Tra immagini e parole: per conoscere la Maremma, la sua storia, i luoghi e la natura.

Il Castello di Montemassi, che domina la Maremma

La Rocca di Montemassi e un castello millenario che racconta storie di battaglie e condottieri, borghi nella roccia e vini toscani. Un itinerario tra le Colline Metallifere Da quasi mille…

La Rocca di Montemassi e un castello millenario che racconta storie di battaglie e condottieri, borghi nella roccia e vini toscani. Un itinerario tra le Colline Metallifere

Da quasi mille anni il Castello di Montemassi osserva la sua terra, quella porzione di Maremma che lo circonda e si distende ai piedi delle Colline Metallifere.

Visitare la costruzione significa non solo avventurarsi tra le rovine, ma soprattutto salire fin sulla torre e ammirare l’incredibile distesa collinare che si presenta, una valle che circonda interamente la fortezza, ammirabile a 360°.

Montemassi

Montemassi

Facilmente raggiungibile dalla costa e da Grosseto, il primo documento che attesta l’esistenza del castello risale al 1076, ma la sua fama è indissolubilmente legata a un’opera d’arte che narra vicende successive: il celebre Guidoriccio da Fogliano attribuito al maestro Simone Martini; oggi conservato nel Palazzo Pubblico di Siena, il grande affresco racconta la conquista del Castello, con la figura del Guidoriccio in posizione centrale.

Alla sinistra del condottiero, Montemassi si staglia in lontananza, la sua torre ancora integra e quasi viva, circondata dalle mura e pronta a respingere i nemici; sulla destra, l’accampamento senese, fronte dell’offensiva, con le tende e i filari delle vigne. Potrebbe suonare bizzarro, e in effetti lo è: un probabile errore di traduzione delle cronache di guerra ha portato l’artista a dipingere delle vigne laddove le “vinae” erano delle macchine da guerra. Dopotutto, anche dipinte, le vigne in Toscana non stanno mai male.

Gli stretti vicoli nascondono piccole sorprese

Gli stretti vicoli nascondono piccole sorprese

Camminare tra i camminamenti di pietra del castello ed ergersi sulla torre permette di immergersi nel paesaggio del dipinto e di poter percepire gli echi delle molte battaglie che sono susseguite. La passeggiata può continuare tra le vie del borgo, fermandosi magari in un ristorante.

Ma la natura circostante richiama alla tranquillità, invitando a godersi il panorama e a cercare il relax delle vacanze. Allontanandosi dal Castello di Montemassi in direzione nord, si raggiunge in pochi minuti Roccatederighi, un borgo incastonato nella roccia vulcanica delle Colline Metallifere, dove la mano dell’uomo ha saputo integrare case, vicoli e scalinate con i grandi massi circostanti.

L’ora del tramonto tinge questo piccolo abitato di rosa e arancione, rendendo ancor più suggestivo il borgo e il boschetto adiacente.

La torre del castello

La torre del castello

Se invece si cercano i sapori del territorio e le degustazioni di vini toscani, dal Castello si va a sud, fino alla tenuta e azienda vinicola la Rocca di Montemassi, tra le terre della Maremma che già gli antichi Etruschi coltivavano a vigna.

Il Castello di Montemassi è sempre aperto ed è visitabile anche di notte.

Tenuta Rocca di Montemassi

Come arrivare

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Cosa vedere a Saturnia e Montemerano

Il borgo di Saturnia e le sue terme. Un’idea per una giornata ricca di storia, buon cibo e soprattutto relax nella Maremma grossetana. Si sa, solo a sentir nominare Saturnia…

Il borgo di Saturnia e le sue terme. Un’idea per una giornata ricca di storia, buon cibo e soprattutto relax nella Maremma grossetana.

Si sa, solo a sentir nominare Saturnia la mente vola verso piacevoli giornate di pace e ristoro, immersi nelle acque calde delle sorgenti termali. Ma oltre a dedicarsi al calore distensivo delle terme, da queste parti c’è anche un altro tipo di benessere che va assaporato.

Nei pressi delle vasche sorgono borghi dall’indiscutibile fascino, custodi di una storia lontana giunta sorprendentemente intatta fino a noi. I borghi di Saturnia e Montemerano, nel comune di Manciano, si trovano a pochi minuti di auto dalle Terme di Saturnia e dalle cascate del Mulino e meritano senza dubbio una visita, per approfittare di quell’appagamento altrettanto godereccio che sa di storia e sapori autentici.

Le cascate del Mulino

Le cascate del Mulino

Cosa vedere a Saturnia?

Si ha testimonianza di questo borgo intorno al 1200 d.C., in un documento in cui si citano il castello, la chiesa di Santa Maria Maddalena e le terme già ampiamente frequentate. Fu possedimento della famiglia Aldobrandeschi, per passare poi alla famiglia Orsini; destino comune a quello dei vicini borghi conosciuti come le Città del Tufo: Pitigliano.

Allo stesso modo, i primi insediamenti risalgono all’epoca etrusca, come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti nell’area, di cui alcuni conservati nel Museo Archeologico di Saturnia – Manciano – Le colline dell’Albegna. Le testimonianze storiche annoverano anche la struttura fortificata della Rocca aldobrandesca e la Porta Romana, la più antica porzione delle mura del borgo risalente all’epoca romana, passaggio dell’antica Via Clodia.

Arte e storia si fondono a Saturnia: oltre a esser costellato di bar e ristoranti, il cuore del centro, rappresentato da piazza Vittorio Veneto, ospita il Polo culturale Pietro Aldi, collezione di opere del noto pittore mancianese e sede di una biblioteca per bambini.

Il polo culturale Pietro Aldi

Il polo culturale Pietro Aldi

Dall’aspetto ancor più caratteristico è Montemerano; inserito fra i Borghi più Belli d’Italia, il suo centro storico viene regalato così com’era in tempi medievali. Una cornice fatta di strette viuzze, antichi edifici e case in pietra, che con una semplice passeggiata catapultano il visitatore in un’altra epoca.

Passeggiata a cui non va fatto mancare uno sguardo allo splendido scorcio offerto da piazza del Castello sulla Chiesa di San Giorgio e sulla Biblioteca di Storia dell’Arte, dove si possono consultare circa diecimila volumi; non si dimentica, ovviamente, una pausa enogastronomica in uno dei graziosi ristoranti che ritmano le piazzette e i vicoli del borgo.

La piazza del castello di Montemerano

La piazza del castello di Montemerano

Terminati gli appuntamenti con la storia e con il buon cibo nel delizioso borgo di Saturnia, le Terme offrono proprio quel che ci vuole per riposarsi e rilassarsi. Si può scegliere di farsi pervadere dall’azione benefica e dalle proprietà dell’acqua di Saturnia nella splendida SPA e centro benessere oppure nelle terme libere delle Cascate del Mulino, per un’immersione non solo nelle vasche ma anche nella natura maremmana. Cascatelle e piscine create naturalmente dallo scorrere incessante delle acque termali danno vita a un paesaggio davvero distintivo, per esperienze di svago e relax altrettanto uniche.

Il caratteristico centro storico di Montemerano

Il caratteristico centro storico di Montemerano

Cosa vedere Saturnia e Montemerano:

  • il centro e piazza Vittorio Veneto di Saturnia
  • il Museo Archeologico di Saturnia – Manciano – Le colline dell’Albegna,
  • il Polo culturale Pietro Aldi,
  • la Rocca Aldobrandesca,
  • la Porta Romana e la Via Clodia.
  • il borgo medievale, i vicoli e piazza del Castello a Montemerano,
  • la Chiesa di San Giorgio
  • la Biblioteca di Storia dell’Arte.
  • le Terme di Saturnia,
  • le terme libere delle Cascate del Mulino.

info utili:

SPA Terme di Saturnia

Terme libere Cascate del Mulino

Montemerano

Come arrivare:

 

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Pitigliano e i suoi dintorni, un’escursione di un giorno nella storia

Cosa vedere a Pitigliano: la più famosa delle Città del Tufo si racconta tra un bicchiere di bianco, un dolce ebraico e un salto alle terme. Arroccato su uno sperone…

Cosa vedere a Pitigliano: la più famosa delle Città del Tufo si racconta tra un bicchiere di bianco, un dolce ebraico e un salto alle terme.

Arroccato su uno sperone di roccia tufacea, Pitigliano, la città del tufo, è uno dei borghi più suggestivi della Toscana, dall’atmosfera medievale intatta che ancora ne pervade i vicoli e le strade. Il territorio fu dimora di civiltà antiche come gli Etruschi, testimoniata dai numerosi ritrovamenti archeologici nei dintorni.

Al confine con il Lazio, Pitigliano si trova nella splendida e selvaggia Maremma grossetana, più precisamente nell’Area del Tufo, così definita proprio per l’alta presenza di questa roccia piroclastica largamente utilizzata come materiale da costruzione. Fa parte insieme a Sorano delle famose Città del Tufo.

Il borgo di Pitigliano

Il borgo di Pitigliano

Inserito fra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione, Pitigliano fu antico possedimento della famiglia Aldobrandeschi e successivamente passò ai Conti Orsini: potenti famiglie la cui eredità medievale e rinascimentale è apprezzabile con una piacevole passeggiata tra i vicoletti del borgo. A raccontarne la storia ci sono le possenti mura che cingono il centro storico e le porte d’ingresso, costruite ad opera della famiglia aldobrandesca; realizzati per volere degli Orsini furono Invece la Fontana delle Sette Cannelle, l’acquedotto mediceo e Palazzo Orsini, che ospita il Museo diocesano d’arte sacra e il Museo civico archeologico.

Numerosi sono anche gli edifici religiosi e di rilevanza artistica, come il Duomo di Pitigliano la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, la Chiesa di San Rocco – la più antica del borgo – e il Santuario della Madonna delle Grazie, che appena fuori dal paese offre una bellissima visuale panoramica su Pitigliano.

Fontana delle Sette Cannelle

Fontana delle Sette Cannelle

Varcata una delle antiche porte di accesso al borgo, si è pervasi da un’atmosfera unica che si alimenta anche della presenza dei graziosi risto,ranti dai sapori genuini e tradizionali che si alternano a boutique, negozi di artigianato e prodotti tipici; fra questi spiccano l’apprezzatissimo vino Bianco di Pitigliano, il Migliaccio e il dolce ebraico Sfratto dei Goym.

La cultura ebraica è parte integrante del patrimonio di Pitigliano, caratteristica che insieme al suo aspetto medievale gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “La piccola Gerusalemme”. La comunità ebraica si insediò a partire dal XVI secolo con la protezione della famiglia Orsini e oggi la sua influenza culturale e sociale si ritrova nel ghetto che ospita la Sinagoga, il forno delle azzime, il bagno rituale, la macelleria kasher, la cantina (dove viene prodotto il vino secondo le regole Kasher) e, appena fuori dal borgo, il cimitero.

Negozietti dai sapori tradizionali.

Negozietti dai sapori tradizionali.

Subito fuori dal centro storico si trova anche il Museo archeologico all’aperto Alberto Manzi, un percorso didattico istituito con lo scopo di valorizzare il patrimonio storico, archeologico e ambientale di Pitigliano: ospita in due aree distinte l’antica città etrusca, la necropoli e le vie cave.

Il ghetto ebraico.

Il ghetto ebraico.

Vale la pena dare un’occhiata, oltre a Pitigliano, ai suoi dintorni: Dopo essersi immersi nella storia e degustato i sapori più tipici, è giunto il momento di dedicarsi ad un altro tipo di benessere. Già famosa per le Terme di Saturnia, in quest’area si trovano le sorgenti benefiche delle Terme di Pitigliano, l’occasione perfetta per concludere una bella giornata nel più totale relax.

Cosa vedere a Pitigliano:

  • Il centro storico medievale con le sue viuzze, botteghe e ristorantini.
  • Palazzo Orsini, il Museo diocesano d’arte sacra e il Museo civico archeologico.
  • La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.
  • Il ghetto ebraico e il cimitero.
  • Il Museo archeologico all’aperto Alberto Manzi.
  • Le Terme di Pitigliano.

Pitigliano

La piccola Gerusalemme

Terme di Pitigliano

Come arrivare

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Come fare la pappa al pomodoro, la ricetta Toscana

Come fare la pappa al pomodoro? Ce lo insegna il blog  “Ricette al volo”, che ci offre sempre tanti  spunti per  proporvi qualche ricetta tipicamente Toscana, come questa. La pappa al…

Come fare la pappa al pomodoro?

Ce lo insegna il blog  “Ricette al volo”, che ci offre sempre tanti  spunti per  proporvi qualche ricetta tipicamente Toscana, come questa.

La pappa al pomodoro è una ricetta tipica Toscana, preparata con pane toscano raffermo, pomodori maturi  olio extravergine d’oliva.

E’ un piatto povero di origini contadine, quando il pane secco non si buttava per nessun motivo ma si riciclava in ricette semplici  sane e genuine,  e si presta ad essere consumata in estate perché da il meglio di se a temperatura ambiente, o fresca.

Ingredienti:

  • 4 fette di pane toscano raffermo
  • mezza cipolla rossa
  • uno spicchio d’aglio
  • mezza carota
  • mezza costa di sedano
  • 4-5 foglie di basilico
  • qualche fogliolina di timo fresco
  • 4-5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • un barattolo di pomodori pelati
  • un cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • sale, pepe

Preparazione:

Preparate un trito con la cipolla, la carota, il sedano ed timo.

  1. Fate soffriggere tutti gli aromi, incluso aglio intero e foglie di basilico, in circa 4 cucchiai di olio. Quando tutto sarà imbiondito, unite i pomodori pelati e un mestolo di acqua con dentro un cucchiaio raso di concentrato di pomodoro.
  2. Aggiustate di sale e pepe e fate bollire e restringere con il coperchio per circa 20-25  minuti.
  3. Mentre il pomodoro cuoce, tagliate a cubetti il pane raffermo. (Per due persone dovrebbero bastare circa 4 mezze fette di pane)
  4. A cottura ultimata del pomodoro, eliminate l’aglio e le foglie di basilico intere.
  5. Utilizzate un frullatore a immersione per passare tutto il pomodoro.
  6. Procedete aggiungendo il pane raffermo a cubetti mescolandolo per farlo bagnare bene, coprite con il coperchio e lasciate riposare.
  7. Dopo circa 5-6 minuti il pane sarà molle, schiacciatelo bene con una forchetta e mescolate.
  8. Aggiungete alla pappa al pomodoro altro basilico fresco spezzettato a mano, un giro d’olio a crudo, un pizzico di pepe e servite. Buon appetito!

 

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L’isola del Giglio, cosa vedere

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque…

Vi raccontiamo in poche righe la splendida isola del Giglio e cosa vedere a piedi in un’escursione di una giornata

Giglio porto

Giglio porto

Davanti al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio affiora dalle acque tirreniche con la sua modesta dimensione e il suo immenso splendore. Salpando da Porto Santo Stefano e man mano che il traghetto si avvicina alla costa, il mare passa dal blu intenso delle profondità all’azzurro cristallino delle calette, che invitano a tuffarsi per un bagno ancor prima di essere arrivati.

Si scorgono poi le enormi lastre di granito che lisce e sinuose si incuneano nelle acque e si nota la dimensione marittima del pittoresco porto, composto da vecchie case colorate con le tonalità mediterranee; alzando lo sguardo, l’antico castello domina l’isola da uno dei suoi poggi più alti, e merita assolutamente una passeggiata fra le sue viuzze simili a un labirinto. Edificato intorno al secolo XI e successivamente fortificato, ha resistito a circa mille anni di incursioni piratesche, anche a quelle del temibile corsaro Barbarossa.

Tramonto all'isola del Giglio

Tramonto all’isola del Giglio

All’Isola del Giglio sulle spiagge c’erano e ci sono pescatori e contadini, c’è vita marina e di montagna: il Poggio della Pagana è il più alto con i suoi 496 m. di altezza; fra i borghi ci sono Giglio Porto e Giglio Castello a ricordare le due anime della popolazione e sulla costa occidentale la frazione di Campese, nato a scopi principalmente turistici. Tra costa ed entroterra è possibile godere di paesaggi unici, dove uomo e natura hanno collaborato in armonia. Gran parte dell’isola è stata inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano  a tutela della flora e della fauna, marina e terrestre.

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

Isola del Giglio, il faro Vaccarecce

L’isola esplode di vita si anima di tonalità pastello e profumi soprattutto in primavera, con le tipiche essenze della macchia mediterranea e grazie anche alla presenza di boschetti di leccio, una particolarità rara nelle altre isole dell’arcipelago. Questi habitat ospitano specie animali poco diffuse e da salvaguardare come le berte e il falco pellegrino, tra le specie avi faunistiche, e i mufloni tra  i mammiferi. Sono luoghi da scoprire al ritmo dei propri piedi, attraverso la rete sentieristica ben diramata dell’isola.

Le escursioni nell’Isola del Giglio sono numerose, ve ne proponiamo qui alcune:

  • Ascesa a Giglio Castello

Partendo dal porto, si prende la stradella asfaltata in salita che lo congiunge al castello; all’innesto con la strada principale, si attraversa e poco dopo la curva si incontra il bivio sulla sinistra, dal quale diparte l’antica mulattiera che univa i due centri abitati. Tutto in salita e anche abbastanza ripida, ma all’ombra di una piacevole leccetta, il percorso si snoda quasi interamente sul lastricato dei tempi che furono di questa via di comunicazione; salendo ulteriormente, il bosco di lecci lascia spazio a magnifici panorami sulla baia dell’Arenella e la Caletta. In circa 45 minuti si sbuca alla cinta muraria del castello.

  • Punta del Faraglione

All’estremità sinistra (guardando il mare) della spiaggia del Campese parte il sentiero che conduce alla punta del Punta del Faraglione; attraverso una bella macchia di leccio e bellissime vedute panoramiche sulle scogliere e sulla baia del Campese, il percorso termina di fronte a un pinnacolo di roccia calcarea che sembra essere il gemello del faraglione che si erge dal mare. Una facilissima e panoramica escursione di circa 20 minuti all’andata e altrettanti per il ritorno, con un solo tratto dove prestare un po’ d’attenzione, organizzato con corde corrimano d’aiuto. Perfetto per l’ora del tramonto per paesaggi indimenticabili.

  • Faro di Capel Rosso

Dalla piazza principale di Giglio Castello, si prosegue verso sud; poco dopo, sulla sinistra, ha inizio una stradella asfaltata in salita ma all’ombra di una bella pineta. La strada poi si fa sentiero, che puntando sempre verso sud, conduce al faro di Capel Rosso in circa 2 ore e mezzo di cammino. L’itinerario è segnalato e offre bellissimi scorci, procedendo a mezza costa tra la ricca vegetazione mediterranea. Arrivati alla punta di Capel Rosso sarete sul lembo di terra più meridionale dell’isola, dove si staglia il bellissimo faro e, ai suoi lati, si ammirano le spettacolari scogliere erose dall’azione del mare.

Cala Schizzatoio

Cala Schizzatoio

Itinerario A/R Giglio Porto – Giglio Castello

Lunghezza percorso: circa 4.0 km

Dislivello in salita: 350 mt

Grado di difficoltà: medio (per la salita)

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R punta del Faraglione

Lunghezza percorso: circa 2.0 km

Dislivello in salita: 80 mt

Grado di difficoltà: facile

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Itinerario A/R Faro di Capel Rosso

Lunghezza percorso: circa 13.0 km

Dislivello in salita: 550 mt

Grado di difficoltà: impegnativo

Tipologia di progressione: a piedi

Punto di partenza: Google Maps

Equipaggiamento consigliato: calzature da trekking, borraccia da almeno 1.5 lt, zaino

Siti utili:

http://www.islepark.it/

https://www.giglioinfo.it/

http://isoladelgiglio.it/it/

Come arrivare

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Un tuffo ai Bagni San Filippo, le terme libere

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco. Nella Val d’Orcia, le terme di…

La visione inaspettata di una balena bianca e delle terme siamo certi che vi stupirà, specialmente quando vi appariranno all’improvviso dal folto del bosco.

Nella Val d’Orcia, le terme di san Filippo sono una vera chicca per gli appassionati di  natura e trekking nel bosco. Infatti, nel corso degli anni, flussi di acqua sulfurea hanno creato uno scenario unico: cascate e vasche spiccano tra la rigogliosa vegetazione, abbracciate da formazioni calcaree così bianche e suggestive da sembrare un nevaio caldo.

La famosa balena bianca

La famosa balena bianca

Questa località, chiamata Fosso Bianco, è abbastanza estesa ma di facile accesso: si parcheggia nel borgo lungo l’omonima via e ci si inoltra nel bosco seguendo un sentiero segnalato, che conduce in breve tempo alle prime vasche. L’acqua non è molto profonda, né calda; le vasche migliori si trovano più avanti, dove la temperatura è più alta: è qui che la Balena Bianca sorveglia e protegge le vasche, vegliando sui bagnanti. Si tratta di un’imponente formazione calcarea che per la sua forma ricorda, appunto, una balena. Piccole cascate scendono dalle sue balze direttamente nelle piscine naturali, creando un’atmosfera magica.

L’area e le vasche di Fosso Bianco sono ad accesso libero, mentre un albergo termale presente nel bel borgo offre innumerevoli servizi dove l’acqua è protagonista.

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Un luogo adatto a tutta la famiglia

Oltre alla citata balena bianca e alle terme, nei paraggi di questo luogo magico troverete la Grotta di San Filippo, una piccola cappella interamente scavata nella pietra dove il santo si nascose dopo aver rifiutato la prestigiosa elezione a Papa. Alcuni testi risalenti alla fine del ‘400 raccontano che Filippo, dopo essersi nascosto, usò un bastone per colpire una roccia: l’acqua sulfurea cominciò a sgorgare, dando origine alla prima fonte dei Bagni. Un segno di riconoscenza del santo verso le comunità del luogo, che lo avevano accolto e sostenuto.

La grotta di San Filippo

La grotta di San Filippo

Al di là della leggenda, Bagni San Filippo e le terme libere sono un luogo di riposo e armonia. Insieme a Bagno Vignoni  è uno dei tesori termali della Toscana che nascono alle pendici di un antico vulcano, il Monte Amiata. In pochi chilometri il paesaggio cambia e inoltrandosi in boschi freschi e rigogliosi si ha la sensazione di trovarsi a passeggiare in un altro tempo e in un’altra Toscana.

Info utili:

Non è necessaria una particolare attrezzatura, ma delle scarpe adeguate (da ginnastica o da trekking) sono consigliate per far fronte al sentiero a tratti sconnesso.

Sito web:  www.bagnisanfilippoterme.it

Come arrivare:

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Bagno Vignoni: cosa vedere

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni. Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe. Se ancora vi…

Tra le colline della Val d’Orcia, gironzolando fra acque termali, in un suggestivo itinerario verso il parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

Bagno Vignoni, cosa vedere in un giorno? Ve lo raccontiamo nelle prossime righe.

Se ancora vi state chiedendo se merita una visita, dovete sapere che questo piccolo borgo medievale  è uno dei simboli della Val d’Orcia, una tappa quasi obbligata per il turismo termale e naturalistico lungo l’antica via Francigena.

I cipressi della Val d'Orcia

I cipressi della Val d’Orcia

Il minuscolo borgo prende vita intorno alla suggestiva Piazza delle Sorgenti  occupata interamente dalla piscina termale di BagnoVignoni, una grande vasca di acqua sulfurea, che negli anni è diventata un simbolo di questa zona e in diverse occasioni set cinematografico. Le caratteristiche stradine che circondano la piazza le regalano scorci e angolazioni da fotografare, di cui ovviamente la vasca è assoluta protagonista.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Nel cuore di Bagno Vignoni.

Non lontano dal centro abitato, ci si può avventurare lungo un breve sentiero che segue il corso delle acque che fuoriescono dalla vasca e si dirigono verso antichi bacini. I torrenti che scivolando lungo le pareti e i terreni rocciosi creano solchi e piccole cascate, delineando naturalmente un percorso che conduce verso il Parco dei Mulini di Bagno Vignoni.

I quattro mulini di epoca medievale si caratterizzano per due aspetti unici: non solo, infatti, non furono costruiti, bensì scavati interamente nella roccia, ma soprattutto erano gli unici in grado di lavorare anche in estate, quando i fiumi in secca impedivano il funzionamento delle altre costruzioni. Il Parco dei mulini di Bagno Vignoni vantava una posizione strategica: i suoi mulini erano infatti raggiunti e alimentati da una corrente termale costante, che non risentiva dell’avvento dell’estate. Unico inconveniente, la temperatura di circa 50° alla sorgente, con cui i lavoratori erano obbligati fare i conti.

Il Parco dei Mulini.

Il Parco dei Mulini.

Il sentiero di ritorno, più uniforme e meno impegnativo, riporta il visitatore nei pressi della piazza, lasciandolo libero di rilassarsi e godersi un bagno in una delle strutture termali attrezzate di Bagno Vignoni. Oltre il Parco dei Mulini ci sono anche delle vasche ad accesso libero, basti tener presente che le loro acque sono meno calde rispetto a quelle degli stabilimenti, a causa della maggiore distanza dalla sorgente. In entrambi i casi, è affascinante sapere che si sta beneficiando delle stesse acque scelte secoli fa anche da Lorenzo De’ Medici.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Relax nelle piscine termali dell’hotel.

Perennemente avvolto dalla leggera nebbia che si alza dalla piscina termale di bagno Vignoni, il piccolo centro abitato è un luogo magico all’interno di un territorio già patrimonio UNESCO. Un borgo unico nel suo genere, che insieme a Bagni San Filippo si può definire un gioiello della Val d’Orcia terme

Una visita a Vignoni Alto completa il tour: il borgo dista pochi minuti in auto dall’area termale ed è raggiungibile anche a piedi percorrendo la Via Francigena. Il castello e la torre dominano la valle e regalano una vista impareggiabile sulla campagna, un panorama mozzafiato a cui la bellissima e iconica porta medievale fa da cornice.

Bagno Vignoni, cosa vedere, info utili:

L’ingresso al Parco dei Mulini di bagno Vignoni è gratuito.

Come arrivare

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Cosa visitare a Grosseto in un giorno

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana. Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore…

Dagli antichi bastioni alla night-life, vi elenchiamo, a Grosseto, i luoghi da visitare per conoscere questa piccola città Toscana.

Seguendo i nostri consigli trascorrerete una giornata in equilibrio fra shopping e cultura nel cuore della Maremma

Se vi state chiedendo cosa visitare a Grosseto, leggete le prossime righe con attenzione!

Il corso di Grosseto

Il corso di Grosseto

Raccolta all’interno di antiche mura medievali, Grosseto è il capoluogo e il più importante centrodella Maremma per attività di interesse culturale e per lo shopping. La città si trova a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia e dalla costa, e un tour del centro storico permette di visitarla in giornata.

Si parte da Porta Nuova, punto d’inizio di Corso Carducci: è la via principale del centro, strada dello shopping cittadino che tra negozi e attività storiche conduce fino a Piazza Dante, meglio nota col suggestivo nome di Piazza delle Catene.

Un loggiato di portici delimita con eleganza una metà della piazza, e volge lo sguardo verso Palazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia, e verso la navata del Duomo di San Lorenzo. L’edificio è il monumento più importante della città, la cui facciata in marmo bianco e rosa si impone con delicatezza allo sguardo. Al centro della piazza, la statua del granduca Leopoldo II di Lorena commemora la bonifica dell’area e la sconfitta della malaria avvenute nel 1846.

Ad eccezione di Corso Carducci, qualsiasi via si imbocchi dalla piazza conduce nel quadrilatero della night-life grossetana:  qui se vi chiedete cosa mangiare a Grosseto,  numerosi ristoranti e pizzerie popolano Via Ricasoli e Via San Martino, mentre caffè, pub e lounge bar si trovano in Piazza Mensini e Piazza del Sale. Quest’ultima è una tappa obbligata per chiunque voglia salire sulle mura antiche a passeggiare lungo i bastioni, un’ottima attività se state pensando a cosa fare a Grosseto con i bambini, oppure scendere sottoterra e attraversare un sotterraneo che sbuca nei celebri giardini di via Ximenes, tragicamente legati al bombardamento avvenuto il Lunedì di Pasqua del ’43 durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Cassero Senese

Il Cassero Senese

Se il tempo lo permette, Grosseto e dintorni offrono numerose esperienze outdoor; l’area archeologica di Roselle è un percorso nella storia più antica della zona, mentre il Parco Naturale della Maremma si estende per ettari lungo la costa e suscita uguale meraviglia in chi cerca il relax e chi l’avventura.

E se la giornata è grigia e piovosa,  i centri commerciali Maremà e Aurelia Antica offrono riparo e passatempi per grandi e piccini.

Cosa visitare a Grosseto: cultura, intrattenimento e appuntamenti

  • Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Piazza Beccarini, 3
  • Museo di Storia Naturale della Maremma – Strada Corsini, 5
  • Chiesa di S. Francesco + Giardino dell’Archeologia – Piazza San Francesco, 2
  • Teatro degli Industri – Via G. Mazzini, 89
  • Teatro Moderno – Via Tripoli, 33
  • FAQ – live club, musica dal vivo
  • Mercato locale – tutti i giovedì nelle vie del centro storico
  • Fiera del Madonnino – fine aprile, Loc. Madonnino (Braccagni)
  • Locanda de’ Medici – ristorante tipico, Piazza del Popolo, 5

Come arrivare

 

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La nuova Pumptrack del PuntAla

La nuova pumptrack, fatta di materiali innovativi, con le sue gobbe e curve siamo sicuri vi farà divertire. Se ancora non vi siete mai cimentati in una pumptrack, questo è…

La nuova pumptrack, fatta di materiali innovativi, con le sue gobbe e curve siamo sicuri vi farà divertire.

la pumptrack è per tutti

la pumptrack è per tutti

Se ancora non vi siete mai cimentati in una pumptrack, questo è il momento giusto di iniziare!

I materiali con cui è stata costruita sono innovativi: le superfici di guida sono tutte realizzate in materiale composito in fibra di vetro intrecciato a cui viene applicato uno strato di materiale antiurto e antiscivolo.

I moduli che abbiamo scelto sono stati appositamente assemblati per farvi divertire con curve e gobbe che alleneranno equilibro e resistenza, migliorando inoltre la vostra tecnica di guida.

La trovate all’interno del PuntAla Camp & Resort a disposizione di tutti gli ospiti.

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San Galgano e Montesiepi: la leggenda della vera spada nella roccia

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende. Un itinerario semplice ma carico di…

San Galgano: sulle tracce del cavaliere che conficcò la spada nella roccia. Una breve escursione tra storia e mito, visitando la Toscana delle leggende.

Un itinerario semplice ma carico di fascino e di mistero ha inizio con il breve sentiero che conduce dall’Abbazia di San Galgano all’Eremo di Montesiepi, dove un’autentica spada nella roccia giace da 900 anni.

il sentiero per arrivare all'Abbazia

Il sentiero per arrivare all’Abbazia

Sono molte le particolarità di quest’area, che merita una mezza giornata di escursione.

Si comincia dall’Abbazia. Dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio gratuito, il percorso ad anello inizia con una strada di campagna e un largo viale di cipressi, che conducono ad una costruzione unica; la chiesa, sconsacrata da molto tempo, è un ponte tra cielo e terra: rimasta senza il tetto e senza pavimentazione, sembra sorgere da sempre in quel luogo, raccontando silenziosamente la sua storia ed emanando un’aura di magia che è difficile ignorare.

Persino i bambini, giocando a nascondino tra le antiche colonne, si lasciano trasportare dal fascino dell’Abbazia.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

Osservare il cielo attraverso il rosone.

La campagna circostante, tranquilla, invita a passeggiare nei dintorni dell’edificio, prendendosi un momento ancora per guardarsi intorno; non passa inosservata la costruzione che si trova in posizione sopraelevata a poca distanza dal sito. Un cartello indica un sentiero che conduce all’Eremo di Montesiepi. È un piccolo trekking che impegna non più di 15 min., e la scoperta vale la passeggiata.

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

L’Eremo di Montesiepi e la Rotonda

La Cappella (o Rotonda) è ad ingresso gratuito e conserva un’arma unica, di grande valore storico, che sembra emergere dalla leggenda: posta sotto vetro per preservarla dagli agenti atmosferici, una spada conficcata in uno sperone di roccia pare attendere il ritorno di Re Artù.

Un’Excalibur Made in Tuscany; c’è chi ipotizza che sia stata questa spada, autentica e datata alla prima metà del 1100, ad ispirare il ciclo arturiano.

Ma a chi appartenne? Galgano Guidotti, nato nel vicino borgo di Chiusdino, era un cavaliere dissoluto che, dopo aver avuto una visione di San Michele, abbandonò i suoi possedimenti e piantò la spada nel terreno, intenzionato a non usarla mai più. Dove sorgeva la sua capanna oggi sorge la cappella, e la spada nella roccia non fu mai più toccata.

L’autentica spada nella roccia

L’autentica spada nella roccia

Per concludere l’itinerario, si può riprendere la macchina chiudendo così il percorso ad anello, e in pochi minuti arrivare a visitare Chiusdino, dove sono conservate le reliquie del santo, tra cui una roccia caratterizzata dai segni che il cavallo di Galgano lasciò inginocchiandosi all’apparire di San Michele.

Una chicca che non molti conoscono: a pochi minuti in auto dall’Abbazia e da Chiusdino si trova il Mulino delle Pile, ovvero l’originale Mulino Bianco! Oggi è un agriturismo, ma è anche possibile fermarsi per fare un selfie col mulino più famoso d’Italia e forse del mondo.

Abbazia di San Galgano:

aperta tutti i giorni, l’orario varia in base al periodo

  • da NOVEMBRE a MARZO: 9 – 17:30
  • APRILE, MAGGIO e OTTOBRE: 9 – 18
  • GIUGNO e SETTEMBRE: 9 – 19
  • LUGLIO e AGOSTO: 9 – 20

Il prezzo del biglietto è di €4,00 intero e €3,00 ridotto (minorenni, over 65, studenti, gruppi da 20 persone o famiglie da almeno 4 componenti). Per info: +39 0577 756738

Eremo di Montesiepi:

aperto tutti i giorni dalle 9 al tramonto; per info +39 0577 756700

Come arrivare

qualche foto

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