa medievale.

Come Vitozza sia diventata la “città di pietra” silenziosa e spopolata lo si deve alle invasioni barbariche prima e alla contesa del territorio poi, quando nel Quattrocento i senesi abbatterono gran parte degli edifici affinché non cadessero in mano alla famiglia Orsini.

Da quel momento Vitozza rimase un covo di briganti spogliato dell’antica importanza, vittima di un lento abbandono destinato a sfociare nel totale spopolamento. La natura, infine, ne ha preso possesso, e ancora oggi domina la città di pietra.

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

Seguendo i sentieri e i percorsi che guidano alla scoperta di Vitozza ci si imbatte in un raggruppamento di grotte dall’aspetto alquanto inusuale: piccole nicchie riempiono le loro mura, regalando un effetto di stile decorativo che mal si concilia con l’uso a cui probabilmente erano destinate. Forse nate come “scaffali” per riporre le ceneri dei defunti, queste rientranze sono note con il nome di colombari e venivano usate in epoca medievale per l’allevamento dei volatili.

Le grotte vicino al colombaio

Le grotte vicino al colombaio

Dopo la visita a Vitozza si può proseguire andando verso le Città del Tufo e scoprire la vicina e suggestiva Sorano, con il suo centro abitato arroccato in posizione rialzata a dominio del territorio circostante.

Se invece ci si vuole immergere ancora di più nella macchia mediterranea si possono percorrere le Vie Cave; si tratta di strade nascoste dalla vegetazione e strette tra alte pareti rocciose, che un tempo facevano parte dell’ampia rete viaria degli Etruschi e che sono la degna conclusione di un itinerario alla scoperta della Maremma più antica.

Parco Archeologico Città del Tufo

Tel. 0564-614074, 0564-633023

E-mail: info@leviecave.it

Le aree del Parco sono sempre aperte e ad ingresso libero.
A partire dal mese di aprile e fino al mese di settembre l’ingresso è di €2,00 nei giorni di sabato e domenica, nei festivi e nei ponti.

Come arrivare

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I Butteri della Maremma, custodi di antichi mestieri

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame. Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è…

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame.

Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è da secoli mandriani dediti al lavoro. Cappelli e stivali richiamano subito alla mente l’immagine del cowboy toscano; quella del Buttero è una figura che risale a tempi antichissimi, un mestiere già noto ai tempi degli Etruschi la cui origine si perde nella notte dei tempi.
L’immagine che oggi si conserva è legata ai latifondisti che governavano su vasti territori, possedendo mandrie di vacche maremmane che andavano preservate da paludi e predatori; i Butteri seguivano instancabili le bestie a loro affidate, cavalcando per lunghi chilometri, vegliando nelle fredde notti, recuperando gli animali che si smarrivano.

Le vacche Maremmane

Le vacche Maremmane

Anche se il lavoro del mandriano è quasi scomparso, ancora oggi i Butteri della Maremma sono considerati tra i migliori domatori di cavalli bradi in Italia.

Ogni anno alcune associazioni mettono in scena i riti, le usanze e i costumi che hanno sempre caratterizzato queste figure. Tra le manifestazioni, ad esempio, il 15 di agosto si svolge ad Alberese – frazione della provincia di Grosseto adiacente al Parco Regionale della Maremma [link articolo sul parco della Maremma] – il Rodeo della Rosa: due squadre di Butteri a cavallo, dotati dell’immancabile cappello e di una rosa sulla spalla, si sfidano nel tentativo di collezionare quante più rose possibili strappate all’avversario.

Una curiosità: nel 1890, dei cowboys americani arrivati in Italia con il circo Wild West Show (ispirato dalla figura di Buffalo Bill) sfidarono i Butteri della Maremma nelle comuni abilità a cavallo: i mandriani toscani vinsero la sfida, imprimendo con le loro gesta l’idea di una Toscana selvaggia, caparbia e impareggiabile.

Buttero

Buttero

Se pensare a cowboys a cavallo e sterminate lande naturali fa crescere lo spirito di avventura, allora una visita alle Bandite di Scarlino è l’ideale: si tratta di una riserva naturale, un’area protetta dove la macchia mediterranea si estende per 9000 ettari tra la campagna e la costa, con panorami mozzafiato su spiagge e scogliere.

Le Scarline sono perfette per lunghe passeggiate a cavallo, assaporando la libertà di cavalcare nella natura e scendere fino al mare, immaginandosi, almeno per un po’, Butteri in cerca della mandria.

Per info sugli spettacoli:

Associazione Butteri d’Alta Maremma:  postmaster@butteri-altamaremma.com

Come arrivare:

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Baracchino di Rodano, mangiare locale, mangiare in famiglia

Il ristoro giusto sulla strada tra Punta Ala e Scarlino dove gustare i sapori della Maremma. Cucina: tradizione contadina toscana Prodotti: salumi, formaggi, verdure locali sottolio Fascia di prezzo: €15…

Il ristoro giusto sulla strada tra Punta Ala e Scarlino dove gustare i sapori della Maremma.

  • Cucina: tradizione contadina toscana
  • Prodotti: salumi, formaggi, verdure locali sottolio
  • Fascia di prezzo: €15 – €25
  • Orari di apertura: aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 20:00
  • Atmosfera: genuina

Difficile non notarlo. Lungo la via tra Punta Ala e Scarlino, tra insegne e fiori sgargianti, sorge il Baracchino di Rodano, tappa culinaria per moltissimi nuovi e vecchi frequentatori della Maremma, alcuni dei quali fedeli da almeno trent’anni.

I taglieri

I taglieri

Lontano anni luce dalle promesse del design dell’arredo e dai menu ammiccanti, qui è tutto sincero e autentico. Gli scaffali mettono in mostra i prodotti tipici della zona, in gran parte della azienda agricola di famiglia o provenienti da produzioni locali.

Grande la varietà di salumi e formaggi. La scelta di sottoli e sottaceti di finocchio, cavolo, zucchine e fave sono un altro pezzo con il quale arricchire i taglieri misti. Basta (almeno) un bicchiere di vino e il gioco è fatto. Per gli stomaci più esigenti, un buon finale con torta alla ricotta, una loro specialità.

La torta di ricotta

La torta di ricotta

Al Baracchino di Rodano si respira aria di famiglia: quella che l’ha creato, quella delle persone che ci lavorano e degli stessi clienti. La storia inizia dal signor Vilio, contadino con 460 alberi di pesche e qualche mucca. Vendeva pesche e latte girando in moto nei paesi vicini.

Ma a un certo punto ha preso una decisione: “Apro il Baracchino, saranno i clienti a venir da me”. Da quel momento l’azienda agricola è cresciuta e sempre più è stata la varietà dei prodotti coltivati nei campi che circondano il Baracchino.

Formaggi locali

Formaggi locali

A continuare la tradizione di famiglia è stato il figlio con la moglie Marzia. Se entrate al Baracchino, con ogni probabilità troverete lei ad accogliervi e a scambiare battute e racconti con i propri affezionatissimi clienti, alcuni dei quali ritornano dopo anni per un saluto, per una degustazione, per rivedersi nell’album fotografico di cui Marzia e le sue colleghe vanno fiere.

Sì, perché spesso arriva il momento della foto con gli avventori che finisce stampata nell’album di “famiglia” del Baracchino di Rodano.

Agriristoro il Baracchino di Rodano .

Orari di apertura: tutti i giorni 08:30 – 20:00

Come arrivare

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Una passeggiata nella Riserva naturale della Diaccia Botrona, verso la Casa Rossa

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia. Basta…

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia.

Basta una passeggiata dal centro storico di Castiglione della Pescaia per trovarsi di fronte a due importanti icone del territorio: Casa Rossa Ximenes, porta d’ingresso della riserva naturale della Diaccia Botrona, della quale è anche il centro visite. L’area paludosa attorno si estende per più di mille ettari tra la spiaggia di Castiglione della Pescaia e Grosseto.

E’ considerata tra le più importanti zone umide d’Italia, ed è l’habitat di numerose specie faunistiche.
Prima di essere bonificata per le sue condizioni malsane, sulla palude si narravano numerose leggende: la più famosa racconta di una terribile strega che abitava la Diaccia Botrona, i cui occhi ardenti erano in grado di bruciare le persone con un solo sguardo.

La Diaccia Botrona

La Diaccia Botrona

La Casa Ximenes o Casa Rossa, a Castiglione della Pescaia, cattura l’attenzione fin da lontano, ergendosi tra i canali e la bassa vegetazione. Fu costruita nella seconda metà del ‘700 dall’ingegnere e monaco gesuita Leonardo Ximenes, il cui progetto di risanamento della palude si basava sulla convinzione che la malaria era causata dal mescolarsi delle acque dolci e salate; la Casa Rossa, per la sua posizione, era destinata ad essere il principale strumento per la bonifica delle acque, separando all’ingresso l’acqua dal mare da quella lacustre. La soluzione di Ximenes ovviamente non funzionò.

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

Oggi Casa Ximenes ospita il Museo Multimediale interattivo, che guida i visitatori alla scoperta della Diaccia Botrona con video, proiezioni e simulazioni immersive per osservare il volo degli uccelli.
L’intera riserva è meta di numerosi uccelli migratori, cosa che ne fa un paradiso per gli appassionati di birdwatching: oltre 200 specie si susseguono nel corso dell’anno, alcune delle quali nidificano nella zona; tra questi si possono scorgere il falco di palude, l’airone bianco, l’albanella reale e il falco pescatore

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

L’eccezionale biodiversità che si trova nella Riserva naturale della Diaccia Botrona ne fa un ambiente unico, meta ideale del turismo sostenibile, una tappa da non dimenticare se si visita la Maremma o si è appassionati di fotografia naturalistica. La riserva può essere visitata seguendo i percorsi di trekking o in bicicletta, con le visite guidate, oppure con un suggestivo tour della palude in barca.

Per info e prenotazioni:  0564.484581 – 0564.20298

Come arrivare

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Follonica, cosa vedere: MAGMA, il Museo delle Arti in Ghisa della Maremma

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica. Follonica, cosa vedere? A 20 minuti…

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica.

Follonica, cosa vedere?
A 20 minuti da Punta Ala, questa cittadina è nota principalmente come stazione balneare, per le spiagge, i ristorantini e le offerte a misura di bambino. Ma questa località non è solo mare e tintarella: nel cuore del suo centro abitato è custodita una storia fatta di passione e arte, quella legata all’industria siderurgica. Il MAGMA, l’innovativo Museo delle Arti in Ghisa della Maremma, tutt’oggi fa pulsare questo cuore.

Il museo racconta con un viaggio interattivo la storia tecnologica, la creatività e lo sforzo umano che che hanno sostenuto e alimentato l’attività siderurgica di Follonica, una narrazione che prende vita attraverso fotografie, sculture e proiezioni video che lo rendono adatto a grandi e piccini.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Il MAGMA è ospitato nello spazio ripristinato del Forno San Ferdinando, l’edificio più antico di Follonica, una vera e propria città nella città: è uno spazio dove storia e tradizioni centenarie si fondono con le nuove tecnologie e danno vita a un itinerario immersivo alla scoperta dei segreti dell’industria italiana del ferro, e degli antichi mestieri che vi ruotavano intorno.

In questo edificio di archeologia industriale è racchiusa, e riassunta, la storia della città di Follonica: dalla fonderia tra le paludi della Maremma al centro culturale di una comunità che è cresciuta intorno alle strutture e al lavoro dello stabilimento che oggi rappresenta l’area ex-ILVA. Il forno è il fulcro della storia, con i numerosi racconti di uomini che vi hanno lavorato e i manufatti che nel XIX secolo hanno reso famosa la produzione di ghisa di Follonica

Il cancello dell'ex-Ilva

Il cancello dell’ex-Ilva

Il MAGMA è una delle Porte di accesso al Parco Nazionale delle Colline Metallifere. Per entrare al museo e fondersi con la sua storia attraverso canali multimediali coinvolgenti si paga un biglietto di 5 euro, mentre i bambini sotto i 12 anni entrano gratuitamente.

Dopo la visita è impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle strade costellate di negozi e ristoranti sul mare di Follonica, senza farsi mancare un po’ di relax in una delle sue spiagge di sabbia fine e mare trasparente.

Oltre a quelle del centro di Follonica, tra le più rinomate si annoverano la spiaggia di Carbonifera, che prende il nome dalla torre ottocentesca che svetta sul panorama e punto finale della ferrovia del carbone che un tempo percorreva tutta l’area delle Colline Metallifere, la spiaggia di Torre Mozza, ideale per lo snorkeling e la ancor più rilassante spiaggia di Pratoranieri.

Il museo MAGMA 

Follonica 

Come arrivare

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L’isola di Capraia: cosa vedere nella perla dell’Arcipelago Toscano

Capraia e le spiagge: vi suggeriamo itinerari di trekking ed escursioni in barca per scoprire la natura incontaminata di questa meravigliosa isola. Delle sette perle del Tirreno tutelate dal Parco…

Capraia e le spiagge: vi suggeriamo itinerari di trekking ed escursioni in barca per scoprire la natura incontaminata di questa meravigliosa isola.

Delle sette perle del Tirreno tutelate dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, Capraia senz’altro ne è la più selvaggia e primo nucleo del parco stesso: dominata dalla macchia mediterranea, la sua scogliera vergine è interrotta solo da un piccolo paese con poche case e un porticciolo. La natura regna sovrana, ricchissima di una rara flora e fauna.

Capraia è stata a lungo e fino a poco tempo fa un’isola carceraria, fatto che ha limitato l’influenza umana e le speculazioni edilizie, e aumentando di conseguenza il fascino del luogo. Gli edifici dell’ex Colonia Penale oggi sono un patrimonio edilizio riconosciuto come “proprietà collettiva”, reso accessibile ai locali e ai turisti. La strada panoramica che parte dal porto permette di visitarla, costeggiando le acque cristalline del mare.

Edifici abbandonati dell’ex Colonia Penale.

Edifici abbandonati dell’ex Colonia Penale.

Agli amanti delle meraviglie marine, l’isola offre numerose esperienze: nei pressi del paese, quattro accessi al mare permettono le immersioni, e giornalmente partono dal porto escursioni in barca. Navigando intorno alla costa si visitano le falesie: si tratta di spettacolari grotte all’interno delle scogliere, che ospitano una ricca e varia fauna ittica, senza tralasciare, ovviamente, le soste per un bagno nelle cale più belle.

Ad un avventuriero che ama camminare, l’isola di Capraia e i trekking da fare in loco daranno molte soddisfazioni. Il suo lato più selvaggio si può esplorare percorrendo gli itinerari che partono dal paese, ognuno alla scoperta di un angolo di paradiso, sublimato da panorami dove lo sguardo può arrivare a scorgere nitidamente l’Isola d’Elba o la Corsica.

Corsica all’orizzonte.

Corsica all’orizzonte.

L’isola di Capraia, i trekking che si possono fare:

  • Cala dello Zurletto

Della durata di circa venti minuti di cammino, si tratta di una facilissima escursione che attraversa le essenze tipiche della macchia mediterranea. Dal centro del paese ci si dirige verso il Forte di San Giorgio, uno spettacolare castello a picco sul mare costruito nel 1540 dalla Repubblica di Genova. Proseguendo si costeggia l’elipista fino ad arrivare alla biforcazione del sentiero: svoltando a sinistra si arriva al Bellavista, un balcone naturale affacciato sulla scogliera, andando a destra ci si inerpica un po’ e si scende poi nella cala, dove fare anche un rigenerante bagno nelle acque verde-blu.

  • Ex Colonia Penale

Il percorso, di difficoltà intermedia, parte dal porto: passando accanto alla chiesa dell’Assunta, si lascia il centro abitato per salire lungo una strada prima asfaltata, poi sterrata ma ben visibile e larga. Salendo, le molte curve del sentiero riveleranno uno dopo l’altro magnifici scorci e panorami. In breve si raggiunge l’arco che dava l’accesso alla casa di pena e si incrociano gli edifici abbandonati della colonia; la tranquillità e i profumi del mare si contrappongono alle rovine del complesso e all’eco delle condanne. Sensazioni di libertà e reclusione si fondono in un’atmosfera unica e particolarissima. Lungo il percorso si possono avvistare varie specie avifaunistiche, ideale per gli amanti del birdwatching.

  • Punta dello Zenobito

Dal piazza del paese si costeggia la chiesa di San Nicola lasciandola sulla destra e si prende così l’antica mulattiera del 1545 che collegava il centro abitato con la Torre dello Zenobito. Si tratta di un itinerario impegnativo per la lunghezza, il dislivello in salita, la pressoché assente copertura arborea e il disconnesso tratto finale. Dopo circa tre ore di cammino si giunge alla Torre dello Zenobito, una torretta di avvistamento costruita nel 1545 sul camino di uno dei due antichi vulcani dell’isola. Ci si affaccia così sulla Cala Rossa, che deve il nome al colore della roccia vulcanica di cui è composta. Uno scenario mozzafiato sul mare e sui tempi che furono, racchiuso in una natura selvaggia e incredibile.

Itinerario A/R Cala dello Zurletto

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

 

Itinerario A/R Ex Colonia Penale

Lunghezza percorso: circa 10.00 km

Dislivello in salita: 300 mt

Grado di difficoltà: medio

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

 

Itinerario A/R Punta dello Zenobito

Lunghezza percorso: circa 16 km

Dislivello in salita: 800 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino di circa 20 litri di volume.

Siti utili:

http://www.islepark.it/

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Il Parco Archeominerario di San Silvestro

Il parco minerario di San Silvestro: un viaggio nelle viscere della montagna e nella vita dei minatori, alla scoperta della Val di Cornia. Il Parco archeominerario di San Silvestro sorge…

Il parco minerario di San Silvestro: un viaggio nelle viscere della montagna e nella vita dei minatori, alla scoperta della Val di Cornia.

Il Parco archeominerario di San Silvestro sorge nel cuore della Maremma livornese, accanto al grazioso borgo medievale di Campiglia Marittima. Con circa 450 ettari di estensione, è un’area naturale protetta che rientra nei parchi della Val di Cornia, volta a conservare e promuovere il castello medievale di Rocca San Silvestro, le miniere e la memoria del duro lavoro dei minatori, il tutto inserito in una cornice naturale con ampi panorami che giungono fino alla costa.

Il centro visite del Parco archeominerario di San Silvestro.

Il centro visite del Parco archeominerario di San Silvestro.

L’esperienza del parco inizia con la visita al Museo dell’Archeologia e dei Minerali, per proseguire accompagnati dalla guida nella Miniera del Temperino e giungere al Pozzo Earle dove si trovano i Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori.
Da qui ha inizio un vero e proprio viaggio sotterraneo al centro della terra; sempre accompagnati dalla guida e comodamente seduti su un trenino giallo, molto apprezzato dai bambini, si entra nella Galleria Lanzi-Temperino, scavata in tempi remoti dai minatori. Durante il tragitto, di circa 20 minuti, ci si addentra nella storia geologica e mineraria di questo luogo, immergendosi anche nelle storie di chi ha passato la vita a lavorare nel buio di queste gallerie.

All’interno della galleria.

All’interno della galleria.

Uscendo dalla montagna si raggiunge la valle dove spiccano i resti della Rocca di San Silvestro, raggiungibile a piedi dalla stazione del treno.
La rocca è una fortificazione costruita intorno all’anno 1000 d.C. sfruttando i giacimenti minerari di cui la zona disponeva largamente e per i quali era nota fin dai tempi degli Etruschi. Sorge a circa 330 metri di altezza sul monte Rombolo ed è un punto panoramico da cui si scorgono le vallate circostanti, la Torre di San Vincenzo e la Rocca di Campiglia. Posizionate strategicamente, le tre torri facevano parte della più ampia rete di comunicazione a scopi difensivi della Val di Cornia

La Rocca di San Silvestro.

La Rocca di San Silvestro.

La visita può proseguire a Campiglia Marittima, dove il Museo della Rocca, all’interno del complesso stesso della Rocca di Campiglia, racconta la storia del borgo e narra le leggende di cavalieri e aristocratici medievali.
La visita si arricchisce passeggiando tra gli affascinanti vicoli del centro storico, fermandosi a gustare piatti genuini in uno dei ristorantini di piazza della Repubblica, oppure si può scegliere di percorrere la Strada del Vino della Costa degli Etruschi: è il territorio che dà vita alla pregiata DOC Val di Cornia, una splendida campagna dove regnano vigne e uliveti costellati di fattorie ed aziende agricole produttrici di prodotti tipici e dell’olio EVO locale.

Cosa visitare e fare in breve al Parco archeominerario di San Silvestro e dintorni:

  • Rocca di San Silvestro.
  • Musei delle Macchine Minerarie e dei Minatori.
  • Museo dell’Archeologia e dei Minerali.
  • Miniera del Temperino.
  • Galleria Lanzi-Temperino.
  • Borgo di Campiglia Marittima e la rocca.
  • Strada del Vino della Costa degli Etruschi.

Parco archeominerario di San Silvestro

Gli orari variano secondo il periodo dell’anno e sono consultabili qui,

Come arrivare

 

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Castiglioncello e mare: un tuffo alle spiagge bianche

Surf, diving e kitesurf nelle spiagge bianche di Rosignano Solvay, ma anche rilassante vita di mare sulla costa toscana culla dei Macchiaioli. Gioiellino della Maremma costiera e avamposto che apre…

Surf, diving e kitesurf nelle spiagge bianche di Rosignano Solvay, ma anche rilassante vita di mare sulla costa toscana culla dei Macchiaioli.

Gioiellino della Maremma costiera e avamposto che apre le porte alla splendida Costa degli Etruschi, il borgo di Castiglioncello con il suo mare regala scogliere e colline di macchia mediterranea, che non a caso furono ispirazione del movimento artistico più fervido dell’Ottocento, quello dei Macchiaioli. Per la sua bellezza ed esclusività, negli anni ‘60 questa zona fu frequentata anche da personaggi celebri come Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, e prescelto come destinazione di Vittorio Gassman nel film “Il Sorpasso”.

Il Castello Pasquini

Il Castello Pasquini

Anche se la vostra meta è la Maremma meridionale e vi trovate nei pressi di Livorno per raggiungerla, d’obbligo è percorrere con l’auto la litoranea che diparte da Antignano: è la vecchia via Aurelia, i cui bellissimi panorami sulla costa vi accompagneranno a scoprire Castiglioncello, i suoi suggestivi dintorni e i tanti modi di vivere il mare.

Il Castello del Boccale

Il Castello del Boccale

Poco dopo l’inizio della strada litoranea, si staglia sulla destra la Torre di Calafuria; spettacolare avamposto a ridosso del mare, fu costruita nel Cinquecento e inserita nel sistema di fortificazioni lungo costa a difesa della città di Livorno. Del sistema difensivo fanno parte anche le vicine torri del Maroccone o del Diavolo, integrate oggi nel Castello del Boccale.

Per ammirarne appieno la bellezza è suggerito scendere sugli scogli adiacenti a Calafuria: sono blocchi di arenaria lavorati dal mare piuttosto piatti e agevoli, ottimi accessi per immergersi nell’intenso blu marino; queste acque riflettono in superficie scorci bellissimi e nascondono un mondo sommerso ricco di angoli altrettanto affascinanti e biodiversità, un vero paradiso per gli amanti del diving. Sotto la scogliera di Calafuria ci sono numerosi siti di immersioni accessibili direttamente da terra, e un’associazione offre escursioni subacquee guidate.

Surfisti nella baia del Quercetano

Surfisti nella baia del Quercetano

Arrivati a Castiglioncello si può godere della classica vita di mare fatta di bagni rinfrescanti, rilassanti letture sotto l’ombrellone o dentro la famosa pineta Marradi, aperitivi e ottime cene di pesce nei ristorantini del suo grazioso centro, da cui si vede ergersi l’ottocentesco edificio del Castello Pasquini; a questo si aggiunge la possibilità di praticare lo sport acquatico per eccellenza, il surf.

Nella baia del Quercetano, vicina al centro e spiaggia principale di Castiglioncello, si formano onde perfette per essere cavalcate; uno spot adatto a surfisti di livello intermedio ma anche ai neofiti, col supporto dei corsi che lo stabilimento balneare della baia offre, perfetto anche per gli amanti del SUP.

Le spiagge bianche di Rosignano Solvay e mare cristallino

Le spiagge bianche di Rosignano Solvay e mare cristallino

Se i boardsport acquatici sono la vostra passione, alle note spiagge bianche di Rosignano Solvay ci sono spesso condizioni ottimali per praticare kitesurf e windsurf. Si tratta di circa quattro chilometri di litorale sabbioso, dove la rena bianchissima crea un contrasto sorprendente con il colore del mare; si trovano nella frazione di Vada, poco a sud di Castiglioncello. Gli sport praticabili nella zona sono diversi e adatti a vari livelli, grazie anche alla presenza di corsi e istruttori per l’avviamento.

kitesurf

kitesurf

Che l’idea sia di una vacanza attiva o in totale relax, Castiglioncello e il suo mare  rappresentano un’ottima meta per soddisfare voglia di mare, svago e divertimento.

Cosa vedere e fare in breve a Castiglioncello e dintorni:

  • Torre di Calafuria: diving e aperitivo al tramonto al bar terrazzato accanto alla torre.
  • Castello del Boccale: fotografare il castello soprattutto in giornate in cui il mare è infuriato.
  • Castello Sonnino: lungo la litoranea in località Romito, ammirare il castello che si erge sul promontorio a picco sul mare, dove il barone Sidney Sonnino decise nell’Ottocento di installarvi la propria residenza.
  • Centro di Castiglioncello: prendere un gelato nella pineta Marradi, shopping nelle boutique, ottime pause del gusto a base di pesce nei molti ristoranti, una bella passeggiata sul lungomare Alberto Sordi.
  • Castello Pasquini: visita nel bel parco circostante e partecipazione ai tanti eventi culturali e artistici organizzati soprattutto nel periodo estivo.
  • Baia del Quercetano: surf e classica giornata di mare, adatta anche ai bambini.
  • Spiagge bianche: kitesurf, windsurf, passeggiata rilassante fuori stagione con il proprio fido (area spiaggia dedicata ai cani anche durante il periodo estivo).

Come arrivare

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Ristoranti di Follonica: a cena sulla spiaggia

Una cena di pesce sul lungomare di Follonica e una passeggiata sulla spiaggia, la conclusione perfetta di una giornata nella Maremma Toscana. Se cerchi dei ristoranti a Follonica non avrai…

Una cena di pesce sul lungomare di Follonica e una passeggiata sulla spiaggia, la conclusione perfetta di una giornata nella Maremma Toscana.

Se cerchi dei ristoranti a Follonica non avrai che l’imbarazzo della scelta: questa piccola cittadina è uno dei gioielli balneari della Maremma costiera, rinomata per la rena bianca, le acque cristalline e i sapori autentici del mare. A pochi chilometri da Punta Ala e da Castiglione della Pescaia, è la meta ideale per godersi una cena di pesce sul lungomare.

Lido balneare di Follonica

Lido balneare di Follonica

Numerosi ristorantini d’eccellenza si affacciano direttamente sulla spiaggia, locali dove l’aria salmastra riempie la stanza e accompagna i sapori di una cucina che racconta il territorio; la tradizione e l’atmosfera rilassante tipica delle località marittime si ritrovano all’Oscar Club, rinomato per la frittura, e presso La Baracca, che al gusto accompagna l’estetica di piatti allegri e colorati, con la possibilità di mangiare direttamente sulla sabbia.

Ristorante Oscar Club.

Ristorante Oscar Club.

Gourmet e romantico è invece il Relais Torre Mozza, antica e imponente dimora sul mare che regala un panorama inimitabile, dove lo sguardo spazia sul vasto specchio d’acqua blu che è il Tirreno.

Indiscussa conclusione della cena, una passeggiata sulla spiaggia al chiaro di luna, che regala un ultimo assaggio di mare prima del rientro alla base, con la sabbia che accarezza i piedi e il vento salato tra i capelli.

Tramonto sul mare.

Tramonto sul mare.

  • Oscar Club:

+39 0566-52588

  • La Baracca:

+39 0566-40750, +39 339-4661111

  • Relais Torre Mozza:

+39 0565-252102

Come arrivare

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