Tra immagini e parole: per conoscere la Maremma, la sua storia, i luoghi e la natura.

La ricetta del coniglio alla cacciatora

Il coniglio alla cacciatora è un piatto consumato molto spesso in Toscana, che risale alla tradizione contadina di quando veniva preparato per i pranzi domenicali della famiglia riunita. La ricetta…

Il coniglio alla cacciatora è un piatto consumato molto spesso in Toscana, che risale alla tradizione contadina di quando veniva preparato per i pranzi domenicali della famiglia riunita.

Coniglio-alla-cacciatora-alla-toscana3-1

Coniglio-alla-cacciatora-alla-toscana3-1

La ricetta che vi proponiamo è tratta dal blog di Ricette al Volo, spesso nostri graditi ospiti.

Per la marinatura:

  • 500 ml di acqua
  • 500 ml di aceto bianco
  • aromi a piacere

Il coniglio, per renderne le carni più morbide, va tenuto in ammollo in una soluzione di acqua e aceto almeno un’oretta o anche due ore se avete tempo. A piacere potete aggiungere foglie di alloro, rosmarino e pepe nero in grani per insaporire.

Ingredienti:

  • 1 coniglio in pezzi
  • 5 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi d’aglio
  • mezzo bicchiere di vino bianco secco
  • 2 rametti di rosmarino e salvi
  • 100 g di olive nere
  • 3 cucchiai di pomodori pelati o passata rustica
  • sale qb
  • pepe

PREPARAZIONE

  • Dopo aver tolto la carne dalla marinatura scolatela e tamponate con della carta assorbente.
  • In una padella antiaderente fate rosolare a fuoco vivace il coniglio insieme all’olio, l’aglio, il rosmarino ed insaporite con sale e pepe.
  • Quando la carne sarà ben rosolata sfumatela con il vino bianco.
  • Evaporato il vino aggiungete anche il pomodoro, meglio se una passata rustica, grossolana e lasciate cuocere lentamente per circa 30-35 minuti, coprendo con il coperchio, controllando e girando ogni tanto.
  • Trascorsa mezz’ora aggiungete al coniglio le olive nere e coprite di nuovo facendo attenzione che il sugo formatosi non si asciughi troppo. Eventualmente aggiungete dell’acqua per allungare i sugo. Fate cuocere ancora per altri 15 minuti circa.
  • A fine cottura spegnete il fuoco, eliminate gli spicchi di aglio, i rametti di rosmarino e salvia e lasciate riposare la carne per qualche minuto. Servite il coniglio alla cacciatora con del buon pane fresco toscano!
Nessun commento su La ricetta del coniglio alla cacciatora

La Marina di Scarlino e il porto di Punta Ala, tra boutique e aperitivi vista mare

Dopo una bella giornata di sole, tutto ciò che ci vuole è un po’ di shopping e un aperitivo scegliendo tra le baie di Punta Ala e di Marina di…

Dopo una bella giornata di sole, tutto ciò che ci vuole è un po’ di shopping e un aperitivo scegliendo tra le baie di Punta Ala e di Marina di Scarlino.

Visitare la Maremma toscana significa poter scegliere tra un’ampia varietà di esperienze, da itinerari archeologici e artistico-culturali a passeggiate nella macchia mediterranea e nelle riserve naturali, fermandosi in città dalla storia secolare e riposando nelle splendide baie dell’Arcipelago toscano. Qualunque sia l’attività preferita, al termine della giornata non c’è niente di meglio di un rinfrescante aperitivo e di un po’ di shopping!

Punta Ala e la Marina di Scarlino, due porti molto conosciuti agli appassionati di barca a vela e yacht, rispondono alla voglia di relax, con bar, locali ed esercizi commerciali per tutti i gusti.

Barche nel porto

Barche nel porto

A Punta Ala si respira un’atmosfera dolce, quasi romantica. La Galleria Il Gualdo è un rifugio per chi è in cerca di qualche negozio dove fare un po’ di shopping, ma il meglio di questa località si trova negli eccellenti ristoranti con vista sulla spiaggia e nei cocktail bar le cui poltroncine all’aperto strizzano l’occhio a chi desidera un bell’aperitivo in comodità. Infine, prima di tornare alla base, non c’è niente di meglio che concludere con una passeggiata sul pontile tra le barche ormeggiate, quando il mare e le case si tingono dei colori del tramonto.

Aperitivo al porto

Aperitivo al porto

Marina di Scarlino è un fazzoletto di terra distante poche miglia dall’Isola d’Elba, noto per essere uno dei porti turistici di maggior fascino e per le sue splendide calette, tra cui spicca Cala Violina. Al porto si può passeggiare lungo i moli e fare acquisti nei negozi che caratterizzano lo shopping di Marina di Scarlino, lontano dal concetto di centro commerciale cittadino e improntato al rispetto dell’ambiente circostante.

La Galleria della Marina di Scarlino

La Galleria della Marina di Scarlino

Se poi si ha la necessità o la voglia di fuggire dalla calura estiva e cercare un po’ di refrigerio sotto l’aria condizionata, una tappa al Maremà è quello che ci vuole. Di recentissima apertura, questa struttura prende il titolo di primo vero centro commerciale in Maremma: vi si trovano boutique di abbigliamento e calzature per ogni fascia di prezzo, gioiellerie, librerie e negozi di articoli per bambini e per animali, accanto ai quali non possono mancare bar e locali culinari dove sedersi e gustare qualcosa.

Come arrivare:

 

Nessun commento su La Marina di Scarlino e il porto di Punta Ala, tra boutique e aperitivi vista mare

Tra gli ulivi e le rovine della Città di Cosa

Una passeggiata tra mura ciclopiche e ruderi di un’antica città, risalendo la collina che domina il golfo della Feniglia e regala un panorama ricco di secoli di storia. Nascosti nel…

Una passeggiata tra mura ciclopiche e ruderi di un’antica città, risalendo la collina che domina il golfo della Feniglia e regala un panorama ricco di secoli di storia.

Nascosti nel territorio della Maremma toscana si trovano luoghi ammantati di fascino e di mistero, che raccontano storie di secoli passati. Uno di questi è l’antica Città di Cosa, complesso archeologico che dal promontorio di Ansedonia guarda verso le spiagge bianche del Golfo della Feniglia.

Basta, infatti, una breve passeggiata per tuffarsi in una delle più belle viste di tutta la costa toscana. Il panorama che regala la Città di Cosa permette di immaginare le epoche in cui gli antichi Romani dominavano il mare da questa dolce altura cinta da mura imponenti.

Le rovine

Le rovine

Il nome, apparentemente bizzarro, deriva dal precedente Cusia o Cusi, un antico abitato etrusco posto più in basso sul versante della collina, che oggi probabilmente corrisponde all’odierna Orbetello. Le rovine che costituiscono la Città di Cosa sono invece di età romanica; sorgono immobili nella natura delineando un percorso che si snoda tra gli ulivi e i sentieri sterrati, e che costeggiando secolari e imponenti mura ciclopiche entra dentro antiche dimore.

L'interno delle rovine

L’interno delle rovine

Risalendo il fianco della collina una delle prime case importanti che si incontra è quella di Quintus Flavius, dalla quale si accede al Museo Archeologico Nazionale, che conserva e mette in mostra i reperti ritrovati nella zona. A cura del museo sono anche le iniziative culturali che si svolgono nell’area e tra le rovine di Cosa, grazie alle quali il complesso sembra svegliarsi dal torpore secolare che lo avvolge.

L'ingresso

L’ingresso

Proseguendo nella passeggiata si arriva alla suggestiva Casa dello Scheletro, dimora che deve il nome allo scheletro ritrovato al suo interno: non è certo a quale periodo appartenga, ma è possibile che le ossa risalgano addirittura al I secolo a.C., che vide la distruzione della Città di Cosa.

La vista che si gode dalla sommità dell’altura è il perfetto punto di arrivo dell’itinerario in salita: ai piedi della collina si distende il golfo della Feniglia con il suo sottile tombolo di sabbia bianca e il blu intenso del mare, a cui gli ulivi secolari fanno da cornice.

La vista sulla spiaggia della Feniglia

La vista sulla spiaggia della Feniglia

Per concludere l’itinerario si può scendere fino alla costa e scoprire i resti di un antico porto, con lo Spacco della Regina e la suggestiva Tagliata: si tratta di un canale artificiale costruito dai romani per impedire l’insabbiamento dell’area portuale, costituito da alte pareti rocciose transitabili solo nel tratto iniziale, ma assolutamente da non perdere per terminare la passeggiata con un pizzico d’avventura.

Museo Archeologico Nazionale  

Lunedì-Sabato e 1a Domenica del mese 8.15-16.30 da ottobre a marzo;.

Lunedì-Domenica 10.15-18.30 da aprile a ottebre.

L’ingresso all’area archeologica dell’Antica Città di Cosa è gratuito.

L’ingresso al Museo Archeologico Nazionale: biglietto 2 €

Come arrivare:

Nessun commento su Tra gli ulivi e le rovine della Città di Cosa

Massa Marittima, un gioiello tra le Colline Metallifere

Tra storia, arte e natura nella più bella cornice maremmana, il borgo medievale di Massa Marittima, è una tappa da non perdere. Nel cuore delle Colline Metallifere grossetane, un’antica perla…

Tra storia, arte e natura nella più bella cornice maremmana, il borgo medievale di Massa Marittima, è una tappa da non perdere.

Nel cuore delle Colline Metallifere grossetane, un’antica perla si fa spazio tra i rilievi dell’Antiappennino toscano. Le radici di Massa Marittima sono legate all’epoca etrusca, ma fu nel Medioevo che le vicine miniere di rame, pirite e argento fecero la fortuna della città, e allo stesso periodo si deve il nome: Massa Metallorum, la città dei metalli.

Arte, architettura e storia a Massa Marittima

Arte, architettura e storia a Massa Marittima

L’area delle Colline Metallifere è un territorio dove il verde della vegetazione si alterna a zone brulle e a grigie collinette di metalli che creano un’affascinante mescolanza di forme e colori. Già gli Etruschi avevano compreso e utilizzato le risorse della zona, così come fecero anche le popolazioni successive fino al secondo dopoguerra, di cui Massa Marittima conserva la storia: qui si può visitare il Museo della Miniera, una delle Porte del Parco Nazionale delle Colline Metallifere.

Si tratta di un coinvolgente itinerario di interesse geominerario all’interno di gallerie che riproducono realisticamente l’ambiente e la vita dei minatori, in un percorso che trova continuità e arricchimento nella visita al museo della vicina Gavorrano, dove è possibile scendere nelle profondità della miniera.

La miniera di Gavorrano

La miniera di Gavorrano

Tra le bellezze artistiche della città, la Cattedrale di San Cerbone si innalza imponente nella piazza principale del borgo: è uno splendido esempio di stile romanico, così bianca da abbagliare lo spazio circostante, dove spiccano anche altri edifici storici del potere politico ed economico. Da visitare sono il Palazzo del Podestà, il Palazzo del Comune, la Loggia del Mercato, la Zecca, il Palazzo dell’Abbondanza.

Nel Palazzo del Podestà si trova il Museo Archeologico, che propone un viaggio nella storia dal paleolitico all’età etrusca e dove è custodita la preziosa statua-stele di Vado all’Arancio, esempio unico di questo tipo in tutta la Maremma, proveniente dagli scavi effettuati presso il villaggio del lago dell’Accesa. Questo specchio d’acqua limpida immerso nel verde fa parte del Parco Archeologico e si trova a pochi chilometri da Massa Marittima, in un ambiente dall’alto pregio naturalistico.

Il Palazzo del Podestà, che ospita il Museo Archeologico

Il Palazzo del Podestà, che ospita il Museo Archeologico

Una linea immaginaria divide Massa Marittima nella parte bassa o Città Vecchia, dove spiccano il duomo e i palazzi del potere, e la parte alta o Città Nuova che risale alla fine del ‘300. Quest’ultima sorge sopra il colle che sovrasta gli intricati vicoli del borgo antico, circondata da un’altra cinta di mura ben conservata, che trova il simbolo della sua potenza nella Torre del Candeliere.

Salire le sue scalinate è d’obbligo per avere un panorama mozzafiato su Massa Marittima e i suoi dintorni; l’accesso si trova nel quattrocentesco Palazzetto delle Armi, che ospita anche il Museo di Arte e Storia delle Miniere.

Per gli amanti dell’arte una tappa è da riservare al Museo di Arte Sacra, ubicato nella parte nuova della città e custode di tesori provenienti dal convento agostiniano di San Pietro all’Orto, con opere del Lorenzetti, del Sassetta e di Giovanni e Andrea Pisano.

Il borgo antico è inoltre costellato da graziosi negozietti di artigianato e ristoranti dove gustare i prodotti genuini tipici della Maremma, accompagnati da un ottimo bicchiere di vino: una combinazione perfetta per soddisfare tutti e cinque i sensi e passare un weekend indimenticabile.

Massa Marittima, cosa vedere:

  • Il Museo delle Miniera del Parco Nazionale delle Colline Metallifere.
  • La Cattedrale di San Cerbone e i palazzi di Piazza Garibaldi.
  • Il Museo Archeologico.
  • Il lago dell’Accesa.
  • La Torre del Candeliere.
  • Il Palazzetto delle Armi e il Museo di Arte e Storia delle Miniere.
  • Il Museo di Arte Sacra.
  • Le tipiche viuzze e pausa del gusto nei ristoranti del borgo antico.

Come arrivare:

Nessun commento su Massa Marittima, un gioiello tra le Colline Metallifere

Sovana in Toscana: cosa vedere

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia. Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area…

Nel cuore della Maremma per scoprire l’antica civiltà di etrusca di Sovana in uno dei Borghi più Belli d’Italia.

Il borgo medievale di Sovana, in Toscana, sorge nella suggestiva area tufacea della Maremma grossetana. È conosciuta come la città aldobrandesca che diete i natali a papa Gregorio VII, ma soprattutto come centro etrusco di grande rilevanza archeologica; insieme a Sorano, di cui è frazione, e Pitigliano, fa parte delle affascinanti Città del Tufo.

Una delle vie del borgo di Sovana

Una delle vie del borgo di Sovana

Appena si accede al paese si è accolti dai monumentali ruderi della Rocca aldobrandesca; fu realizzata intorno all’anno 1000 d.C. su impianti precedenti di età etrusca, a testimonianza della potenza della famiglia Aldobrandeschi che all’epoca dominava tutta l’area.

La visita del borgo prosegue spontaneamente sul corso principale, tra casette caratteristiche adornate con piante e fiori, per giungere in piazza del Pretorio. Questa è il cuore del centro storico, con bar e ristoranti dai sapori più autentici, ottimi per una sosta enogastronomica e una degustazione del vino rosso della zona di produzione della DOC Sovana.

La piazza è inoltre circondata da edifici storici quali il Palazzo dell’Archivio, il Palazzo Pretorio e la chiesa tardo-romanica di Santa Maria; vi ha sede anche il Museo di San Mamiliano che, oltre a reperti significativi rinvenuti nell’area, ospita un tesoro monetale scoperto nel 2004 e inquadrabile nel V secolo d.C., eccezionale per la quantità di monete recuperate e degli imperatori sopra rappresentati. Il duomo, peculiarmente, sorge al margine del paese: la Cattedrale di Sovana è uno dei più importanti esempi di stile romanico gotico della Toscana.

La Rocca aldobrandesca di Sovana

La Rocca aldobrandesca di Sovana

Ma è uscendo dal borgo che la storia più remota si svela nelle testimonianze degli Etruschi e pervade il territorio di un’atmosfera unica. A circa un chilometro si trova infatti la necropoli etrusca, sede di numerosi monumenti sepolcrali come la tomba di Ildebranda, del Tifone, dei Demoni Alati e della Sirena.

Immersa nella natura, la necropoli si compone anche di spettacolari vie cave. Strade scavate nel tufo con pareti laterali molto alte, che facevano parte dell’antico assetto viario e che a Sovana trovano la loro massima espressione, come dimostrano la via cava di Poggio Prisca, di San Sebastiano e il Cavone.

Cava di Poggio Prisco.

Cava di Poggio Prisco.

Queste tracce della civiltà etrusca ricoprono una grande importanza da un punto di vista archeologico, storico e naturalistico. Sono riunite sotto la tutela e organizzazione del Parco archeologico Città del Tufo, di cui fanno parte anche le aree di Sorano e San Quirico, che comprende anche la “città perduta” di Vitozza.

Per accedere alla necropoli di Sovana è previsto un biglietto d’entrata dal costo irrisorio; è possibile anche chiedere un biglietto unico di €8,00 che consente l’ingresso a tutti i beni culturali dell’area interessata dal parco, fra cui:

  • la necropoli di Sovana;
  • il museo di San Mamiliano;
  • la Fortezza Orsini di Sorano;
  • l’area archeologica di San Rocco e quella di Vitozza, sebbene quest’ultime due siano sempre aperte e a ingresso libero.

Sovana in Toscana, cosa vedere:

  • La Rocca aldobrandesca.
  • Piazza del Pretorio con il Palazzo dell’Archivio, Palazzo Pretorio e la chiesa di Santa Maria.
  • Le caratteristiche strade del borgo costellate di ristoranti e ornamenti floreali che colorano gli ingressi delle case.
  • Il museo di San Mamiliano e il suo prezioso tesoretto.
  • Il Duomo di Sovana.
  • Le tombe e le vie cave della necropoli etrusca del Parco archeologico Città del Tufo.

Parco Archeologico Città del Tufo

Come arrivare:

Nessun commento su Sovana in Toscana: cosa vedere

Vitozza: la città perduta da esplorare

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte. Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo…

Un’ antica “città di pietra” dominata dalla vegetazione, dove ci si può avventurare tra mura, rovine e un intricato sistema di grotte.

Nell’entroterra della Maremma toscana le Città del Tufo caratterizzano un’area densa di fascino, storia e bellezza, dove si trovano piccoli gioielli di edilizia tufacea e boschi rigogliosi. Oltre ai centri abitati, racchiusa nel Parco Archeologico si trova anche una città fantasma, così antica da essere ormai perfettamente integrata nel paesaggio naturale. Si tratta dell’insediamento rupestre di Vitozza.

L'insediamento rupestre di Vitozza

L’insediamento rupestre di Vitozza

Visitare Vitozza significa entrare un luogo dove la mano dell’uomo non si stende più da molto tempo: ci si muove come ospiti in un’antica dimora fatta di stradine, grotte e resti di antichi castelli sospesi nel tempo.
Quest’area è stata un insediamento umano abitato fin dalla preistoria. Circa 200 grotte testimoniano il successivo passaggio degli etruschi, che destinarono queste aperture nella pietra agli usi più svariati: da stalle per il bestiame, a necropoli, ad abitazioni vere e proprie; addentrarsi nelle grotte è come avventurarsi in cunicoli antichi e affascinanti, veri esploratori alla ricerca di un tesoro.
Dell’epoca romana rimangono invece tracce di antiche strade e vie di comunicazione, mentre ciò che resta della chiesa e le mura dei due castelli richiamano i secoli medievali, fatti di fortezze e dimore signorili.

Ruderi della chiesa medievale.

Ruderi della chiesa medievale.

Come Vitozza sia diventata la “città di pietra” silenziosa e spopolata lo si deve alle invasioni barbariche prima e alla contesa del territorio poi, quando nel Quattrocento i senesi abbatterono gran parte degli edifici affinché non cadessero in mano alla famiglia Orsini.

Da quel momento Vitozza rimase un covo di briganti spogliato dell’antica importanza, vittima di un lento abbandono destinato a sfociare nel totale spopolamento. La natura, infine, ne ha preso possesso, e ancora oggi domina la città di pietra.

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

La natura si è riappropriata di parte degli antichi insediamenti

Seguendo i sentieri e i percorsi che guidano alla scoperta di Vitozza ci si imbatte in un raggruppamento di grotte dall’aspetto alquanto inusuale: piccole nicchie riempiono le loro mura, regalando un effetto di stile decorativo che mal si concilia con l’uso a cui probabilmente erano destinate. Forse nate come “scaffali” per riporre le ceneri dei defunti, queste rientranze sono note con il nome di colombari e venivano usate in epoca medievale per l’allevamento dei volatili.

Le grotte vicino al colombaio

Le grotte vicino al colombaio

Dopo la visita a Vitozza si può proseguire andando verso le Città del Tufo e scoprire la vicina e suggestiva Sorano, con il suo centro abitato arroccato in posizione rialzata a dominio del territorio circostante.

Se invece ci si vuole immergere ancora di più nella macchia mediterranea si possono percorrere le Vie Cave; si tratta di strade nascoste dalla vegetazione e strette tra alte pareti rocciose, che un tempo facevano parte dell’ampia rete viaria degli Etruschi e che sono la degna conclusione di un itinerario alla scoperta della Maremma più antica.

Parco Archeologico Città del Tufo

Tel. 0564-614074, 0564-633023

E-mail: info@leviecave.it

Le aree del Parco sono sempre aperte e ad ingresso libero.
A partire dal mese di aprile e fino al mese di settembre l’ingresso è di €2,00 nei giorni di sabato e domenica, nei festivi e nei ponti.

Come arrivare

Nessun commento su Vitozza: la città perduta da esplorare

I Butteri della Maremma, custodi di antichi mestieri

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame. Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è…

Lo spettacolo dei butteri di Maremma: nel cuore della Toscana tra cavalli, cappelli a tesa larga e mandrie di bestiame.

Simbolo della Maremma e figura dell’immaginario folkloristico, il Buttero è da secoli mandriani dediti al lavoro. Cappelli e stivali richiamano subito alla mente l’immagine del cowboy toscano; quella del Buttero è una figura che risale a tempi antichissimi, un mestiere già noto ai tempi degli Etruschi la cui origine si perde nella notte dei tempi.
L’immagine che oggi si conserva è legata ai latifondisti che governavano su vasti territori, possedendo mandrie di vacche maremmane che andavano preservate da paludi e predatori; i Butteri seguivano instancabili le bestie a loro affidate, cavalcando per lunghi chilometri, vegliando nelle fredde notti, recuperando gli animali che si smarrivano.

Le vacche Maremmane

Le vacche Maremmane

Anche se il lavoro del mandriano è quasi scomparso, ancora oggi i Butteri della Maremma sono considerati tra i migliori domatori di cavalli bradi in Italia.

Ogni anno alcune associazioni mettono in scena i riti, le usanze e i costumi che hanno sempre caratterizzato queste figure. Tra le manifestazioni, ad esempio, il 15 di agosto si svolge ad Alberese – frazione della provincia di Grosseto adiacente al Parco Regionale della Maremma [link articolo sul parco della Maremma] – il Rodeo della Rosa: due squadre di Butteri a cavallo, dotati dell’immancabile cappello e di una rosa sulla spalla, si sfidano nel tentativo di collezionare quante più rose possibili strappate all’avversario.

Una curiosità: nel 1890, dei cowboys americani arrivati in Italia con il circo Wild West Show (ispirato dalla figura di Buffalo Bill) sfidarono i Butteri della Maremma nelle comuni abilità a cavallo: i mandriani toscani vinsero la sfida, imprimendo con le loro gesta l’idea di una Toscana selvaggia, caparbia e impareggiabile.

Buttero

Buttero

Se pensare a cowboys a cavallo e sterminate lande naturali fa crescere lo spirito di avventura, allora una visita alle Bandite di Scarlino è l’ideale: si tratta di una riserva naturale, un’area protetta dove la macchia mediterranea si estende per 9000 ettari tra la campagna e la costa, con panorami mozzafiato su spiagge e scogliere.

Le Scarline sono perfette per lunghe passeggiate a cavallo, assaporando la libertà di cavalcare nella natura e scendere fino al mare, immaginandosi, almeno per un po’, Butteri in cerca della mandria.

Per info sugli spettacoli:

Associazione Butteri d’Alta Maremma:  postmaster@butteri-altamaremma.com

Come arrivare:

Nessun commento su I Butteri della Maremma, custodi di antichi mestieri

Baracchino di Rodano, mangiare locale, mangiare in famiglia

Il ristoro giusto sulla strada tra Punta Ala e Scarlino dove gustare i sapori della Maremma. Cucina: tradizione contadina toscana Prodotti: salumi, formaggi, verdure locali sottolio Fascia di prezzo: €15…

Il ristoro giusto sulla strada tra Punta Ala e Scarlino dove gustare i sapori della Maremma.

  • Cucina: tradizione contadina toscana
  • Prodotti: salumi, formaggi, verdure locali sottolio
  • Fascia di prezzo: €15 – €25
  • Orari di apertura: aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 20:00
  • Atmosfera: genuina

Difficile non notarlo. Lungo la via tra Punta Ala e Scarlino, tra insegne e fiori sgargianti, sorge il Baracchino di Rodano, tappa culinaria per moltissimi nuovi e vecchi frequentatori della Maremma, alcuni dei quali fedeli da almeno trent’anni.

I taglieri

I taglieri

Lontano anni luce dalle promesse del design dell’arredo e dai menu ammiccanti, qui è tutto sincero e autentico. Gli scaffali mettono in mostra i prodotti tipici della zona, in gran parte della azienda agricola di famiglia o provenienti da produzioni locali.

Grande la varietà di salumi e formaggi. La scelta di sottoli e sottaceti di finocchio, cavolo, zucchine e fave sono un altro pezzo con il quale arricchire i taglieri misti. Basta (almeno) un bicchiere di vino e il gioco è fatto. Per gli stomaci più esigenti, un buon finale con torta alla ricotta, una loro specialità.

La torta di ricotta

La torta di ricotta

Al Baracchino di Rodano si respira aria di famiglia: quella che l’ha creato, quella delle persone che ci lavorano e degli stessi clienti. La storia inizia dal signor Vilio, contadino con 460 alberi di pesche e qualche mucca. Vendeva pesche e latte girando in moto nei paesi vicini.

Ma a un certo punto ha preso una decisione: “Apro il Baracchino, saranno i clienti a venir da me”. Da quel momento l’azienda agricola è cresciuta e sempre più è stata la varietà dei prodotti coltivati nei campi che circondano il Baracchino.

Formaggi locali

Formaggi locali

A continuare la tradizione di famiglia è stato il figlio con la moglie Marzia. Se entrate al Baracchino, con ogni probabilità troverete lei ad accogliervi e a scambiare battute e racconti con i propri affezionatissimi clienti, alcuni dei quali ritornano dopo anni per un saluto, per una degustazione, per rivedersi nell’album fotografico di cui Marzia e le sue colleghe vanno fiere.

Sì, perché spesso arriva il momento della foto con gli avventori che finisce stampata nell’album di “famiglia” del Baracchino di Rodano.

Agriristoro il Baracchino di Rodano .

Orari di apertura: tutti i giorni 08:30 – 20:00

Come arrivare

Nessun commento su Baracchino di Rodano, mangiare locale, mangiare in famiglia

Una passeggiata nella Riserva naturale della Diaccia Botrona, verso la Casa Rossa

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia. Basta…

Una Maremma paludosa fatta di canali navigabili e frequentata da uccelli migratori, dove una Riserva Naturale si apre ai piedi di una affascinante casa rossa, a Castiglione della Pescaia.

Basta una passeggiata dal centro storico di Castiglione della Pescaia per trovarsi di fronte a due importanti icone del territorio: Casa Rossa Ximenes, porta d’ingresso della riserva naturale della Diaccia Botrona, della quale è anche il centro visite. L’area paludosa attorno si estende per più di mille ettari tra la spiaggia di Castiglione della Pescaia e Grosseto.

E’ considerata tra le più importanti zone umide d’Italia, ed è l’habitat di numerose specie faunistiche.
Prima di essere bonificata per le sue condizioni malsane, sulla palude si narravano numerose leggende: la più famosa racconta di una terribile strega che abitava la Diaccia Botrona, i cui occhi ardenti erano in grado di bruciare le persone con un solo sguardo.

La Diaccia Botrona

La Diaccia Botrona

La Casa Ximenes o Casa Rossa, a Castiglione della Pescaia, cattura l’attenzione fin da lontano, ergendosi tra i canali e la bassa vegetazione. Fu costruita nella seconda metà del ‘700 dall’ingegnere e monaco gesuita Leonardo Ximenes, il cui progetto di risanamento della palude si basava sulla convinzione che la malaria era causata dal mescolarsi delle acque dolci e salate; la Casa Rossa, per la sua posizione, era destinata ad essere il principale strumento per la bonifica delle acque, separando all’ingresso l’acqua dal mare da quella lacustre. La soluzione di Ximenes ovviamente non funzionò.

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

La colonia di fenicotteri rosa nella riserva

Oggi Casa Ximenes ospita il Museo Multimediale interattivo, che guida i visitatori alla scoperta della Diaccia Botrona con video, proiezioni e simulazioni immersive per osservare il volo degli uccelli.
L’intera riserva è meta di numerosi uccelli migratori, cosa che ne fa un paradiso per gli appassionati di birdwatching: oltre 200 specie si susseguono nel corso dell’anno, alcune delle quali nidificano nella zona; tra questi si possono scorgere il falco di palude, l’airone bianco, l’albanella reale e il falco pescatore

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

Oltre 200 specie di uccelli popolano la riserva

L’eccezionale biodiversità che si trova nella Riserva naturale della Diaccia Botrona ne fa un ambiente unico, meta ideale del turismo sostenibile, una tappa da non dimenticare se si visita la Maremma o si è appassionati di fotografia naturalistica. La riserva può essere visitata seguendo i percorsi di trekking o in bicicletta, con le visite guidate, oppure con un suggestivo tour della palude in barca.

Per info e prenotazioni:  0564.484581 – 0564.20298

Come arrivare

Nessun commento su Una passeggiata nella Riserva naturale della Diaccia Botrona, verso la Casa Rossa

Follonica, cosa vedere: MAGMA, il Museo delle Arti in Ghisa della Maremma

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica. Follonica, cosa vedere? A 20 minuti…

Alla scoperta di vecchi mestieri e luoghi rinnovati, in un percorso multimediale che si addentra nell’arte e nella storia dell’antica attività siderurgica di Follonica.

Follonica, cosa vedere?
A 20 minuti da Punta Ala, questa cittadina è nota principalmente come stazione balneare, per le spiagge, i ristorantini e le offerte a misura di bambino. Ma questa località non è solo mare e tintarella: nel cuore del suo centro abitato è custodita una storia fatta di passione e arte, quella legata all’industria siderurgica. Il MAGMA, l’innovativo Museo delle Arti in Ghisa della Maremma, tutt’oggi fa pulsare questo cuore.

Il museo racconta con un viaggio interattivo la storia tecnologica, la creatività e lo sforzo umano che che hanno sostenuto e alimentato l’attività siderurgica di Follonica, una narrazione che prende vita attraverso fotografie, sculture e proiezioni video che lo rendono adatto a grandi e piccini.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Video e filmati lungo il percorso raccontano la vita e i processi di produzione.

Il MAGMA è ospitato nello spazio ripristinato del Forno San Ferdinando, l’edificio più antico di Follonica, una vera e propria città nella città: è uno spazio dove storia e tradizioni centenarie si fondono con le nuove tecnologie e danno vita a un itinerario immersivo alla scoperta dei segreti dell’industria italiana del ferro, e degli antichi mestieri che vi ruotavano intorno.

In questo edificio di archeologia industriale è racchiusa, e riassunta, la storia della città di Follonica: dalla fonderia tra le paludi della Maremma al centro culturale di una comunità che è cresciuta intorno alle strutture e al lavoro dello stabilimento che oggi rappresenta l’area ex-ILVA. Il forno è il fulcro della storia, con i numerosi racconti di uomini che vi hanno lavorato e i manufatti che nel XIX secolo hanno reso famosa la produzione di ghisa di Follonica

Il cancello dell'ex-Ilva

Il cancello dell’ex-Ilva

Il MAGMA è una delle Porte di accesso al Parco Nazionale delle Colline Metallifere. Per entrare al museo e fondersi con la sua storia attraverso canali multimediali coinvolgenti si paga un biglietto di 5 euro, mentre i bambini sotto i 12 anni entrano gratuitamente.

Dopo la visita è impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle strade costellate di negozi e ristoranti sul mare di Follonica, senza farsi mancare un po’ di relax in una delle sue spiagge di sabbia fine e mare trasparente.

Oltre a quelle del centro di Follonica, tra le più rinomate si annoverano la spiaggia di Carbonifera, che prende il nome dalla torre ottocentesca che svetta sul panorama e punto finale della ferrovia del carbone che un tempo percorreva tutta l’area delle Colline Metallifere, la spiaggia di Torre Mozza, ideale per lo snorkeling e la ancor più rilassante spiaggia di Pratoranieri.

Il museo MAGMA 

Follonica 

Come arrivare

Nessun commento su Follonica, cosa vedere: MAGMA, il Museo delle Arti in Ghisa della Maremma